«In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli» (Mt 18,2-3). Le parole di Gesù sono incredibilmente forti, perché indicano che l’ingresso nel Regno di Dio è condizionato dalla conversione, cioè da un cambiamento dell’esistenza, che consiste nel «diventare come bambini». Mentre la predicazione profetica e la predicazione di Giovanni il Battista fanno consistere la suddetta conversione necessaria nel compimento di opere ben precise, Gesù la circoscrive invece ad una specie di inversione di marcia nel cammino di ricerca di una disposizione d’animo originaria, presente in modo simbolico nella figura di un bambino. Santa Teresa di Gesù Bambino aveva capito profondamente questo, e così lo ha trasmesso alla Chiesa nella sua dottrina della scientia amoris, riportandola così al suo centro.

A che cosa si riferisce Gesù quando indica che l’atteggiamento spirituale di un bambino sia la condizione necessaria per entrare nel Regno? Senza voler idealizzare la figura del bambino attribuendole delle virtù che un bambino non può avere perché privo ancora di un vero esercizio di libertà, esiste tuttavia per ciascuno di noi una specie di “modo o forma originaria di essere”, che esprime la nostra verità intera davanti a Dio. La grandezza della piccola Teresa è stata quella di aver riscoperta questa verità. Quale è, dunque, questa “forma originaria” nella quale siamo stati plasmati e che si esprime meglio nello stato dell’infanzia piuttosto che in qualsiasi altro stadio della vita? Mi sembra che essa possa essere caratterizzata da almeno tre elementi, ovvero, i tratti essenziali secondo cui l’essere umano, benché adulto, vive l’unione filiale con Dio.
Il primo elemento è la consapevolezza della gratuità: sapere che tutto ciò che esiste, il nostro stesso “io”, è puro dono, grazia immeritata ricevuta dall’Amore nell’assoluta libertà divina. Teresa di Gesù Bambino è maestra spirituale della dottrina della grazia: ella si è resa conto a partire dalla propria esperienza che tutto dipende dall’Amore libero e gratuito del Padre. L’esperienza fondamentale dell’infanzia si concentra precisamente nel sentirsi legati alla libertà di un Altro. Tuttavia, questa stessa esperienza può essere rifiutata dall’essere umano, facendo diventare la propria vita un tentativo di raggiungere una totale autonomia e, in una dinamica di egocentrismo, un voler appartenere solo a sé stessi.
Questa è l’origine della tragedia spirituale dell’ateismo moderno che ha generato l’attuale indifferentismo. Non a caso i suoi esponenti principali hanno presentato l’intera vicenda dell’autonomia come un’uscita dall’infanzia, intesa soltanto in
termini di raggiungimento dell’età adulta. Ciò prende la direzione completamente opposta a quella richiesta da Gesù. Per Santa Teresa di Gesù Bambino, invece, davanti a Dio si fa esperienza della grandezza nella misura in cui si è in grado di riconoscere che nulla è dovuto. «Tutto è grazia», tutto è scaturito dalla gratuità infinita di Dio.

Da ciò deriva, come secondo elemento, la gratitudine quale atteggiamento fondamentale della vita cristiana. Il bambino è dipendente in tutto e per tutto dalla libera dedizione dei terzi, e, poiché bisognoso, è anche originariamente grato. Di fatto, ad esempio, una delle prime cose che si insegna ad un bambino, quando impara a parlare, non è tanto il “dì, per favore”, ma il “dì, grazie!”. Da qui scaturisce quell’impasto caratteristico della vita cristiana, intriso di confidenza e di abbandono, di effusione del cuore nella preghiera e di libertà: «chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto» (Mt 7,7). Teresina lo esprime in questo modo: «Gesù non chiede grandi azioni, ma soltanto l’abbandono e la riconoscenza… Egli non ha affatto bisogno delle nostre opere, ma solamente del nostro amore» (in Op. complete, ed. LEV, Roma 1997, 218); in una lettera indirizzata ad una consorella, Santa Teresina le consiglia di lasciar perdere «il timore sterile di
essere infedele (timore che non si addice a un bambino)» (LT. 204, ibid. 550).
Il terzo elemento, che mantiene desta la natura infantile della vita cristiana, è la partecipazione necessaria di ognuno alla vita intima della Chiesa. Santa Teresa di Gesù Bambino ha vissuto questa dimensione ecclesiale nel modo più totale e totalizzante, volendo dimorare nel cuore della Chiesa: il cuore della Chiesa è, appunto, l’amore della sposa che riceve tutto dallo Sposo, per diventare poi strumento di salvezza per tutti i peccatori. Da Lui riceve il dono eucaristico del Corpo offerto in sacrificio e del Sangue effuso per la remissione dei peccati. Da Lui riceve il dono della Parola che dona la vita. Da Lui riceve la guida dei pastori che la conducono ai pascoli erbosi dell’eternità. Per questo, la Chiesa si riconosce pienamente nella Vergine Maria che, acconsentendo l’opera dello Spirito, ha dato il suo “sì” al Signore: «avvenga in me secondo la tua parola» (Lc 1,38). Collocandosi nel cuore (mariano-eucaristico) della Chiesa, la Santa di Lisieux è riuscita a ricevere
tutto, e il buon Dio l’ha esaudita concedendole tutto quanto desiderava.
La condizione sine qua non per entrare nel Regno di Dio è questa: diventare come bambini nel riconoscersi bisognosi di fronte al Padre; bisognosi della sua grazia, bisognosi del suo gratuito amore e bisognosi della sua misericordia.
Dalla Lettera del Superiore Provinciale, 4 Ottobre 2023