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  • «La storia siamo noi». Con queste parole, all'inizio dell'anno del IV Centenario, la Provincia di Napoli dei Carmelitani Scalzi ha voluto rileggere la propria vicenda non come una semplice successione di date e di eventi, ma come la storia di una famiglia spirituale generata dalla grazia di Dio e dalla fedeltà di tanti uomini e donne che, nel corso dei secoli, hanno vissuto il carisma del Carmelo Teresiano. A quattrocento anni dall'erezione canonica della Provincia, avvenuta il 9 maggio 1626, il cammino celebrativo prosegue con un appuntamento particolarmente significativo: la celebrazione del IV Centenario della Provincia di Napoli, che si terrà il prossimo 18 settembre 2026 presso la Chiesa di Santa Teresa a Chiaia - Napoli, in  Via Vittoria Colonna 22. Sarà un'occasione preziosa per fare memoria delle nostre radici, approfondire la ricchezza della nostra tradizione spirituale e rendere grazie al Signore per i numerosi frutti di santità, apostolato e servizio che hanno accompagnato questi quattro secoli di storia. Il programma prenderà avvio alle ore 16:30 con un ciclo di conferenze dedicate alla storia e alla spiritualità della Provincia.
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  • Sul promontorio del Monte Carmelo, ad Haifa, là dove la tradizione carmelitana custodisce le proprie origini spirituali, si innalza la Basilica di Stella Maris, santuario dedicato alla Vergine del Carmine. Entrando nella basilica, lo sguardo viene immediatamente attirato dalla grande statua della Madonna che domina l’altare maggiore. Il suo volto dolce e materno, rivolto verso il Mediterraneo, accoglie da quasi due secoli pellegrini provenienti da ogni parte del mondo. Quell’immagine non è soltanto un’opera d’arte, è una presenza che porta con sé una storia straordinaria: una storia di distruzione e rinascita, di viaggi e di attese, di tempeste attraversate e di popoli che hanno trovato nella Madre del Carmelo un segno di speranza. Prima di giungere definitivamente sul Monte Carmelo, quella statua percorse un lungo cammino attraverso il Mediterraneo. Fu venerata in diverse città d’Europa e dell’Oriente, accolta da folle immense, benedetta da un Papa e custodita dalla fede semplice di migliaia di persone. Tra tutte le tappe del suo viaggio, una occupa un posto singolare: Napoli. Nel 1933, infatti, prima di ritornare nella sua dimora sul Monte Carmelo, la Madonna del Carmine sostò nella città partenopea, dove fu accolta da una manifestazione di fede straordinaria e dove avvenne un episodio commovente legato alla Beata Maria Giuseppina di Gesù Crocifisso, carmelitana scalza del monastero dei Ponti Rossi di Napoli. La storia di questa statua è dunque anche la storia di una Madre che, prima di tornare a casa, volle fermarsi ancora una volta tra i suoi figli.
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  • All'inizio del Seicento Napoli era una delle più grandi città della cristianità. Capitale del Viceregno spagnolo, centro di cultura, commerci e intensa vita religiosa, vedeva sorgere nuove chiese, conventi e opere nate dal rinnovamento promosso dalla Chiesa dopo il Concilio di Trento. Eppure, proprio in quella città così viva dal punto di vista ecclesiale, mancava ancora una presenza destinata a lasciare un segno profondo nella sua storia spirituale: il Carmelo riformato di Santa Teresa di Gesù. A renderne possibile l'arrivo fu un religioso spagnolo dalla straordinaria statura umana e spirituale, il venerabile Pietro della Madre di Dio, protagonista dell'espansione della Riforma teresiana in Italia e padre della sua presenza nel Regno di Napoli.
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  • «Una mistica dagli occhi aperti» è l’espressione con cui il Papa ha sintetizzato il contributo di Santa Teresa d’Avila e San Giovanni della Croce al mondo contemporaneo, nel discorso rivolto alle Autorità civili della Spagna in occasione del suo viaggio apostolico. Nel cuore di un intervento ampio e articolato, il Pontefice ha indicato nei due grandi santi del Carmelo non soltanto maestri di vita spirituale, ma autentici interpreti del tempo presente. «Da cinque secoli – ha affermato – nutrono la vita della Chiesa e la ricerca spirituale di molti, anche oltre i suoi visibili confini». Teresa e Giovanni, infatti, «divennero amici nella passione per il Mistero divino». La loro esperienza mistica, ha spiegato il Papa, non è evasione dal mondo, ma immersione nella realtà più profonda dell'uomo e della storia. «La loro è una mistica dagli occhi aperti, vale a dire non estranea dalla storia, ma, al contrario, che porta alla radice delle questioni, al cuore della realtà».
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  • Nel cuore della Siviglia del 1576 nasce una delle immagini più celebri e, al tempo stesso, più sorprendentemente “vere” della spiritualità cristiana: il ritratto di Santa Teresa di Gesù, realizzato da un frate inquieto e geniale, passato alla storia con il singolare nome di fra Giovanni della Miseria. Non si tratta soltanto dell’opera di un artista, ma della vicenda di un uomo in ricerca, che attraversa il suo tempo come pellegrino di Dio, fino a diventare testimone privilegiato del volto umano e spirituale della Santa di Ávila.
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  • Nel contesto del duplice anniversario dedicato a San Giovanni della Croce — il III centenario della sua canonizzazione e il I centenario della sua proclamazione a Dottore della Chiesa — la memoria della Beata Elia di San Clemente, che celebriamo oggi, offre una significativa occasione per contemplare la permanente fecondità della tradizione spirituale carmelitana. La giovane carmelitana barese, morta a soli ventisei anni nel monastero di Bari, appartiene pienamente all’orizzonte del Carmelo teresiano. La sua esperienza interiore, i suoi scritti e il suo linguaggio spirituale mostrano una profonda familiarità con i grandi santi dell’Ordine. Se Teresa di Gesù le insegna l’abbandono fiduciale e l’interiorità orante, è soprattutto la dottrina di San Giovanni della Croce a illuminare alcuni dei nuclei più profondi della sua esperienza spirituale: la notte, il silenzio, la solitudine, la croce, la fede pura.
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  • Sabato 9 maggio 2026, esattamente a quattrocento anni dal 9 maggio 1626, data di origine dell'erezione canonica della Provincia di Napoli dei Frati Carmelitani Scalzi, la Famiglia carmelitana si è raccolta in un intenso momento di grazia e di memoria. Presso il Santuario di Santuario Santa Maria Madre della Chiesa in Jaddico, si è celebrata l’Eucaristia giubilare presieduta da P. Jan Piotr Malicki, Commissario Pontificio, in un clima di profonda gratitudine e di rinnovata consapevolezza del cammino percorso nei secoli. Alla luce dello Spirito Santo e nel segno della presenza spirituale di Santa Teresa di Gesù Bambino, grazie alla presenza del reliquiario della Santa, il Giubileo ha voluto essere non solo memoria storica, ma rendimento di grazie per quattro secoli di vita, preghiera, testimonianza e servizio del Carmelo teresiano nel Sud Italia. Di seguito riportiamo il testo dell’omelia pronunciata durante la celebrazione Eucaristica.

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  • Cari Fratelli e Sorelle, con profonda gratitudine verso Dio e nello spirito di unità della nostra Famiglia carmelitana, vi invio questa lettera in occasione del giubileo per i quattrocento anni dall’erezione canonica della Provincia di Napoli sotto il titolo della Madre di Dio. Questo tempo speciale di grazia ci invita a rileggere la storia della nostra Provincia come una storia di salvezza, nella quale Dio opera incessantemente attraverso persone, eventi e comunità, guidandoci nel cammino della fede, della preghiera e del servizio all’Ordine e a tutta la Chiesa.
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  • La causa di Beatificazione della Serva di Dio Isabella (Bina) Morfini compie un significativo passo in avanti nel suo iter ecclesiale.  Lo scorso 15 aprile 2026, durante l’assemblea della Conferenza Episcopale Pugliese, i Vescovi hanno espresso parere positivo in merito alla fama di santità e ai segni attribuiti alla Serva di Dio, al termine della recente sessione suppletiva dell’inchiesta diocesana.

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  • Nel cuore della memoria ecclesiale della nostra comunità, il 18 aprile 2026 segna un anniversario di particolare significato: il settantesimo anno dalla posa e benedizione della prima pietra della Chiesa Parrocchiale di Santa Maria del Monte Carmelo e Santa Teresa di Gesù Bambino, in Bari. Un evento che affonda le sue radici in un tempo di rinascita e di speranza, quando la città di Bari, nel secondo dopoguerra, avviava un ampio processo di ricostruzione urbana e spirituale.
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