Vogliamo fare memoria di una nostra sorella che è particolarmente legata all’esperienza della nostra provincia religiosa, così come la Beata Elia è legata a noi per il vincolo di fraternità essendo stata Carmelitana Scalza nel Monastero di Bari e così come la Beata Maria Giuseppina di Gesù Crocifisso è legata a noi perché è stata Carmelitana Scalza nella comunità di Napoli. Due beate che illuminano la vita, il nostro servizio alla Chiesa. Due sorelle che accompagnano il cammino di tanti religiosi, religiose, laici che si riconoscono nella famiglia del Carmelo Teresiano. Noi dobbiamo accogliere la testimonianza di queste sorelle (ed in questa occasione quella della Madre Giuseppina) che sicuramente continuano a illuminare il cammino di ciascuno di noi e a ricordarci che la santità non è la condizione di pochi, ma che la santità è offerta a tutti.
“Tutti Santi perché Dio è Santo” (Lv 19, 2): la santità è l’esperienza della vita buona del Vangelo, la santità è l’esperienza di saper portare frutti buoni, come ci ricorda il Vangelo, la santità è l’esperienza di una umanità che raggiunge la sua pienezza-maturazione, la santità è l’esperienza di una comunione intima con Dio, la santità è l’esperienza di una vita profondamente trasfigurata e conformata a Cristo Signore: “non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me.”(Gal 2,20). Ogni santo e ogni santa ha potuto ripetere queste parole di Paolo sentendo che la propria vita è stata profondamente segnata da una trasformazione interiore e da un’esperienza ecclesiale che li ha resi testimoni credibili di Cristo.
Cosa possiamo dire della Beata Maria Giuseppina?
Quando parliamo dei santi, non parliamo di persone lontane dalla vita, parliamo di persone profondamente radicate nella nostra vita. Cerchiamo di cogliere questi aspetti per comprendere come nella vita di ogni giorno anche noi possiamo vivere un’esperienza profonda di partecipazione e comunione che trasfigura ogni aspetto della nostra esistenza.
La Beata Giuseppina vive un’esperienza potremmo dire breve, considerando la durata della vita odierna. Nasce nel 1894 e muore nel 1948: sono 56 anni di vita.
Questa esperienza lei l’ha vissuta innanzitutto nell’ambito familiare in cui ha trascorso 25 anni della sua esistenza, maturando lentamente la sua vocazione, perché se da una parte osserva sua sorella Antonietta che manifesta dei segni vocazionali ben evidenti, è altrettanto vero che Giuseppina guarda anche alla possibilità di mettere su famiglia, di diventare mamma, sente profondamente il senso di una maternità da vivere.
Quando la sorella Antonietta realizza la sua esperienza di vita attraverso la mediazione di un Padre Carmelitano Scalzo che l’aiutò moltissimo nel fare discernimento (Padre Romualdo di S. Antonio) Giuseppina si sentì profondamente interpellata a comprendere cosa stesse accadendo nella vita di sua sorella e nella sua a partire da quello che il Signore stava chiedendo alla sua esistenza e per questa ragione nel marzo del 1918 fa un’opzione definitiva, va al Carmelo apparentemente per un breve soggiorno però questa permanenza al Carmelo durò per tutta la vita. Entrata nella comunità che si stava organizzando come terziarie, Giuseppina viene colta da varie malattie; i primi anni della sua esperienza sono attanagliati da diverse infermità, culminando con una malattia che la tocca profondamente, una bronco pleurite; e vive 5 anni in questa condizione, fino ad avere una
forma di tubercolosi alla spina dorsale, diventando irriconoscibile. Però il 26 Giugno 1923 Giuseppina guarisce immediatamente al solo contatto della reliquia del braccio di San Francesco Saverio che veniva portata pellegrina a Napoli. A partire da quel momento la vita di Giuseppina ha un orientamento ben chiaro. Essa scrive: “La vita che mi hai ridato Signore, la spenderò per moire a tutto ciò che è terreno per vivere veramente in te. Voglio che sia per la tua gloria tutta la mia vita, niente voglio per me su questa terra, tranne il tuo amore. Dammi anime, mi offro vittima d’amore per i tuoi sacerdoti”.
Cosa possiamo dire a partire da questo momento?
La vita della Madre Giuseppina divenne (anche per ottemperare all’obbedienza nei confronti del P. Romualdo e del Vescovo Ascalesi) un’esperienza di ascolto, la sua vocazione è stata un immenso ascolto, è stata capace di mettersi a disposizione per accogliere ed ascoltare profondamente le persone che si recavano al Carmelo dei Ponti Rossi. Questa è stata la sua vocazione. Un ascolto profondo, che non si limita semplicemente a ricevere una serie di informazioni, ma un ascolto in cui la tua vita i tuoi drammi le tue preoccupazioni, tutto quello che tu vivi… passa nella mia vita, lo assumo nella mia vita, divento compagno di viaggio per la tua esistenza, so portarti nel mio cuore, nei miei pensieri, nelle mie preghiere, non ti mollo un attimo. Vivo l’esperienza dell’apostolato della preghiera portandoti nella mia vita. Lei, una monaca di clausura!
E le persone sentono che l’amore di Madre Giuseppina è un amore profondo, un amore che tocca profondamente la loro vita, che non lascia solo nessuno con la sua dolorosa vita. E questo apostolato diviene apostolato di tenerezza, di maternità (quella che lei voleva vivere in gioventù) portando nel grembo ognuno, sapendo far rinascere la vita di molti, la vita sgangherata di molte persone, senza fede e
senza speranza. Allora potremmo dire che la sua esperienza di vita, di santità è stata proprio una carezza sull’umano. Lei ha saputo accarezzare l’umanità, e dentro questa carezza ha saputo portare Dio, dentro questa carezza ha saputo portare tutta la sua esperienza di fede, speranza e di carità. Comprendiamo perché questa donna che vive in un monastero di clausura, che vive lontana dai rumori della città, diventa come un punto d’incrocio dove tanta umanità passa e tanta umanità viene consolata. Il suo è stato un ministero di ascolto e di consolazione.
Noi vogliamo attingere a questa esemplarità che ha saputo vedere nel cuore degli altri, che ha saputo asciugare le lacrime degli altri, che ha saputo vivere notti insonni per il dolore degli altri. Vogliamo attingere a questa esemplarità dinanzi alla vita quotidiana perché noi oggi facciamo fatica ad ascoltarci e facciamo fatica a farci carico della vita degli altri, pensiamo che dobbiamo semplicemente realizzare la nostra esistenza e che quanto più prendiamo le distanze dagli altri, tanto meglio stiamo. La madre Giuseppina ci insegna tutt’altro. Vedete come lo zelo apostolico, proprio del Carmelo, la Madre Giuseppina lo vive in questa forma semplice ed essenziale, sapendo mettere insieme lo stupore della contemplazione e l’attenzione nei confronti dell’umanità. Lo sguardo fisso su Gesù e gli occhi attenti su tutti coloro che essa ha incontrato.
Il Signore doni a noi un cuore contemplativo, ma anche ardente di zelo apostolico. Questo mondo ha bisogno di essere ascoltato, amato, incontrato.
P. Luigi Gaetani, Ocd