“Professi perché profeti, profeti perché profondi” – Fra Andrea, racconta la Gioia di un PER SEMPRE!

E’ passato solo qualche giorno da quando Fra Vincenzo, Fra Aristotle ed io, abbiamo emesso la nostra Professione Solenne nelle mani di fra Arockia di Santa Teresa Benedetta della Croce, eppure la gioia della consapevolezza di quanto ricevuto dura ancora, come se ci trovassimo nell’Ottava di Natale o di Pasqua, come se fossimo usciti da una maratona che ci ha visti vincitori. E in effetti è così: da sabato 4 novembre ci sentiamo “più che vincitori, in virtù di Colui che ci ha amati”.  Ciascuno di noi ha avuto un passato da superare, delle sfide da vincere, degli obiettivi da raggiungere, eppure quello di sabato non era un semplice traguardo, ma un punto di partenza; non era il tratto finale del nostro passato, ma quello iniziale del nostro futuro, non era la vittoria sulla guerra, ma sulle tante battaglie della vita che alla fine ci hanno portato qui, al Carmelo, a svegliarci la mattina e a guardarci condividere un unico ideale: di vivere per Cristo.

 

Tre storie differenti, tre caratteri diversi, eppure tutti e tre portavamo e portiamo lo stesso abito, quasi a sottolineare che diversi sono solo i nostri volti e le nostre mani scoperte, perché ognuno di noi ha delle cose da prendere, comunicare e trasmettere secondo la propria umanità e secondo le proprie possibilità e qualità.

Con gioia ho condiviso questo momento con Fra Vincenzo e Fra Aris; con trepidazione abbiamo sperimentato insieme l’ansia della preparazione, con fervore abbiamo detto il nostro sì e lo abbiamo detto per sempre, all’interno della nostra famiglia carmelitana e della nostra Provincia religiosa di Napoli.

Questa madre, la nostra Provincia, mi ha generato a vita nuova, mi ha accolto e abbracciato, accarezzato ed amato, ed è stato grazie a questa madre che ho imparato ad usare la parola “padre”: io che sono cresciuto senza, adesso mi sveglio ogni mattina dicendo “Buongiorno Padre” ed è per me tanto bello e significativo; anche questo fa la vita religiosa: ti radica nella spiritualità mentre educa la tua umanità.

Sabato sera, parte della nostra Provincia era lì, insieme ai confratelli venuti dal Teresianum di Roma, insieme ai diversi sacerdoti accorsi per l’occasione, insieme alla famiglia e agli amici dei miei confratelli, insieme alla meravigliosa corale della nostra Parrocchia di Bari, insieme alla tanta gente che ha riempito la Chiesa, proveniente da diverse zone di Bari e dell’Italia. Il mio cuore deve tanto a tutta questa gente, e sa dire soltanto: “grazie”, “vi voglio bene” e “pregate per me”. Da questa parrocchia sono stato tratto, un pò come Eva fu tratta dalla costola di Adamo, perché sono stato preso dal popolo per essere per il popolo; da questa comunità parrocchiale sono uscito e ora ad essa vengo restituito, in modo nuovo, con un vestito nuovo, come se la materna Provincia di Napoli, lungo tutto questo tempo, avesse provveduto a cucire su misura della mia fede l’abito adatto per me, l’abito adatto a compiere la volontà di Dio. Questo abito è stato cucito sabato con un semplice sì, con un perentorio “lo voglio”, con un ineffabile “per sempre”.

Oggi posso guardare indietro la mia vita con memoria grata, dicendo: “Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo Nome”. E’ la grandezza di un Dio che non si è tirato indietro nonostante le mie fragilità e i miei peccati, ma mi ha abbracciato con infinito amore, e ha trasformato le mie ferite in feritoie di grazia.

Questa gratitudine la esprimo poi nei confronti della mia famiglia originaria e in particolar modo verso mia madre, le cui mani sono state la scala che mi hanno fatto salire a Dio e che mi hanno offerto al Signore, e adesso mi sento come il Bambino in braccio a sua madre presentato al tempio perché viene consacrato a Lui.

Essersi consacrati a Lui mi ha fatto quasi “entrare” tra le pieghe delle pagine del capitolo 17 di Giovanni dove Gesù dice in riferimento ai suoi discepoli, rivolto al Padre: “per loro io consacro me stesso”; e mentre venivano cantate le Litanie dei santi, cresceva in me la piena consapevolezza di appartenere totalmente a Lui ma in un certo senso di appartenere a tutti, perché in Cristo siamo una sola cosa e perché noi “non viviamo più per noi stessi ma per Lui che è morto e risorto per noi”.

E’ la dimensione ecclesiale e comunitaria della nostra Professione Solenne. Per questo riveste un ruolo così importante per la nostra Provincia, per questo non dovrebbe mai mancare nessuno a questo momento di grazia.

E’ la consapevolezza di essere del Signore che ci procura una gioia smisurata, è l’aver sperimentato che chi crede in Lui non è mai solo che ci dona la pace, è il sapere che se ci siamo prostrati totalmente a terra davanti a Dio lo abbiamo fatto anche per stare in piedi davanti al mondo, per offrirci, come dice Santa Teresa di Lisieux, come “vittima all’Amore misericordioso”, in favore del Corpo di Cristo che è la Chiesa.

Per cui mi rivolgo a tutti coloro che leggeranno queste righe, dicendovi che scegliere di donare la propria vita a Dio non è privarsi della felicità, al contrario è acquistarla, non significa rinunciare ad una unione con qualcuno, ma al contrario significa essere una cosa sola con Lui e poter generare continuamente amore e generare in tante anime una fede che salva e non che semplicemente soddisfa.

Siamo professi, ma siamo anche profeti, perché in un mondo dove sembra prevalere il piacere e la mentalità del “tutto e subito”, noi scegliamo la castità; in un mondo dove sembra che l’accumulo di ricchezze terrene e l’attaccamento alle cose di questo mondo fa da padrone, noi scegliamo di vivere la povertà; in un mondo dove l’orgoglio cerca di imporsi insieme alla ribellione a Dio, noi scegliamo l’obbedienza.

E’ la santa follia dell’amore, è la santa follia della croce che ci ha fatto dire “per sempre”, in una società liquida dove tutto sembra passeggero ed evanescente e dove la fedeltà sembra essere un ospite sgradito.

Professi perché profeti, ma anche profeti perché profondi; non in virtù di qualche titolo accademico o di qualche nostro speciale talento, ma solo perché dentro di noi abita Colui che vive nelle nostre profondità e ci ama infinitamente e senza misura e ci dona il suo sguardo fisso su di noi e il suo sorriso che è capace di far passare ogni cosa e di trasformare la tempesta in bonaccia.

Professi perché profeti, profeti perché profondi.

Ora siamo tornati alla quotidianità, siamo scesi dal monte della trasfigurazione, per incarnare il nostro Sì e annunciarlo per le strade piccole e grandi del mondo.

Anche per questo, insieme a fra Vincenzo e fra Aris, posso dire finalmente con Santa Teresa di Lisieux: “la mia via è sicura e non l’ho sbagliata a intraprenderla”. Ed ora bisogna camminare con coraggio e perseveranza, ma nel frattempo si è realizzato il nostro sogno: quello di Dio e quello nostro. Ed è stato sublime.

 

Fra Andrea della Croce, Ocd