Santa Teresa, donna di buona conversazione. Alcuni dicono che lei scrivesse nello stesso modo in cui parlava. Per questo motivo, accostarsi ai suoi scritti è avere un contatto diretto con la freschezza della sua conversazione fluida, loquace, agile e affascinante… Altri invece suggeriscono, a chi vuole avvicinarsi ai suoi testi, di avere il coraggio di leggerli ad alta voce –soprattutto se letti in spagnolo –; sebbene ciò richiederebbe un certo sforzo iniziale di concentrazione, poi sembra che tutto questo avvenga, e con la propria voce si dà vita alla Santa Madre al punto che pare di parlare nello stesso istante in cui si sta effettuando la lettura!
- Teresa, un libro vivente
Scriveva nello stesso modo con cui parlava… Una delle conseguenze di questo modo di scrivere è, appunto, l’assenza totale di un metodo o di una logica particolare; ciò potrebbe costituire una difficoltà per chi volesse cercare in questo dottore della Chiesa un filo logico espresso in modo consono al metodo di scrittura prevalente nell’epoca scolastica in cui lei è vissuta, dove sovrabbondano trattati molto ben strutturati di vita spirituale. Perciò bisogna prendere i suoi scritti con la stessa libertà con cui plasmano il pensiero – anzi, l’esperienza – di una donna che non si è mai lasciata afferrare da nessuno, né tantomeno da nessuno schema, se non da Dio stesso, il suo Sposo!
Scriveva così perché era un’autodidatta a cui è stato trasmesso l’amore per la cultura, la sete di conoscenza e la devozione per i libri dai suoi stessi genitori che, con l’esempio, l’hanno invogliata a leggere a tal punto da avere sempre bisogno di tenere un libro tra le mani. Ci racconta agli inizi della sua autobiografia che suo «padre amava leggere buoni libri e ne teneva diversi in lingua volgare perché anche i suoi figli li leggessero; a causa di queste letture…»[1] e vedendo che sua madre fosse «appassionata di libri di cavalleria»[2], si è innamorata anche lei di questo passatempo, e ci rivela questa sua passione con queste parole: «Io cominciai a prendere l’abitudine di leggerli (questi libri di cavalleria) […] (spendendo) tante ore del giorno e della notte in […] (questa) occupazione e di nascosto a mio padre. Me ne estasiavo a tal punto che, se non avevo un libro nuovo, non mi sembrava di avere alcuna gioia»[3].
Questa passione per il genere cavalleresco, che magari era considerato inadeguato per le donne e ancor di più per una bambina come Teresa, ha sedimentato in lei questo amore per i libri e questo desiderio di auto-formazione. Infatti, dice lei in ripetute occasioni di ritenersi fortunata nell’«essere divenuta ormai amante di buoni libri»[4] ma anche «desiderosa di solitudine»[5], perché chi legge, così come chi scrive, ha bisogno di essere da solo per potersi immergere in un testo.
All’epoca di Teresa, l’insegnamento non era destinato alle donne, che trovavano piuttosto un posto naturale tra le pentole o le faccende casalinghe. Teresa invece volava alto, e questa cultura letteraria le aveva insegnato a non accontentarsi di conformarsi al costume del tempo. A partire da lì, Teresa, in quanto donna, mancando di maestri che le insegnassero le cose, ha incominciato a leggere per formarsi e soprattutto a leggere per conoscersi. Il suo amore per la lettura non consisteva nel desiderio di afferrare certi concetti ma di verificare la propria esperienza, di conoscere e comprendere se stessa, andando per il verso giusto.
I libri sono diventati i suoi maestri di vita, come lei stessa afferma: «Poiché non avevo un maestro […] leggevo quei libri, con l’aiuto dei quali pensavo di riuscire poco a poco a capire qualche cosa»[6].
Possiamo immaginare quindi quale sofferenza avrà sperimentato Teresa quando l’inquisizione pubblica una lista di libri vietati, condannati al rogo, e quando ha visto che gran parte della sua biblioteca, un gran numero dei libri che le erano serviti di grande aiuto, sono stati portati al fuoco per essere bruciati. Per questo, il Signore, conoscendo il cuore della sua Teresa, viene a colmare questo vuoto e si offre a lei come il libro vivente: «Quando si proibì la lettura di molti libri in lingua volgare, io ne soffrii molto, perché la lettura di alcuni mi procurava gioia, e non potendo ormai più leggere perché quelli permessi erano in latino, il Signore mi disse: “Non darti pena, perché io ti darò un libro vivente”»[7].
Tutte queste cose ci fanno comprendere il rapporto esistente tra Santa Teresa e i libri, o, per meglio dire, tra lei e il Libro. Il libro non era per lei semplice fonte di informazioni, ma una conversazione con le persone, con i maestri che non ha potuto avere, e, in fine dei conti, con il Signore stesso. Lei è diventata scrittrice per necessità, perché aveva l’urgente bisogno di raccontarsi, di conversare, di trasmettere la propria esperienza alle sue monache e agli altri, per verificare il proprio cammino spirituale e per «raccontare le misericordie di Dio»[8]. Quindi, i suoi scritti non sono soltanto libri, ma in qualche modo rappresentano lei stessa che è diventata libro vivente e testimonianza vivissima dell’azione di Dio nel cuore di una persona che si apre alla sua grazia.
- Il modo di scrivere di Teresa
Tutto quanto abbiamo davanti è la trasmissione fedele dei suoi manoscritti autografi. Essi ci sono giunti in modo integro, testimoniando la freschezza e la nitidezza del puntuale momento creativo, grazie al fatto che durante la sua vita nessuno dei suoi testi manoscritti è stato dato ai tipografi, ma conservati con particolare cura, e ciò ha permesso di conservarli in uno stato decente, contrariamente a quanto accaduto con altri autori o libri. I testi che possiamo leggere sono fedeli – per così dire – al suo testo originale, che ha subìto lievi correzioni o censure da parte di altri.
Uno degli studiosi più grandi della Santa Madre Teresa, T. Álvarez, sottolinea quattro aspetti rilevanti per quanto riguarda la creazione letteraria teresiana. Il primo, che «Santa Teresa scrive(va) con grafia ferma, tratti cesellati, rarissime incertezze calligrafiche e pochissime mende […] il che permette di rispecchiare la gamma degli stati d’animo della scrittrice mentre redige, soprattutto nei passaggi lirici o mistici, i più ricchi di pathos»[9]. Il secondo, che «siccome l’autrice non possiede il supporto di una cultura umanistica, i suoi scritti nulla devono al manierismo latinizzante che caratterizza l’ortografia» della sua epoca, per cui i suoi manoscritti sono documenti preziosi per l’analisi dell’evoluzione della lingua spagnola (castigliano). Il terzo, che «Teresa scrive(va) sempre su carta di qualità»; Teresa è stata sempre una donna di buon gusto e non risparmiava niente quando sapeva che un investimento valeva la pena, e investire in carta di qualità per plasmare il suo pensiero ne era un esempio. E il quarto, che nonostante i suoi scritti fossero passati tra le mani dei censori, che erano stati a loro volta in gran parte coloro che richiedevano alla Santa questo esercizio di scrivere, nei manoscritti si evince chiaramente la differenza tra i loro commenti e la grafia teresiana.
Santa Teresa è stata un’instancabile lettrice e, di conseguenza, è diventata un’instancabile scrittrice. Già sin da piccola la connessione tra lettura e scrittura si manifesta in quello che potrebbe essere un’ipotesi ancora non dimostrata, cioè, la scrittura d’un libro cavalleresco; infatti, Francisco Ribera, suo primo biografo, afferma che Teresa aveva scritto un libro di cavalleria insieme al fratello Rodrigo, anche se storicamente questo fatto non si è verificato. La sua opera più ampia sono, senza dubbio, le Lettere, di cui conserviamo soltanto un quarto del totale che si presume che abbia scritto; scriveva una media di quattro o cinque lettere ogni giorno, evidentemente durante la sera, sotto il lume d’una candela e con le difficoltà dell’epoca per scrivere; si ipotizza quindi che fosse riuscita a mandare un numero di oltre sedicimila lettere, di cui conserviamo all’incirca cinquecento (476 con esattezza, più 10 frammenti). A questo punto ci permettiamo di porci una domanda ipotetica e ci interroghiamo su cosa sarebbe riuscita a compiere la Santa Madre se fosse vissuta oggi, in questi tempi tecnologici dove scrivere e mandare delle lettere e dei messaggi è diventato talmente facile…
- Breve descrizione degli scritti teresiani
Prima di fare un elenco cronologico della produzione letteraria di Santa Teresa (1515-1582), ricordiamo i suoi scritti che potremmo classificare in tre gruppi: gli scritti maggiori (Vita, Castello Interiore, Cammino di Perfezione e Fondazioni), gli scritti minori e pseudo-autografi (Pensieri sull’amore di Dio, Costituzioni, Modo di visitare i monasteri, Esclamazioni, Relazioni, Poesie e «Vejamen» e anche una Sfida spirituale), e finalmente le Lettere, come una categoria a sé.
Nel 1560 incomincia a scrivere le Relazioni, che sono bigliettini scritti sotto richiesta dei suoi confessori o direttori spirituali, dove lei deve raccontare loro i movimenti del suo spirito, il modo di pregare e le grazie mistiche ricevute affinché venissero da loro esaminate. Il libro delle Relazioni quindi è una raccolta di queste spiegazioni che si protrae nel tempo.
Nel 1562, poco prima della primissima fondazione del Carmelo Scalzo a San Giuseppe d’Ávila, scrive il libro della Vita, o la sua autobiografia fino a quel momento; stanca di scrivere la sua vita a pezzettini, tra relazione e relazione, aveva deciso di raccontare tutto in questo libro della Vita, dove parlerà di dati storici, di preghiera, delle faccende della prima fondazione, di alcune visioni e, soprattutto, delle «misericordie di Dio» nella sua vita. Questo libro si perderà, caduto nelle mani dell’Inquisizione, per cui si vede costretta a scriverne una seconda redazione tra il 1565-1566, vivendo già al Carmelo di San Giuseppe.
Parallelamente, tra il 1565-1566, scrive il Cammino di Perfezione, nelle sue due redazioni, dell’«Escorial» e di «Valladolid», dove lei desiderava di dare una norma di vita alle consorelle e sue figlie, le scalze; insegna loro, quindi, ciò che intende come comunità carmelitana che vive nella contemplazione e nell’apostolato della preghiera, la vita fraterna come fondamento del Carmelo teresiano e un piccolo commento alla preghiera del Padrenostro. La ragione per cui ci esistono due redazioni è una questione di censura; il censore raccomanda a Santa Teresa di cancellare o moderare alcuni propositi e di farne una seconda redazione per evitare polemiche.
Nel 1571 incomincia a scrivere le Fondazioni, che fanno un dittico con il libro della Vita; così come l’opera di San Luca, il Vangelo e gli Atti degli Apostoli costituiscono un’unità, così si potrebbe dire che Vita e Fondazioni formano un solo corpus; la redazione delle faccende storiche e di tutto quanto circonda le nuove fondazioni della Santa si protrarrà fino alla sua morte.
In una data indeterminata scrive i Pensieri sull’amore di Dio, che è un piccolo commento al libro del Cantico dei Cantici. Scrive anche libri di carattere legislativo e breve, tali come le Costituzioni e il Modo di visitare i monasteri, e uno scritto piuttosto poco conosciuto di nome Rinuncia alla Regola mitigata. Scrive anche delle Poesie e delle preghiere raccolte sotto il nome di Esclamazioni. In modo umoristico-spirituale scrive anche il «Vejamen», che è una raccolta di opinioni che hanno suscitato nella Santa Madre le risposte ad una sfida lanciata a grandi personalità dell’epoca sul significato delle parole «O anima, cercati in me», tra cui San Giovanni della Croce; sulla falsa riga, scrive anche la Sfida spirituale, dove raccoglie le risposte di alcune persone (soprattutto delle monache) su un’altra frase.
Infine, nel 1577, e in un tempo record di quasi quattro mesi (tra il 2 giugno e il 29 novembre), tra malattie, incarichi, preoccupazioni e lavori vari, scrive il suo capolavoro di vita spirituale, il Castello Interiore, o libro delle Mansioni, un vero trattato di cristologia e antropologia teologica, una vera guida di preghiera e un percorso di realizzazione e di comunione piena con Dio.
Tutto quanto abbiamo di fronte è come una specie di catena del freddo, una successione cronologica del libro teresiano in tutte le edizioni prodotte sin dagli inizi e fino ai nostri giorni. Questa mostra è testimonianza della fedeltà o meno delle edizioni degli scritti teresiani nei confronti dei manoscritti, ma sono soprattutto un promemoria della passione di una donna che, grazie al suo amore per i libri, è diventata libro per noi, perché anche noi potessimo avere accesso diretto al suo vissuto spirituale e alla sua storicità stabilendo una conversazione con lei senza intermediari.
Padre Pablo Andrés di Santa Teresa di Gesù Bambino
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[1] Teresa di Gesù, Vita 1,1.
[2] Teresa di Gesù, Vita 2,1.
[3] Ibid.
[4] Teresa di Gesù, Vita 3,7.
[5] Teresa di Gesù, Vita 6,4.
[6] Teresa di Gesù, Vita 22,3.
[7] Teresa di Gesù, Vita 26,5.
[8] Cfr. Teresa di Gesù, Lettere 415,1.
[9] Le citazioni e l’integralità di questa sezione sono state ispirate e tratte da: T. Álvarez, «Autografi teresiani», Dizionario di Santa Teresa, Roma 20162, 62-68.




