All’inizio del Seicento Napoli era una delle più grandi città della cristianità. Capitale del Viceregno spagnolo, centro di cultura, commerci e intensa vita religiosa, vedeva sorgere nuove chiese, conventi e opere nate dal rinnovamento promosso dalla Chiesa dopo il Concilio di Trento. Eppure, proprio in quella città così viva dal punto di vista ecclesiale, mancava ancora una presenza destinata a lasciare un segno profondo nella sua storia spirituale: il Carmelo riformato di Santa Teresa di Gesù. A renderne possibile l’arrivo fu un religioso spagnolo dalla straordinaria statura umana e spirituale, il venerabile Pietro della Madre di Dio, protagonista dell’espansione della Riforma teresiana in Italia e padre della sua presenza nel Regno di Napoli.
Pietro della Madre di Dio, al secolo Pietro Villagrasa de Ablanque, nacque a Daroca, in Aragona, il 16 agosto 1565. Figlio di Pietro Villagrasa e Gerolama de Ablanque, ricevette una solida formazione umanistica, studiando grammatica e retorica, per poi approfondire la filosofia e la teologia presso l’Università di Alcalá de Henares. Furono anni decisivi, nei quali maturò non soltanto una preparazione culturale di alto livello, ma soprattutto una profonda sensibilità spirituale.
L’incontro con i Carmelitani Scalzi del convento di San Cirillo a Baeza gli fece conoscere da vicino la giovane Riforma nata dall’intuizione di Santa Teresa di Gesù. Quel nuovo modo di vivere il Carmelo, fondato sulla preghiera, sulla fraternità e sul ritorno all’essenzialità evangelica, lo conquistò profondamente. Il 22 gennaio 1582 vestì l’abito del Carmelo riformato e trascorse l’anno di noviziato nel convento di Pastrana, uno dei luoghi più significativi delle origini della Riforma teresiana. Qui emise la professione religiosa il 23 gennaio 1583, assumendo il nome di fra Pietro della Madre di Dio. Ordinato sacerdote nel 1589, si distinse ben presto per le sue doti di predicatore, teologo e uomo di governo.
La sua vita cambiò profondamente nel 1591, quando fu inviato in Italia. Erano gli anni in cui il Carmelo teresiano muoveva i primi passi fuori dalla Spagna. Dopo la fondazione del convento di Sant’Anna a Genova nel 1584, la presenza dei Carmelitani Scalzi nella penisola italiana era ancora fragile e dipendeva interamente dai superiori spagnoli. Tuttavia, la rapida crescita delle comunità e il favore dimostrato dalla Santa Sede lasciavano intuire che quella presenza avrebbe presto assunto una propria fisionomia.
Fu in questo contesto che Pietro della Madre di Dio divenne uno dei protagonisti della nascente Congregazione Italiana. Partecipò attivamente alla fondazione del convento di Santa Maria della Scala a Roma, inaugurato il 2 febbraio 1597, destinato a diventare il cuore del Carmelo teresiano in Italia. Pochi anni più tardi, nel 1600, la Santa Sede sancì la separazione della Congregazione Italiana da quella spagnola, riconoscendole un proprio ordinamento e una particolare vocazione apostolica e missionaria. Pietro della Madre di Dio ne fu il primo Commissario Generale e, successivamente, il secondo Preposito Generale, contribuendo in maniera determinante a consolidarne le strutture e l’identità.
La sua autorevolezza non rimase circoscritta all’Ordine. A Roma conquistò la stima dei pontefici per la profondità della sua dottrina, il discernimento spirituale e la prudenza nel governo. Papa Clemente VIII lo volle tra i suoi consiglieri e confessori; lo stesso servizio fu poi richiesto anche da Leone XI e da Paolo V, il quale lo definì «una colonna della Chiesa». Pur vivendo a stretto contatto con la Curia romana, Pietro conservò sempre la semplicità del religioso e lo spirito contemplativo proprio del Carmelo.
Accanto all’intensa attività di governo, coltivò profonde amicizie spirituali. Tra queste spicca quella con san Giuseppe Calasanzio, che sostenne nei primi passi dell’opera destinata a diventare l’Ordine degli Scolopi. Fu inoltre nominato visitatore apostolico degli Agostiniani Scalzi e seguì spiritualmente un gruppo di donne romane che, nel 1610, avrebbe dato origine al primo monastero di Carmelitane Scalze della città. Il suo orizzonte, tuttavia, andava ben oltre l’Italia. Convinto che il carisma teresiano fosse un dono per tutta la Chiesa, promosse con decisione l’apertura missionaria dell’Ordine, inviando i primi Carmelitani Scalzi in Persia e sostenendo l’espansione della Riforma verso l’Oriente. La tradizione gli riconosce anche un ruolo significativo nell’ispirare quella sensibilità missionaria che avrebbe trovato espressione nella futura Congregazione di Propaganda Fide.
Se Roma rappresentò il centro del suo servizio ecclesiale, fu Napoli a diventare il luogo in cui la sua opera lasciò un’impronta destinata a durare nei secoli.
Nel 1602 giunse nella capitale del Viceregno per predicare nella chiesa della Santissima Annunziata. La sua parola, unita alla testimonianza di una vita austera e profondamente evangelica, suscitò una straordinaria impressione tra il popolo e tra le autorità cittadine. Le cronache raccontano che numerosi fedeli si affezionarono al Carmelo teresiano e sostennero generosamente il progetto di una fondazione. Al tempo stesso Pietro conquistò la stima del Viceré e dei principali esponenti del governo, ai quali chiese di poter stabilire una comunità stabile di Carmelitani Scalzi nella città.
La risposta non tardò ad arrivare. Grazie all’interessamento del reggente Martos, venne acquistato il palazzo del Duca di Nocera con l’annesso giardino e il complesso fu donato ai Carmelitani Scalzi. Il 9 ottobre 1602 la nuova comunità poté stabilirvisi ufficialmente. Il convento (conosciuto oggi come Santa Teresa al Museo), fu dedicato alla Madre di Dio, sia perché la fondazione avvenne nei giorni della memoria liturgica della Vergine celebrata con quel titolo, sia perché richiamava il nome religioso dello stesso fondatore.
Quella casa, nata con grande semplicità, divenne il primo stabile insediamento del Carmelo teresiano nel Regno di Napoli. La vita esemplare dei religiosi e la bellezza del luogo favorirono ben presto un crescente afflusso di fedeli, tanto da rendere necessario l’ampliamento della chiesa e del convento. Negli anni successivi il convento assunse anche un ruolo centrale nella formazione dei giovani Carmelitani Scalzi del Mezzogiorno, contribuendo alla crescita culturale e spirituale della nuova Provincia.
Da quella fondazione partirono inoltre alcuni dei primi grandi slanci missionari del Carmelo italiano. Tra i religiosi che vissero nella nuova comunità vi fu anche padre Giovanni Taddeo di Sant’Eliseo, che pochi anni più tardi sarebbe partito missionario per la Persia, dove venne consacrato vescovo di Ispahan. Fin dagli inizi, dunque, il convento napoletano unì la vita contemplativa all’apertura universale della Chiesa, secondo lo spirito che Pietro della Madre di Dio aveva sempre promosso.
Il venerabile Pietro della Madre di Dio morì santamente a Nocera Umbra il 26 agosto 1608, a soli quarantatré anni. La sua fama di santità si diffuse rapidamente, alimentata non tanto dagli importanti incarichi ricoperti quanto dalla testimonianza di una vita interamente consumata nel servizio di Dio e della Chiesa. I contemporanei ne ricordavano soprattutto l’umiltà, la bontà, la sapienza spirituale e quella capacità, rara, di unire il governo delle opere alla profondità della contemplazione.
Nel tempo in cui la nostra Provincia religiosa celebra il IV centenario della sua erezione canonica, la memoria del venerabile Pietro della Madre di Dio acquista un significato particolare. Egli non fu soltanto uno dei protagonisti della prima espansione del Carmelo teresiano fuori dalla Spagna, ma colui che rese possibile il suo radicamento nel Regno di Napoli. Da quella fondazione del 1602 sarebbe germogliata una storia lunga oltre quattro secoli, fatta di conventi, studio, missioni, santità e servizio alla Chiesa. Ricordare oggi Pietro della Madre di Dio significa riscoprire le radici di questa storia e riconoscere che le opere destinate a durare nel tempo nascono sempre da uomini profondamente uniti a Dio, capaci di trasformare la contemplazione in una feconda missione ecclesiale.
Fra Michele Piperis, Ocd
