Sul promontorio del Monte Carmelo, ad Haifa, là dove la tradizione carmelitana custodisce le proprie origini spirituali, si innalza la Basilica di Stella Maris, santuario dedicato alla Vergine del Carmine. Entrando nella basilica, lo sguardo viene immediatamente attirato dalla grande statua della Madonna che domina l’altare maggiore. Il suo volto dolce e materno, rivolto verso il Mediterraneo, accoglie da quasi due secoli pellegrini provenienti da ogni parte del mondo. Quell’immagine non è soltanto un’opera d’arte, è una presenza che porta con sé una storia straordinaria: una storia di distruzione e rinascita, di viaggi e di attese, di tempeste attraversate e di popoli che hanno trovato nella Madre del Carmelo un segno di speranza. Prima di giungere definitivamente sul Monte Carmelo, quella statua percorse un lungo cammino attraverso il Mediterraneo. Fu venerata in diverse città d’Europa e dell’Oriente, accolta da folle immense, benedetta da un Papa e custodita dalla fede semplice di migliaia di persone. Tra tutte le tappe del suo viaggio, una occupa un posto singolare: Napoli. Nel 1933, infatti, prima di ritornare nella sua dimora sul Monte Carmelo, la Madonna del Carmine sostò nella città partenopea, dove fu accolta da una manifestazione di fede straordinaria e dove avvenne un episodio commovente legato alla Beata Maria Giuseppina di Gesù Crocifisso, carmelitana scalza del monastero dei Ponti Rossi di Napoli. La storia di questa statua è dunque anche la storia di una Madre che, prima di tornare a casa, volle fermarsi ancora una volta tra i suoi figli. Continue reading