Fra Giovanni della Miseria: il pittore del volto di Santa Teresa, figlio del Regno di Napoli

Nel cuore della Siviglia del 1576 nasce una delle immagini più celebri e, al tempo stesso, più sorprendentemente “vere” della spiritualità cristiana: il ritratto di Santa Teresa di Gesù, realizzato da un frate inquieto e geniale, passato alla storia con il singolare nome di fra Giovanni della Miseria. Non si tratta soltanto dell’opera di un artista, ma della vicenda di un uomo in ricerca, che attraversa il suo tempo come pellegrino di Dio, fino a diventare testimone privilegiato del volto umano e spirituale della Santa di Ávila.

Fra Giovanni della Miseria, al secolo Giovanni Narducci, nasce intorno al 1526 a Casalciprano (in provincia di Campobasso), nel Regno di Napoli, da Angelo Narducci e Domenica. Fin dalla giovinezza la sua vita è segnata da un profondo dinamismo interiore. Entra tra i Frati Minori Scalzi nel convento di Fonte Colombo, ma la sua esperienza religiosa è breve e difficile: viene allontanato dall’Ordine. Non si arresta nel suo cammino interiore e intraprende il pellegrinaggio verso Santiago de Compostela, come tanti uomini del suo tempo che cercano Dio attraverso la strada e la fatica. Giunto in Spagna, si unisce ad Ambrogio Mariano Azzaro (originario di Bitonto, in provincia di Bari), con il quale condivide una stagione di vita eremitica tra i luoghi del Tardón. È una vita fatta di silenzio, solitudine e radicalità evangelica.

Il desiderio di una vita più nascosta lo conduce ancora altrove, fino ad Aranjuez. Qui, grazie alla protezione della principessa Giovanna d’Asburgo, viene accolto come allievo nella bottega di Alonso Sánchez Coello, uno dei più grandi ritrattisti della corte spagnola. Fra Giovanni entra così in contatto con una pittura precisa e ufficiale, profondamente attenta alla realtà del volto umano. Ma la sua mano conserva sempre qualcosa di istintivo, quasi ascetico: non cerca la perfezione estetica, ma la verità.

Un passaggio decisivo avviene presso la casa di Donna Leonor de Mascareñas, dove fra Giovanni incontra Santa Teresa di Gesù. Teresa, attenta ai segni della Provvidenza e alle storie interiori delle persone che incontrava, riconosce in lui e nel suo compagno una sincera ricerca di Dio e li invita a entrare nella nuova esperienza della Riforma carmelitana. Accolta la proposta, entrambi fanno il loro ingresso nella vita del Carmelo riformato a Pastrana, dove ricevono l’abito religioso nel 1569. L’anno successivo, nel 1570, emettono la professione religiosa, inserendosi pienamente nel nascente cammino dei carmelitani scalzi. È in questo momento di nuova nascita che i due assumono anche la loro identità religiosa: Giovanni Narducci prende il nome di fra Giovanni della Miseria, mentre Ambrogio Mariano Azzaro diventa fra Ambrogio Mariano di San Benedetto. Da quel momento, la vita di fra Giovanni si caratterizza per una semplicità radicale, una profonda devozione e un amore intenso per la Vergine Maria, che egli chiamava con tenerezza “la mia colomba”.

La vita di fra Giovanni della Miseria non è lineare. Nel 1578 lascia temporaneamente il Carmelo durante le tensioni interne alla Riforma e torna tra i Francescani. Successivamente viene riaccolto nell’Ordine grazie a Nicolò di Gesù Maria Doria e partecipa alla fondazione del convento di Sant’Anna a Genova, dove lascia anche tracce della sua attività pittorica. Morirà nel 1616, nel convento di Sant’Ermenegildo a Madrid, in età molto avanzata, dopo una vita lunga e inquieta, ma attraversata da una costante ricerca di Dio.

Il volto di Siviglia: l’immagine di Santa Teresa riconosciuta dal mondo

Nel 1576, su incarico del padre Jerónimo Gracián, fra Giovanni riceve un compito destinato a entrare nella storia del Carmelo: realizzare il ritratto dal vero di Teresa di Gesù a Siviglia. Non si tratta soltanto di un incarico artistico, ma di un atto di obbedienza e memoria per le comunità della Riforma. Teresa accetta. La posa si prolunga tra silenzio, fatica e attenzione del pittore, che guida il volto con insistenza per coglierne l’espressione più vera possibile. È una scena semplice e profondissima: la grande riformatrice del Carmelo che si lascia fissare sulla tela. Il risultato è il ritratto che la tradizione considera il più autentico della Santa, forse l’unico eseguito mentre era ancora in vita. Il volto che emerge non è idealizzato: è vivo. Occhi luminosi, espressione dinamica, tratti giovani e pieni di freschezza interiore. Non un’icona astratta, ma una presenza reale.

Quando Teresa vede il dipinto, lo accoglie con il suo consueto spirito libero e ironico: «Dio ti perdoni, fra Giovanni, che dopo tutto quello che ho sofferto nelle vostre mani, mi avete dipinta con gli occhi cisposi e brutta!»

Dietro la battuta non vi è durezza, ma libertà interiore: anche ciò che è faticoso può diventare occasione di verità e umiltà. Il ritratto di Siviglia non è soltanto un’opera d’arte. È una testimonianza spirituale nata dall’obbedienza, dalla fatica e dalla verità concreta del Carmelo. Fra Giovanni della Miseria non ha cercato la perfezione, ma la realtà. E proprio per questo il suo lavoro è diventato memoria viva. In quel volto di Teresa si riflette qualcosa che supera la pittura: la libertà interiore di una santa e lo sguardo di un frate che ha cercato Dio attraverso la materia fragile dell’arte.

Il Regno di Napoli e le origini mediterranee del Carmelo riformato

La vicenda di fra Giovanni della Miseria e di fra Ambrogio Mariano di San Benedetto non si comprende pienamente se non dentro un orizzonte più ampio: quello delle origini del Carmelo riformato e della sua immediata apertura al mondo mediterraneo. Entrambi, provenienti dal Mezzogiorno d’Italia, furono tra i primissimi religiosi ad aderire alla Riforma di Santa Teresa di Gesù. In loro si manifesta un dato spesso trascurato ma decisivo: fin dalle sue origini, la Riforma teresiana non fu soltanto spagnola, ma profondamente segnata da una reale partecipazione italiana, e in particolare napoletana. Il Regno di Napoli, infatti, fu tra i primi territori a offrire figli alla nuova esperienza carmelitana, contribuendo in modo concreto alla sua nascita e alla sua diffusione nel mondo mediterraneo. È in questo orizzonte che il loro legame acquista pieno significato storico ed ecclesiale: fra Giovanni della Miseria, il pittore del volto di Teresa, e fra Ambrogio Mariano di San Benedetto, suo compagno di cammino nella prima ora della Riforma, costituiscono un vero dittico spirituale e storico. Due vite diverse, ma unite da una stessa origine e da una stessa chiamata. Due figli del Regno di Napoli che, all’alba del Carmelo riformato, testimoniano come la santità di Teresa abbia trovato fin da subito eco e accoglienza nel cuore del Mediterraneo.

Nel tempo in cui la nostra Provincia religiosa celebra il IV centenario della sua erezione canonica, questa memoria diventa motivo di gratitudine e consapevolezza ecclesiale. Essa ricorda che il Carmelo nel nostro territorio non è una realtà tardiva o periferica, ma parte delle sue radici più antiche. Il Sud Italia non ha soltanto ricevuto il Carmelo: lo ha accolto e, nei suoi primi testimoni, lo ha anche generato. Fra Giovanni e fra Ambrogio restano così come segni originari di una fecondità spirituale che attraversa i secoli. E il Carmelo del Mezzogiorno, nel loro ricordo, riscopre una verità semplice e luminosa: sin dall’inizio, la Riforma di Teresa ha portato vita al Regno di Napoli, e il Regno di Napoli ha portato vita alla Riforma di Teresa.

Fra Michele Piperis, Ocd