«Mi baci con i baci della sua bocca» (Ct 1,2) – L’eucarestia, bacio d’amore in Santa Teresina e nella Beata Elia di San Clemente

Ogni essere umano ha bisogno d’essere amato. Ogni persona desidera nel suo cuore godere dell’esperienza dell’amore. Ogni essere umano sin dalla nascita ha fame di tenerezza, e vede colmi i suoi bisogni con le carezze prodigate dai propri genitori e dagli affetti più cari. Il mistero dell’Incarnazione ha a che vedere con questo profondo desiderio. Dio si fece pane per colmare un bisogno prettamente esistenziale, ovvero, il desiderio d’essere nutriti dall’amore. Ma non un amore qualsiasi, ma uno che sia capace d’offrire la propria vita in gesti concreti della quotidianità, che possono andare da un semplice e timido bacio, al prendersi cura dei bisogni dell’altro, fino a versare il proprio sangue pur di poter ottenere il benessere di colui che si ama.

Dio ha assunto la nostra natura umana, in modo tale da compiere uno di questi gesti con cui esprime il suo incondizionato amore nei confronti dell’umanità: il bacio. Dio, consapevole della ferita causata dal peccato, ha deciso di chinarsi allo stesso livello della creatura allo scopo di ridonarle la dignità perduta e renderla uguale a Lui, a motivo dell’amore. La Chiesa contempla nell’Eucaristia il mistero d’un Dio che bacia l’umanità per colmare il vuoto esistenziale e la necessità d’amore presente in ogni uomo. Il filosofo materialista Feuerbach affermava che «l’uomo è ciò che mangia» nell’intento di ridurre l’umanità al suo rapporto col cibo, ossia, con la materia; tuttavia, nel momento in cui asseriva ciò, ha detto la stessa cosa che proclama la dottrina ecclesiale sull’Eucaristia, che sottolinea l’aspetto positivo di quella trasformazione in ciò che serve di nutrimento alla persona: per la Chiesa, l’Eucaristia è l’alimento che permette d’entrare a partecipare di un’eternità beata ciò che era destinato a marcire.

Così lo percepirono fin dal principio delle loro «piccole» esistenze molti santi della Chiesa e del Carmelo. L’8 maggio, ad esempio, è una data che congiunge due figure carmelitane che s’assomigliano molto nella loro percezione dell’Eucaristia come un bacio profondamente amorevole e trasformante: si tratta di Santa Teresa di Gesù Bambino e della Beata Elia di San Clemente, che nel 1884 e nel 1911 rispettivamente fecero la loro prima Comunione, ovvero, ebbero quella prima esperienza di lasciarsi baciare dall’Amore infinito. A distanza di pochi anni, le due carmelitane vissero quel primo incontro stretto con Gesù Eucaristia in un modo profondamente intimo. E quando dovettero reinterpretare la propria vita, anni dopo, descrissero questo avvenimento con una somiglianza tale da lasciare stupito al lettore; per certi versi, sembrerebbe quasi che fosse un’unica persona l’autrice dei due racconti.

In prima istanza, entrambe capiscono che non è una cosa semplice da narrare con un linguaggio razionale, logico, e perciò si muovono sul terreno dei paragoni, del figurativo, del simbolico, che consente in un certo senso, di meglio esprimere un vissuto emotivo, un po’ come lo spiega San Giovanni della Croce quando indica che i mistici «preferiscono far comprendere parte di ciò che sentono e rivelare qualcuno dei tanti misteri di cui conoscono il segreto attraverso figure, similitudini e immagini, anziché darne una spiegazione razionale» (C Prol 1). A questo proposito, il santo chiede di prendere queste similitudini e leggerle con la stessa «semplicità dello spirito d’amore e d’intelligenza che contengono» (Cf. Ibid), in modo tale da capirne la bellezza e da afferrare l’immensa portata d’ogni loro trasfondo.

Santa Teresina mette in luce l’ineffabilità dell’esperienza del «bacio d’amore» quando scrive che «ci sono cose che perdono il loro profumo appena sono esposte all’aria»; con questa frase ella vuole sfuggire ad ogni interpretazione razionale ed invita inconsciamente ad accostarsi a questa narrazione con la sufficiente audacia da poter cogliere gli elementi significativi che si velano dietro questo linguaggio.

In seconda istanza occorre insistere sulla convergenza tra le due monache carmelitane per quanto spetta la concezione della comunione come un bacio, dell’Eucaristia come un bacio tra due amanti: Dio e la persona, Cristo e la sua Chiesa. Santa Teresina scrive: «Quanto fu dolce il primo bacio di Gesù all’anima mia!»; per la Beata Elia, il giorno della sua prima comunione fu «uno di quei giorni più belli e indimenticabili» della sua vita. Anche lei lo descrive in quel linguaggio figurativo come un «delicato e tenero bacio d’amore di Gesù che sfiorava la mia fronte come un petalo di giglio», mettendo così in risalto l’aspetto emotivo e tenero di quell’esperienza.

Il bacio fa parte d’un linguaggio che non ha bisogno di parole per esprimere quello che veicola. Il bacio è la donazione di sé stesso a chi si bacia, all’essere amato; è uno scambio d’amore; Santa Teresina commenta nel suo testo: «Fu un bacio d’amore, io mi sentivo amata e dicevo a mia volta: “Ti amo, mi dono a te per sempre».

Nel bacio c’è reciprocità, c’è un impegno condiviso, c’è un desiderio d’unirsi con l’altro, d’entrare nell’universo dell’altro per formarne parte. Tuttavia, la piccola di Lisieux esprime con una trasparenza unica quella necessità antropologica poc’anzi evidenziata del sentirsi amati: ciascuna persona ha bisogno d’essere amata.

Il bacio è la porta d’ingresso alla condivisione totale dell’intimità con l’altro: baciare è arrendersi, togliere ogni resistenza, lasciarsi invadere dalla presenza dell’altro per goderne gli effetti; «non ci furono domande, né lotte, né sacrifici; da tempo Gesù e la povera piccola Teresa si erano guardati e si erano capiti». Con queste parole Santa Teresina illustra il modo con cui un bacio è la somma intesa tra due esseri che si amano; per lei, quindi, il bacio eucaristico è fusione di cuori, e dal primo bacio scambiato con Gesù si sente fusa, sommersa completamente nella sua divina umanità: «Quel giorno non era più uno sguardo, ma una fusione, non erano più due, Teresa era sparita come la goccia d’acqua che si perde dentro l’oceano».

La Beata Elia lascia apparire nel suo racconto una simile nozione d’unione, di fusione, di «perdita di sé stesso» per guadagnare l’Altro infinito (Cf. Mt 16,24-27), quando indica che lei si perdeva «come atomo nell’aria, come stilla di rugiada lanciata nell’oceano». Elia sperimenta fortemente quel senso d’unione immediata che si dà tra un cuore che è disposto a lasciarsi baciare e l’Amato che non desidera altro che farsi presente nel suo cuore. Così, anche nella Beata Elia si trova la nozione di fusione, dove alla fine non si riesce a distinguere «se era il cuore del buon Gesù che palpitasse in me, o il mio perduto in Lui»; sembra quasi una parafrasi dell’apostolo (Cf. Gal 2,20), oppure di un’esperienza mistica d’unione ben conosciuta dalla stessa Santa Madre Teresa di Gesù (Cf. V 10,1), dove chiaramente non ci sono più frontiere tra un essere e l’altro. Le mura sono cadute, la resa è dichiarata, i limiti si confondono ed entrambi godono vicendevolmente della completezza dell’altro.

Santa Teresina continua a rivelare gli effetti che quel bacio eucaristico produsse in lei, e parla d’una gioia infinita svelata attraverso un’altra manifestazione di quel linguaggio senza parole: il pianto, le lacrime sparse per la gioia e per l’amore. Perciò, in una terza istanza, conviene osservare come per la Santina francese l’Eucaristia è concepita sin dall’inizio come il momento in cui si attua maggiormente la comunione dei santi. Tutti coloro che sono presenti nel Cristo, nel ricevere il bacio eucaristico si fanno anche loro presenti al momento della comunione, nell’intimità della persona che accoglie la presenza divina. È un momento d’intimità con Gesù, ma a sua volta è un istante dove la persona può approfittare per sperimentare l’unione con gli esseri amati, che sono nel Cristo e che partecipano di questo mistero della comunione dei santi. Così lo manifesta quando spiega che il suo pianto non è dovuto all’assenza né di sua madre, morta oramai da alcuni anni, né di sua sorella Paolina che “scelse” come mamma quando Zelia Guerin venne a mancare, bensì un’esplosione di gioia e l’emozione di sentirsi baciata con amore dall’Amore:

«L’assenza di mamma non mi addolorava nel giorno della mia prima comunione: il Cielo non era forse dentro l’anima mia, e Mamma non vi aveva preso posto già da tanto tempo? Così ricevendo la visita di Gesù io ricevevo anche quella della mia cara Mamma che mi benediceva rallegrandosi della mia felicità… Io non piangevo l’assenza di Paolina, senza dubbio sarei stata contenta di vederla accanto a me, ma da tanto tempo il mio sacrificio era stato accettato; in quel giorno, solo la gioia riempiva il mio cuore, io mi univo a lei che si donava irrevocabilmente a Colui che si donava così amorevolmente a me!».

Il materialismo, volendo legare l’umanità al cibo e sottolineando che l’essere umano si nutre principalmente di cose morte, voleva mettere in risalto la finitezza della natura umana che non avrebbe altro destino che la morte; tuttavia, nel rovesciamento di quest’idea, per lo stesso principio della trasformazione in ciò che si mangia, Santa Teresina e la Beata Elia ricordano che la persona, attraverso la comunione eucaristica, verrebbe trasformata non più in morte ma in vita, poiché il cibo mangiato non è più sotto il dominio della morte ma è la vita stessa, è la persona di Gesù. Non è più una filosofia o un astratto ideale, ma è il contatto reale con una persona, talmente reale da poterla baciare. Il contatto stretto prodottosi in quel bacio è d’una profondità ineffabile e d’una tenerezza unica, secondo l’esperienza di queste due donne.

Insomma, loro due costituiscono un invito permanente a riconsiderare l’aspetto emozionale dell’Eucaristia, come incontro amorevole con l’Amato di cui non si ha altro desiderio di quello d’essere da Lui baciati. Come lo esprime il Cantico dei Cantici, l’Eucaristia dev’essere il nucleo d’ogni aspirazione ospitata nel cuore dell’essere umano e che vede in essa la piena realizzazione d’un incontro d’amore con Dio e con tutto il creato. «Mi baci con i baci della sua bocca! Sì, le sue tenerezze sono più dolci del vino!» (Ct 1,2). Il vino non è più vino nell’Eucaristia, bensì il sangue d’una persona; il pane non è pane nel sacrificio eucaristico, ma è il bacio tenero con cui Dio attua misericordia nei confronti dell’umanità sofferente.

 

«Quando ti bacio
non è solo la tua bocca
non è solo il tuo ombelico
non è solo il tuo grembo
che bacio
Io bacio anche le tue domande
e i tuoi desideri
bacio il tuo riflettere
i tuoi dubbi
e il tuo coraggio

il tuo amore per me
e la tua libertà da me
il tuo piede
che è giunto qui
e che di nuovo se ne va
io bacio te
così come sei
e come sarai
domani e oltre
e quando il mio tempo sarà trascorso.»

[ERICH FRIED, È quel che è.
Poesie d’amore di paura di collera (Torino, Einaudi 1997)]

 

 

Articolo a cura di Fra Pablo Andrés di Santa Teresa di Gesù Bambino, Ocd

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DI SEGUITO, I TESTI CON LE NARRAZIONI DELLA PRIMA COMUNIONE DI SANTA TERESINA E DELLA BEATA ELIA, TRATTE DALLE LORO RIPETTIVE BIOGRAFIE:

 

«Finalmente arrivò, il “bel giorno tra i giorni”, quali ineffabili ricordi hanno lasciato nell’anima mia i minimi dettagli di questa giornata di Cielo!… Un risveglio gioioso dell’aurora, i baci rispettosi e teneri delle maestre e delle compagne più grandi… La camera grande piena di fiocchi di neve di cui ogni bambina si vedeva vestire quando toccava a lei… Soprattutto l’ingresso nella cappella e il canto mattutino del bel cantico: “O santo Altare che gli Angeli circondano!”. Ma non voglio entrare nei particolari, ci sono cose che perdono il loro profumo appena sono esposte all’aria, ci sono pensieri dell’anima che non possono tradursi in linguaggio della terra senza perdere il loro senso intimo e Celeste; sono come la “Pietra bianca che sarà data al vincitore e su cui è scritto un nome che nessuno conosce, salvo COLUI che lo riceve”. Ah! quanto fu dolce il primo bacio di Gesù all’anima mia!… Fu un bacio d’amore, io mi sentivo amata, e dicevo a mia volta: “Ti amo, mi dono a te per sempre”. Non ci furono domande, né lotte, né sacrifici; da tempo Gesù e la povera piccola Teresa si erano guardati e si erano capiti… Quel giorno non era più uno sguardo, ma una fusione, non erano più due, Teresa era sparita, come la goccia d’acqua che si perde dentro l’oceano. Gesù restava solo, Lui era il padrone, il Re: Teresa non gli aveva forse chiesto di prendere lui la sua libertà, perché la sua libertà le faceva paura, lei si sentiva così debole, così fragile che voleva unirsi per sempre alla Forza Divina!… La sua gioia era troppo grande, troppo profonda perché lei potesse contenerla, lacrime deliziose la inondarono ben presto con grande meraviglia delle sue compagne, che più tardi dicevano tra loro: “Perché ha pianto? Non c’era qualcosa che l’ha rattristata?… Non era piuttosto il fatto di non vedere la Mamma con lei, o sua Sorella tanto amata che è carmelitana”. Loro non capivano che quando tutta la gioia del Cielo viene dentro un cuore, questo cuore esiliato non la può sopportare senza spargere lacrime… Oh! no, l’assenza di mamma non mi addolorava nel giorno della mia prima comunione: il Cielo non era forse dentro l’anima mia, e Mamma non vi aveva preso posto già da tanto tempo? Così ricevendo la visita di Gesù io ricevevo anche quella della mia cara Mamma che mi benediceva rallegrandosi della mia felicità… Io non piangevo l’assenza di Paolina, senza dubbio sarei stata contenta di vederla accanto a me, ma da tanto tempo il mio sacrificio era stato accettato; in quel giorno, solo la gioia riempiva il mio cuore, io mi univo a lei che si donava irrevocabilmente a Colui che si donava così amorevolmente a me!… Al pomeriggio fui io a pronunciare l’atto di consacrazione alla Santa Vergine; era proprio giusto che io parlassi a nome delle mie compagne alla mia Madre del Cielo, io che ero stata privata così giovane della mia Madre della terra… Ci misi tutto il cuore a parlarle, a consacrarmi a lei, come una figlia che si butta nelle braccia della Madre e le chiese di vegliare su di lei. Mi pare che la Santa Vergine guardò il suo piccolo fiore e gli sorrise, non era forse lei che l’aveva guarita con un sorriso visibile?… Non aveva deposto proprio lei nel calice del suo piccolo fiore il suo Gesù, il Fiore dei Campi, il Giglio della valle?»

(Santa Teresa di Gesù Bambino, Manoscritto A 35r-36r)

 

«Chi potrà mai dire quello che provai nella notte precedente? Di tanto in tanto mi svegliavo e guardavo se spuntava l’alba, poi mi addormentavo e nel placido sonno mi pareva sentire un’armonia del cielo, un canto di Angeli… e il mio cuore purificato dal sangue preziosissimo del Nazareno godeva di queste delizie celesti […] Gli uccellini con i trilli canori annunziavano l’alba di un giorno, caro al mio cuore; uno di quei giorni più belli e indimenticabili della mia vita … Avvolta in una nube d’incenso che pareva nascondermi al creato, mi appressai per la prima volta al Banchetto degl’Angeli … Appena ricevuta la candida Ostia nel palpitante mio cuore, tutto scomparve … credevo di essere in Cielo a godere gli amplessi del buon Dio… Sentivo il delicato e tenero bacio d’amore di Gesù che sfiorava sulla mia fronte come un petalo di giglio… anzi mi perdevo come un atomo nell’aria, o meglio come una stilla di rugiada lanciata nell’oceano. Il mio cuore esiliato pareva spezzarsi, e volarsene in seno all’Eterno amore… di modo che non sapevo se era il cuore del buon Gesù che palpitasse in me, o il mio perduto in Lui».

(Beata Elia di San Clemente, Scritti 163)