La causa di Beatificazione della Serva di Dio Isabella (Bina) Morfini compie un significativo passo in avanti nel suo iter ecclesiale. Lo scorso 15 aprile 2026, durante l’assemblea della Conferenza Episcopale Pugliese, i Vescovi hanno espresso parere positivo in merito alla fama di santità e ai segni attribuiti alla Serva di Dio, al termine della recente sessione suppletiva dell’inchiesta diocesana.
Si tratta di un passaggio importante all’interno di un cammino lungo e accurato. L’inchiesta diocesana, infatti, si era conclusa nel 2006, mentre nel 2024 era già stata avviata una prima sessione suppletiva, con la successiva trasmissione del materiale raccolto al Dicastero delle Cause dei Santi. L’attuale approfondimento rappresenta dunque un ulteriore momento di verifica e di consolidamento della documentazione, in risposta alle richieste della Santa Sede.
La Conferenza Episcopale Pugliese è stata interpellata proprio per esprimere un giudizio autorevole sulla diffusione della fama sanctitatis e sulla presenza di segni significativi legati alla figura di Bina Morfini. Con questo parere favorevole, si avvia ora la conclusione della fase suppletiva, attraverso la deposizione dei testimoni ascoltati.
Una volta completata questa fase, tutta la documentazione sarà nuovamente trasmessa al Dicastero, dove si attenderà il riconoscimento della validità giuridica dell’inchiesta. Si aprirà così, a Dio piacendo, la fase romana del processo.
Una vita donata: tra apostolato, sacrificio e amore
Isabella Morfini, (Bari 19 Aprile 1888 – 9 dicembre 1969) che tutti familiarmente chiamano Bina, è la primogenita di nove tra fratelli e sorelle. Fin da giovanissima si trova a svolgere quasi il ruolo di madre, accanto a una famiglia segnata dalla malattia: la mamma e la nonna, infatti, necessitano di cure costanti. In questo contesto, Bina impara precocemente il linguaggio della responsabilità, della dedizione e del dono di sé.
Si inserisce presto nell’Azione Cattolica, dove il suo carisma emerge con chiarezza. Per ventisette anni è incaricata diocesana dei fanciulli, mentre contemporaneamente ricopre il servizio di presidente diocesana della Gioventù Femminile. Il suo impegno educativo e formativo segna profondamente generazioni di ragazzi e giovani.
Nel 1913 fonda la comunità del Terz’Ordine Carmelitano Scalzo nella città di Bari (comunità ancora presente, presso la Parrocchia Santa Maria del Monte Carmelo in Via Napoli a Bari), che guiderà come priora fino alla morte, dando vita a una vera famiglia spirituale radicata nel carisma del Carmelo.
Tra le sue intuizioni più feconde vi è la nascita dell’Oratorio del Sacro Cuore, luogo di accoglienza, crescita e discernimento vocazionale, frequentato anche da figure come Aldo Moro. In quell’ambiente maturano numerose vocazioni: si contano almeno 32 sacerdoti che riconosceranno nella sua guida un riferimento decisivo.
Nel 1928 fonda l’UNITALSI pugliese e si distingue anche come delegata regionale delle Pontificie Opere Missionarie, coltivando una profonda devozione a Santa Teresa di Gesù Bambino, che influenzerà profondamente la sua spiritualità.
Per il suo instancabile servizio alla Chiesa, nel 1951 riceve la Croce Pro Ecclesia et Pontifice, segno tangibile di una vita interamente spesa per il Vangelo.
La sua attività di catechista, durata oltre cinquant’anni, è stata straordinaria: ha affiancato l’opera dei sacerdoti con una profondità sorprendente, trasmettendo ai suoi allievi pensieri eucaristici e biblici di grande intensità. Colpisce in particolare come tutto questo sia maturato in una donna sostanzialmente autodidatta, segno di una sapienza che nasce dall’ascolto di Dio e dalla vita vissuta.
Una scelta d’amore: tutta di Cristo
La vita di Bina non è stata priva di prove e di rinunce. Avrebbe desiderato una famiglia, ha conosciuto e coltivato un amore, ma ha saputo discernere – anche attraverso la fatica e il combattimento interiore – ciò che Dio le chiedeva.
In questa scelta si rivela tutta la sua forza: la capacità di aderire con libertà e radicalità alla volontà di Dio. Dal momento in cui si è riconosciuta totalmente appartenente a Cristo, la sua esistenza ha trovato un centro chiaro e definitivo.
L’Eucaristia diventa il cuore della sua vita. Nei momenti difficili, Bina torna sempre lì, ai piedi del Signore, per ritrovare sé stessa, per rinnovare il suo amore, per confermare la sua fedeltà. La sua è una spiritualità profondamente eucaristica, fatta di relazione viva, di ascolto e di offerta.
Accanto a questa dimensione emerge con forza anche la sua identità mariana. Bina è, a pieno titolo, una donna “mariforme”: tutta la sua vita è plasmata sul modello di Maria. La devozione alla Vergine non è per lei un elemento accessorio, ma la forma stessa della sua esistenza.
Il nome che assume nel cammino carmelitano – Maria dell’Eucaristia – racchiude in sintesi tutto il suo itinerario spirituale: appartenere a Cristo con il cuore di Maria.
La sua è stata un’esistenza totalmente donata, senza riserve, senza calcoli. Un’esistenza innamorata, capace per questo di generare vita, fede e vocazioni.
Articolo a cura di Fra Michele Piperis, Ocd