Jaddico

Il Santuario di S. Maria Madre della Chiesa (in contrada Jaddico) a circa km. 8 dal centro della città di Brindisi, fu costruito fra il 1963 e il 1965 dal sig. Teodoro D’Amici, coadiuvato da un ristretto gruppo di fedeli, in seguito a fatti straordinari (al vaglio dell’Autorità ecclesiastica), che si verificarono dal 14 agosto 1962 al 27 maggio 1963, intorno ad un antico muro, recante un affresco della B. V. Maria che stringe al seno il suo Divin Figlio.
II predetto muro rappresentava e rappresenta i resti della preesistente Chiesa passata alla storia col titolo di Madonna di Gàllico, andata in rovina alla fine del sec. XVIII, tant’è che fino al 1777 era ancora in piedi come si apprende dal Cabrèo (Catasto o Sommario dei beni medioevali), che di essa si occupa.
Dal medesimo Cabrèo apprendiamo che la chiesa di media grandezza, aveva tre altari: quello con l’affresco della Madonna, l’altro con un quadro del Crocifisso e il terzo con l’immagine di S. Eligio (santo francese molto noto e venerato in Francia – Saint Eloj) donde l’attendibilissima supposizione ch’essa sia stata costruita nei secoli in cui gli Angioini (Francesi) regnavano in Napoli.
Della preesistente Chiesa della Madonna di Gàllico stanno parti di colonne barocche a tortiglione con catello, poste di recente a base del nuovo altare centrale ed un’altra mezza colonna rococò, forse il fusto dell’acquasantiera, di cui si parla nel citato Cabrèo, a base dell’attuale ambone.
Dalla “Cronaca dei Sindaci di Brindisi” si rileva che Chiesa della Madonna di Gàllico rappresentava una tappa d’obbligo per gli Arcivescovi, che giungevano a Brindisi per prendere possesso della diocesi.
Ricostruita dalle fondamenta, come s’è detto fra il 1963 e il 1965, fu canonicamente riconsacrata dal Vescovo della diocesi a quattro ore dalla chiusura del Concilico Vaticano II, con dedica a S. Maria Madre della Chiesa, titolo con cui i Padri conciliari salutavano la Vergine, ond’è che si ha ragione di credere che sia stata la prima chiesa nel mondo con tale titolo.
Sin dal 1965 i pellegrinaggi provenienti dai Comuni limitrofi, sono andati sempre aumentando e quotidianamente numerosi sono coloro che si fermano per un saluto alla Vergine e un momento di preghiera.
Dal 27 novembre del 1986 l’attività pastorale presso il Santuario è affidata ai Padri Carmelitani Teresiani della Provincia religiosa napoletana, impegnati nell’alimentare il culto verso la Madre della Chiesa e nel promuovere la vita spirituale. direzione spirituale, ecc.
Annesso al Santuario va sviluppandosi un insieme di opere che formeranno la “cittadella Mariana” secondo i programmi della Pia Associazione della Madonna, che hanno il merito di aver potuto creare in Brindisi un’oasi di spiritualità mariana.

 

Per maggiori informazioni visita il sito del santuario: http://www.jaddico.it/

Maddaloni

Questo convento apparteneva ai Padri Domenicani. Il 29 novembre 1927 fu affidato ai Padri Carmelitani Scalzi dal Vescovo di Caserta, Mons.Natale Moriondo, il quale ottenuto dalle Autorità il riscatto di un adiacente edificio tutto in rovina, subordinò la presenza dei Carmelitani a Maddaloni alla condizione che al termine di quattro anni, sui i ruderi di quella demolita costruzione avrebbero dovuto sorgere ex novo un edificio ampio, dalle solide fondamenta e dalla moderna linea architettonica.
Il tutto fu compiuto prima del termine fissato, per interessamento del R. P. Angelo di S. Pio, coé il 18 dicembre 1928, alla presenza dello stesso Vescovo, di autorità civili e militari, i Padri Carmelitani ne potettero prendere possesso.
Un’ala sola del vecchio fabbricato restava abbandonata e diruta fino al 1951 quando il P. Serafino del S. Cuore, Superiore Provinciale, il 27 giugno, dava inizio ai lavori di costruzione di un nuovo Collegio di Aspiranti, dedicato a S. Teresa di Gesù Bambino. Dopo 15 mesi di febbrile lavoro, se ne celebrò solennemente l’inaugurazione il 9 ottobre 1952, con l’intervento di S. Em. il Cardinale Adeodato Piazza c.s., del P. Saverio di S. Teresa, Generale dell’Ordine, del P. Vincenzo di S. Paolino, definitore gen., oltrechè di S. Ecc. Mons. Bartolomeo Mangini e di altre Autorità religiose e civili della Provincia di Caserta.
Fu una data memoranda per il buon popolo di Maddaloni che tanto ammira ed aiuta i nostri Padri. Particolare entusiasmo destò la parola dell’Eminentissimo, che dallo storico balcone del Convento – dove un giorno sostò benedicente Papa Benedetto XIII – volle illustrare alla folla devota il valore spirituale dell’avvenimento.
Recentemente è stata restaurata anche l’artistica Chiesa. Questa costruita nel 1319 a spese dell’Universita di Maddaloni, ma poi ampliata quasi del tutto trasformata e abbellita di decorazioni barocche ad iniziativa dei duchi Carafa che la scelsero per il loro sepolcro gentilizio impegnarono a lavorarvi i migliori artisti per restituire decoro e splendore.
E’ stata totalmente rifatta la copertura della Chiesa, se ne sono consolidate le strutture murarie, è stato restaurato, smontandolo pezzo pezzo, il pregevole soffitto a cassettoni in legno dorato del sec. XVII – con dipinti di G. Balducci – provvedendo alla sua completa ricomposizione con paziente e accuratissimo lavoro.Si è rinnovato il pavimento, curato il ritocco dei magnifici stucchi e la completa attintatura dell’interno e della facciata.
Recentemente, sotto il priorato diP.Anselmo di S.Filomena, verso la metà degli anni cinquanta, la Chiesa è stata restaurata, sia per la tenacia del citato Padre, sia per i sacrifici della Comunità e l’incidenza di favorevoli circostanze ed è stata riaperta solennemente al culto il 13 giugno 1959. Oggi anche la cantoria, l’Organo, il Coro e la Sagrestia sono del tuto mirabilmente restaurati.
Il Carmelo di Maddaloni va ricordato pure per l’opera specifica che in esso è stata svolta: la formazione degli studenti carmelitani che si preparavano a ricevere il sacerdozio, e per quanto i Padri, che si sono avvicendati nella Comunità, hanno operato nell’ambito della Chiesa locale. Già dal 1931, gli studenti di teologia ebbero qui la loro sede. Qui hanno avuto la loro formazione secondo i principi basilari della spiritualità carmelitana: la solitudine, il silenzio, la preghiera. Nel 1952 fu aperto un secondo collegino per gli aspiranti carmelitani. Sono maturate in questi ultimi tempi, nuove opere. Il convento, dopo opportuni lavori di consolidamento e di ammodernamento è stato adattato a “casa di spiritualità”. Accoglie gruppi di sacerdoti e laici per settimane di Esercizi spirituali, incontri formativi, ritiri, aperto anche a singole persone che intendono riflettere sul senso della vita e delle proprie azioni. Accanto all’opera spirituale è sorto anche un centro di cultura denominato “il chiostro” dotato di una piccola moderna biblioteca.

 

CENNI STORICI DELLA CHIESA DELL’ANNUNZIATA E LA VENUTA DI BENEDETTO XIII

Nel 1319, regnando Roberto d’Angiò, l’università di Maddaloni eresse la Chiesa dell’Annunziata, alla quale nel 1331 il vescovo Benvenuto voleva aggiungere un ospedale per i pellegrini ed un monastero di Vergini. Da principio la Chiesa era servita da secolari, ma nel 1499 il conte Gianantonio-Carafa la fece cedere al Padri Domenicani di Lombardia, come é chiaramente dimostrato dall’analoga bolla di Papa Alessandro VI, per cui essi rimasero alla direzione della Chiesa tre secoli e più, sino all’abolizione del convento. Nel 1605 il Duca Marzio I, restaurò il Tempio,

Tuttora si ammira la bellissima soffitta, opera pregevolissima del fiorentino Giovanni Balducci, discepolo del Naldini, protetto da Alessandro dei Medici,che fu poi Papa Leone XI. Detta soffitta che ha un fare Michelangiolesco, ha un colorito bellissimo che risalta benissimo alla distanza di oltre tre secoli. Essa contiene sette grandi quadri in lunghezza raffiguranti il primo, dall’altare, Geremia, il secondo la nascita della Vergine, il terzo Isaia, segue nel centro, davvero imponenete, la coronazione di Maria in Cielo, Davide, la vestizione della Vergine ed in ultimo Salamone. Nella cappella di riscontro si rileva un bellissimo quadro della Vergine del Rosario, circondato di misteri, a fianco trovasi S.Domenico e S.Rosa da Lima, con a piedi il Pontefice S.S.Pio V, nell’atto d’inginocchiarsi; a sinistra é il popolo che recita il Rosario. In questa cappella celebrò Benedetto XIII, come vedremo in seguito, circa la sua venuta a Maddaloni. Fra i tanti lavori in pittura e in marmo, vi è un bassorilievo a grandezza naturale, rappresentante la Madonna delle Grazie, pregevole opera che rimonta al 1537. Oltre al coro d’ingente valore artistico é l’organo maestoso ricco di arte e di oro. Questo tesoro di arte,fu valutato non é guari,dal Sopraindente delle Antichità, comm. prof. Chierici, per oltre 15 milioni, e il Tempio fu dichiarato Monumento Nazionale. Questa monumentale basilica di rilevante valore artistico, fu visitata nel marzo 1727 da S.S.Benedetto XIII di casa Orsini, napoletano, venuto a Maddaloni in forma pubblica. Lo precedeva il SS. Sacramento portato da un prelato a cavallo,fiancheggiato da due altri con lampade accese e seguito da altre carrozze e lettighe con cardinali, prelati e signori romani ed un lungo seguito di cavalieri. Papa Benedetto XIII si recò al monastero dei Domenicani, di sua religione, nel cui chiostro si trattenne col Duca di Maddaloni,Marzio Domenico IV e poi si ritirò nelle sue stanze. L’Imperatore Carlo VI, che in quel tempo era a capo del reame aveva ordinato che il Pontefice fosse servito di ogni cosa, ma il Papa nulla volle per sé, essendo uomo frugalissimo e, non mangiando che legumi, si contentò di piccoli pesci preparati dal suo laico. Il dopo pranzo giunsero i cavalieri rappresentanti la città di Napoli, con numerosa compagnia a fare atto di omaggio e furono benignamente e con benedizioni accolti. Il giorno dopo, il Papa scese in Chiesa a celebrare sull’altare della SS. Vergine dei Rosario, ove lasciò tesori d’indulgenza, presenti non solo i cavalieri della città di Napoli, ma molta nobiltà venuta anche da lontano. Nelle ore pomeridiane, fattosi sul verone che dà sulla piazza, benedisse più volte il popolo numerosissimo, accorso anche dai dintorni. Nella mattinata del terzo giorno il Pontefice prese la via di Benevento, sua primaria sede Arcivescovile, seguito dalla popolazione per molte miglia che si affollava lungo la strada dei campi, abbattendo come una marea, siepi e barriere, per avere la benedizione. Benedetto XIII ritornò in incognito ancora una volta a Maddaloni, fermandosi per un solo giorno.

Bari

Il Convento di Bari (2 marzo 1630) fu il primo sorto dopo la erezione della Provincia religiosa. Fondato presso la Chiesa di S. Giovanni Battista nell’attuale Bari Vecchia, venne poi lasciato avendo optato i Padri per una sede più centrale, la cui Chiesa conserva tuttora col titolo di S. Teresa. Soppresso nel 1810, non venne più ripreso.

Nel 1930 ebbe inizio un’altra fondazione, col titolo della Vergine del Carmelo e di S. Teresa del Bambino Gesù, in via Napoli nella zona periferica della città sotto la immediata giurisdizione del Definitorio Generale, con lo scopo « di dare ai nostri missionari che sbarcano a Brindisi e spesso ripartono dallo stesso porto, una casa propria, e con la casa le comodità di espletare tutte le formalità necessarie prima di rimettersi in viaggio ».
Sulla prima pietra, benedetta nel 1935 dall’Arcivescovo Marcello Mimmi, poi Cardinale, fu incisa la seguente epigrafe: « A. D. MCMXXXV – Domus Missionum ad Orientales Gentes – Patrum Carmelitarum Excalceatorum ».
In quello stesso anno il Conventino e l’angusta chiesetta provvisoria, costruiti ex novo, erano affidati ai Padri della Provincia Veneta; ma, con decreto del Ven. Definitorio Generale del 25 ottobre 1938 passavano de jure e de facto alla diretta dipendenza della Provincia napoletana. I nostri religiosi portarono il fervore della vita teresiana e si dedicarono con zelo ad un’autentica opera di bonifica morale in una zona materialmente povera e spiritualmente assai arida. Nel 1940 il pio Arcivescovo vi costituì la Parrocchia, affidando ai Padri la cura di circa trentamila anime!
S’imponeva allora la costruzione di una nuova ampia chiesa e di locali efficienti per gli uffici parrocchiali. Molto si lavorò a tale scopo, fra innumerevoli difficoltà e per lungo tempo, prodigando le migliori energie. Finalmente il 18 aprile 1956, festa del Patrocinio di S. Giuseppe, con solennità e austerità di riti, si procedeva alla posa della prima pietra, benedetta dall’Arcivescovo Enrico Nicodemo, che nel discorso di occasione si compiaceva vivamente del bene operato dai Carmelitani Scalzi « in una parrocchia più vasta di alcune diocesi », ed aveva schiette parole di elogio per il dinamico Parroco, P. Egidio di S. Teresa.

Il 5 dicembre 1961 la Chiesa, dedicata alla Madonna del Carmelo e a S. Teresa di Gesù Bambino, era benedetta ed aperta al culto dallo stesso Arcivescovo. La costruzione, moderna, euritmica e maestosa, eseguita su progetto dell’architetto Enrico Del Debbio di Roma, si eleva su un’area di 2500 mq. ed ha una capienza di circa 2000 posti a sedere. Oggi è stata già arricchita di pregevoli lavori di cesello a sbalzo – quali il Crocefisso e il paliotto dell’altare maggiore, i pannelli della Via Crucis e le porticine dei cibori – opera di Arturo Martorelli, uno dei migliori artisti napoletani, allievo prediletto del grande scultore napoletano Vincenzo Gemito (cfr. « Il Mattino » 1 novembre 1959).

Montechiaro

Montechiaro, piccola frazione Di Vico Equense è situato su un amenissimo colle che divide la valle di Vico dal Piano Di Sorrento. Sul punto più avanzato del promontorio sorge a cavaliere la chiesa dedicata alla Vergine Delle Grazie volgarmente detta Cappella del Monte. La sua storia iniziata nel 1541 quando era una piccola Cappella dedicata alla Vergine. Ricostruita nella metà del 1600 fu dedicata alla SS. Vergine e a S.Romualdo probabilmente a motivo del vicino Eremo Camaldoloese di Arola.
Tra il 1870 ed il 1872 fu ampliata e abbellita in stile goticheggiante dai Conti Cosenza, divenendo patronato della Famiglia. La costruzione con cupola centrale si può ammirare da tutta la penisola, poiché spicca per il suo colore rosso pompeiano. L’interno semplice, per le sue linee architettoniche, è luminoso e raccolto. Nell’abside sopra l’altare maggiore, capeggia la dolce immagine di Maria che stringe al petto Gesù Bambino. Dal terrazzo antistante si può ammirare uno dei più suggestivi panorami del Golfo di Napoli con le sue isole e le sue bellezze, come il Vesuvio, Sorrento e dintorni. I fratelli De Curtis ispirati da tanta singolare bellezza, la immortalarono con la canzone “Torna a Surriento”.
Della fondazione di un Convento a Montechiaro si iniziò a parlare nel 1963, essendo di dominio comune la questione di costruire un nuovo Collegio per Aspiranti alla vita religiosa carmelitana. I motivi sono stati analiticamente esposti in una relazione fatta dal P.Teresio, alla presenza d la Curia provincializia e di tutti i Superiori delle case e sono i seguenti: la precarietà della nostra permanenza a Dragonea, dovuta ad una presa di posizione, per una causa in realtà poco fondata, dei PP. Benedettini, di Cava dei Tirreni, padroni del convento; per incrementare le vocazioni da formare in un collegio corrispondente a tutti i criteri moderni; per attuare nello stesso tempo le disposizioni testamentarie della Sig.na Saponara circa l’utilizzo della casa di Nusco, laddove si prevedeva di portare i collegiali durate il periodo estivo e contemporaneamente, aprendola a campi scuola vocazionali.

Brindisi

Il Santuario di S. Maria Madre della Chiesa (in contrada Jaddico) a circa km. 8 dal centro della città di Brindisi, fu costruito fra il 1963 e il 1965 dal sig. Teodoro D’Amici, coadiuvato da un ristretto gruppo di fedeli, in seguito a fatti straordinari (al vaglio dell’Autorità ecclesiastica), che si verificarono dal 14 agosto 1962 al 27 maggio 1963, intorno ad un antico muro, recante un affresco della B. V. Maria che stringe al seno il suo Divin Figlio.
II predetto muro rappresentava e rappresenta i resti della preesistente Chiesa passata alla storia col titolo di Madonna di Gàllico, andata in rovina alla fine del sec. XVIII, tant’è che fino al 1777 era ancora in piedi come si apprende dal Cabrèo (Catasto o Sommario dei beni medioevali), che di essa si occupa.
Dal medesimo Cabrèo apprendiamo che la chiesa di media grandezza, aveva tre altari: quello con l’affresco della Madonna, l’altro con un quadro del Crocifisso e il terzo con l’immagine di S. Eligio (santo francese molto noto e venerato in Francia – Saint Eloj) donde l’attendibilissima supposizione ch’essa sia stata costruita nei secoli in cui gli Angioini (Francesi) regnavano in Napoli.
Della preesistente Chiesa della Madonna di Gàllico stanno parti di colonne barocche a tortiglione con catello, poste di recente a base del nuovo altare centrale ed un’altra mezza colonna rococò, forse il fusto dell’acquasantiera, di cui si parla nel citato Cabrèo, a base dell’attuale ambone.
Dalla “Cronaca dei Sindaci di Brindisi” si rileva che Chiesa della Madonna di Gàllico rappresentava una tappa d’obbligo per gli Arcivescovi, che giungevano a Brindisi per prendere possesso della diocesi.
Ricostruita dalle fondamenta, come s’è detto fra il 1963 e il 1965, fu canonicamente riconsacrata dal Vescovo della diocesi a quattro ore dalla chiusura del Concilico Vaticano II, con dedica a S. Maria Madre della Chiesa, titolo con cui i Padri conciliari salutavano la Vergine, ond’è che si ha ragione di credere che sia stata la prima chiesa nel mondo con tale titolo.
Sin dal 1965 i pellegrinaggi provenienti dai Comuni limitrofi, sono andati sempre aumentando e quotidianamente numerosi sono coloro che si fermano per un saluto alla Vergine e un momento di preghiera.
Dal 27 novembre del 1986 l’attività pastorale presso il Santuario è affidata ai Padri Carmelitani Teresiani della Provincia religiosa napoletana, impegnati nell’alimentare il culto verso la Madre della Chiesa e nel promuovere la vita spirituale. direzione spirituale, ecc.
Annesso al Santuario va sviluppandosi un insieme di opere che formeranno la “cittadella Mariana” secondo i programmi della Pia Associazione della Madonna, che hanno il merito di aver potuto creare in Brindisi un’oasi di spiritualità mariana.

Maddaloni

Questo convento apparteneva ai Padri Domenicani. Il 29 novembre 1927 fu affidato ai Padri Carmelitani Scalzi dal Vescovo di Caserta, Mons.Natale Moriondo, il quale ottenuto dalle Autorità il riscatto di un adiacente edificio tutto in rovina, subordinò la presenza dei Carmelitani a Maddaloni alla condizione che al termine di quattro anni, sui i ruderi di quella demolita costruzione avrebbero dovuto sorgere ex novo un edificio ampio, dalle solide fondamenta e dalla moderna linea architettonica.
Il tutto fu compiuto prima del termine fissato, per interessamento del R. P. Angelo di S. Pio, coé il 18 dicembre 1928, alla presenza dello stesso Vescovo, di autorità civili e militari, i Padri Carmelitani ne potettero prendere possesso.
Un’ala sola del vecchio fabbricato restava abbandonata e diruta fino al 1951 quando il P. Serafino del S. Cuore, Superiore Provinciale, il 27 giugno, dava inizio ai lavori di costruzione di un nuovo Collegio di Aspiranti, dedicato a S. Teresa di Gesù Bambino. Dopo 15 mesi di febbrile lavoro, se ne celebrò solennemente l’inaugurazione il 9 ottobre 1952, con l’intervento di S. Em. il Cardinale Adeodato Piazza c.s., del P. Saverio di S. Teresa, Generale dell’Ordine, del P. Vincenzo di S. Paolino, definitore gen., oltrechè di S. Ecc. Mons. Bartolomeo Mangini e di altre Autorità religiose e civili della Provincia di Caserta.
Fu una data memoranda per il buon popolo di Maddaloni che tanto ammira ed aiuta i nostri Padri. Particolare entusiasmo destò la parola dell’Eminentissimo, che dallo storico balcone del Convento – dove un giorno sostò benedicente Papa Benedetto XIII – volle illustrare alla folla devota il valore spirituale dell’avvenimento.
Recentemente è stata restaurata anche l’artistica Chiesa. Questa costruita nel 1319 a spese dell’Universita di Maddaloni, ma poi ampliata quasi del tutto trasformata e abbellita di decorazioni barocche ad iniziativa dei duchi Carafa che la scelsero per il loro sepolcro gentilizio impegnarono a lavorarvi i migliori artisti per restituire decoro e splendore.
E’ stata totalmente rifatta la copertura della Chiesa, se ne sono consolidate le strutture murarie, è stato restaurato, smontandolo pezzo pezzo, il pregevole soffitto a cassettoni in legno dorato del sec. XVII – con dipinti di G. Balducci – provvedendo alla sua completa ricomposizione con paziente e accuratissimo lavoro.Si è rinnovato il pavimento, curato il ritocco dei magnifici stucchi e la completa attintatura dell’interno e della facciata.
Recentemente, sotto il priorato diP.Anselmo di S.Filomena, verso la metà degli anni cinquanta, la Chiesa è stata restaurata, sia per la tenacia del citato Padre, sia per i sacrifici della Comunità e l’incidenza di favorevoli circostanze ed è stata riaperta solennemente al culto il 13 giugno 1959. Oggi anche la cantoria, l’Organo, il Coro e la Sagrestia sono del tuto mirabilmente restaurati.
Il Carmelo di Maddaloni va ricordato pure per l’opera specifica che in esso è stata svolta: la formazione degli studenti carmelitani che si preparavano a ricevere il sacerdozio, e per quanto i Padri, che si sono avvicendati nella Comunità, hanno operato nell’ambito della Chiesa locale. Già dal 1931, gli studenti di teologia ebbero qui la loro sede. Qui hanno avuto la loro formazione secondo i principi basilari della spiritualità carmelitana: la solitudine, il silenzio, la preghiera. Nel 1952 fu aperto un secondo collegino per gli aspiranti carmelitani. Sono maturate in questi ultimi tempi, nuove opere. Il convento, dopo opportuni lavori di consolidamento e di ammodernamento è stato adattato a “casa di spiritualità”. Accoglie gruppi di sacerdoti e laici per settimane di Esercizi spirituali, incontri formativi, ritiri, aperto anche a singole persone che intendono riflettere sul senso della vita e delle proprie azioni. Accanto all’opera spirituale è sorto anche un centro di cultura denominato “il chiostro” dotato di una piccola moderna biblioteca.

 

CENNI STORICI DELLA CHIESA DELL’ANNUNZIATA E LA VENUTA DI BENEDETTO XIII

Nel 1319, regnando Roberto d’Angiò, l’università di Maddaloni eresse la Chiesa dell’Annunziata, alla quale nel 1331 il vescovo Benvenuto voleva aggiungere un ospedale per i pellegrini ed un monastero di Vergini. Da principio la Chiesa era servita da secolari, ma nel 1499 il conte Gianantonio-Carafa la fece cedere al Padri Domenicani di Lombardia, come é chiaramente dimostrato dall’analoga bolla di Papa Alessandro VI, per cui essi rimasero alla direzione della Chiesa tre secoli e più, sino all’abolizione del convento. Nel 1605 il Duca Marzio I, restaurò il Tempio,

Tuttora si ammira la bellissima soffitta, opera pregevolissima del fiorentino Giovanni Balducci, discepolo del Naldini, protetto da Alessandro dei Medici,che fu poi Papa Leone XI. Detta soffitta che ha un fare Michelangiolesco, ha un colorito bellissimo che risalta benissimo alla distanza di oltre tre secoli. Essa contiene sette grandi quadri in lunghezza raffiguranti il primo, dall’altare, Geremia, il secondo la nascita della Vergine, il terzo Isaia, segue nel centro, davvero imponenete, la coronazione di Maria in Cielo, Davide, la vestizione della Vergine ed in ultimo Salamone. Nella cappella di riscontro si rileva un bellissimo quadro della Vergine del Rosario, circondato di misteri, a fianco trovasi S.Domenico e S.Rosa da Lima, con a piedi il Pontefice S.S.Pio V, nell’atto d’inginocchiarsi; a sinistra é il popolo che recita il Rosario. In questa cappella celebrò Benedetto XIII, come vedremo in seguito, circa la sua venuta a Maddaloni. Fra i tanti lavori in pittura e in marmo, vi è un bassorilievo a grandezza naturale, rappresentante la Madonna delle Grazie, pregevole opera che rimonta al 1537. Oltre al coro d’ingente valore artistico é l’organo maestoso ricco di arte e di oro. Questo tesoro di arte,fu valutato non é guari,dal Sopraindente delle Antichità, comm. prof. Chierici, per oltre 15 milioni, e il Tempio fu dichiarato Monumento Nazionale. Questa monumentale basilica di rilevante valore artistico, fu visitata nel marzo 1727 da S.S.Benedetto XIII di casa Orsini, napoletano, venuto a Maddaloni in forma pubblica. Lo precedeva il SS. Sacramento portato da un prelato a cavallo,fiancheggiato da due altri con lampade accese e seguito da altre carrozze e lettighe con cardinali, prelati e signori romani ed un lungo seguito di cavalieri. Papa Benedetto XIII si recò al monastero dei Domenicani, di sua religione, nel cui chiostro si trattenne col Duca di Maddaloni,Marzio Domenico IV e poi si ritirò nelle sue stanze. L’Imperatore Carlo VI, che in quel tempo era a capo del reame aveva ordinato che il Pontefice fosse servito di ogni cosa, ma il Papa nulla volle per sé, essendo uomo frugalissimo e, non mangiando che legumi, si contentò di piccoli pesci preparati dal suo laico. Il dopo pranzo giunsero i cavalieri rappresentanti la città di Napoli, con numerosa compagnia a fare atto di omaggio e furono benignamente e con benedizioni accolti. Il giorno dopo, il Papa scese in Chiesa a celebrare sull’altare della SS. Vergine dei Rosario, ove lasciò tesori d’indulgenza, presenti non solo i cavalieri della città di Napoli, ma molta nobiltà venuta anche da lontano. Nelle ore pomeridiane, fattosi sul verone che dà sulla piazza, benedisse più volte il popolo numerosissimo, accorso anche dai dintorni. Nella mattinata del terzo giorno il Pontefice prese la via di Benevento, sua primaria sede Arcivescovile, seguito dalla popolazione per molte miglia che si affollava lungo la strada dei campi, abbattendo come una marea, siepi e barriere, per avere la benedizione. Benedetto XIII ritornò in incognito ancora una volta a Maddaloni, fermandosi per un solo giorno.

(da: L.BRIGANTI,Memorie storiche maddalonesi,Aaddaloni 1928)

Matino

MATINO (LECCE)

Il 25 novembre 1951 sorgeva, per volontà e liberalità di Gina Sergio e del fratello Serafino, un nuovo Carmelo a Matino (Lecce). Quattro Suore del vicino Monastero di Gallipoli formavano la prima Comunità. La costruzione della Chiesa, dedicata al S. Bambino di Praga, è stata portata a termine e inaugurata il 13 ottobre 1957.

San Simone

SAN SIMONE (LECCE)

Il 29 maggio 1931 dal Monastero di Gallipoli fu fondato quello di S. Simone di Tuglie (Lecce, sotto il titolo del S. Cuore di Gesù e di S. Teresa del B. Gesù.

Gallipoli

MONASTERO DI GALLIPOLI (LECCE)

Fu fondato il 27 maggio 1692, sotto il titolo dei SS. Nomi di Gesù, Maria, Giuseppe, da Mons. Antonio Perez a Lastra. E’ famoso per un fatto prodigioso avvenuto nella notte del 15 gennaio 1910, mentre versava in estrema povertà. La M. Priora aveva indetto un triduo in onore della SS. Trinità, affidandosi all’intercessione di Suor Teresa di G. B., la cui vita era stata letta in Comunità pochi mesi prima. Il Triduo di preghiere terminava proprio il 16 gennaio, festa del SS. Nome di Gesù.
Vagliato scrupolosamente e riconosciuto autentico dall’Autorità Ecclesiastica, servì per la beatificazione della piccola Santa di Lisieux. Ecco come lo narra con semplicità e candore la Madre Carmela del Cuore di Gesù, Superiora del Monastero, in una lettera alla Madre Agnese di Gesù, sorella della Santina:

Monastero di S. Teresa – Gallipoli – (Lecce) – 16 gennaio 1910

Il Signore ha voluto glorificare la sua serva accordando un miracolo alla nostra Comunità. Le mando la relazione del miracolo avvenuto in nostro favore.
Ma a Roma trovasi un documento importante, firmato non solo da tutte le nostre suore, ma ancora dall’Illustrissimo Mons. Vescovo e da una commissione di Reverendi.
La notte del 16 corrente la passai maluccio, a motivo delle mie sofferenze fisiche e preoccupata da gravi difficoltà. Erano sonate le tre, e, quasi interamente esaurita di forze, mi sollevai alquanto sul letto come per respirare un po’ meglio; poi mi addormen-tai, ed in sogno mi parve di sentirmi toccare da una mano che, tirandomi le coperte sul viso, mi copriva con tenerezza. Credetti che una delle mie consorelle fosse venuta a farmi questa carità, e le dissi senza aprir gli occhi : « Mi lasci, di grazia, non mi scomponi, perchè questo mi farebbe assai male; sono tutta in sudore ». Allora una voce sconosciuta mi rispose: « No, figlia mia, questo non fa male, e non è punto pericoloso », e continuando a coprirmi, e sorridendo, soggiunse: « Mi ascolti, figlia mia : Dio si serve degli abitanti celesti come dei terreni; eccole 500 lire colle quali pagherà il debito della sua Comunità ». E avendole io risposto che il debito della Comunità non era che di 300 lire, ella disse : « Ebbene, il resto sarà in più; ma perchè questo danaro non può tenerlo in cella, venga con me». Senza risposta, pensai: « Ma come devo fare ad alzarmi, che sono tutta sudata ? ». E quella celeste visione penetrando nel mio pensiero, e, pur sorridendo, proferì la parola bilocazione; ed io mi trovai all’istante fuori di cella, in compagnia di una suora Carmelitana, dai cui abiti e dal cui velo usciva uno splendore di Paradiso, che servì per illluminare il cammino. Mi condusse giù nella stanza della Ruota, mi fece aprire una cassettina di legno che conteneva la nota del debito della Comunità e mi consegnò 500 lire.
La guardai stupefatta, e mi prostrai per ringraziarla dicendole « Santa Madre mia ». Ma aiutandomi a rialzarmi, ed accarezzandomi affettuosamente riprese : « No, figlia mia, non sono la Santa Madre, sono la serva di Dio Suor Teresa di Lisieux. Oggi è festa in Cielo e sulla terra, perchè è ìl Nome di Gesù». Tutta meravigliata e commossa, non sapendo che dire, più col pensiero che colle parole: « Oh mamma mia – esclamai – queste violenze continue » ma non potei proseguire.
Allora. l’angelica Suora, toccandomi con la mano la spalla, e sorridendomi : «Figlia mia, – disse, – vuoi forse lasciare la via certa per l’incerta? ». Posandomi poi la sua mano sul velo come per accomodarmelo, e per farmi un’ultima carezza fraterna, si allontanò lentamente : « Aspetti – le dissi – potrebbe sbagliare strada »; ma con un sorriso angelico mi rispose : « No, no, figlia mia, la mia via è sicura, non mi sono ingannata seguendola».
Mi svegliai, e nonostante la mia debolezza estrema mi alzai, scesi in coro, e feci la Santa Comunione. Le religiose mi guardavano, e vedendomi in uno stato di salute da far pietà, volevano far chiamare il medico. Passai di sagrestia, e incontrando le due sagrestane che volevano assolutamente mandarmi a letto, e richiamare il medico, io, per evitare tutto ciò, dissi loro come mi avesse molto commossa l’impressione di un sogno che raccontai loro con tutta semplicità. Quelle religiose mi supplicarono d’andare ad aprire la cassettina, ma risposi che non si doveva credere ai sogni, e che il farlo sarebbe stato un male; le loro istanze però furono tali che per pura compiacenza obbedii. Andai nella stanza della ruota, aprii la cassettina e vi trovai realmente la somma miracolosa di 500 lire. Lascio considerare a Lei il restoSuor M. Carmela del S. Cuore di Gesù. Alla relazione che per obbedienza M. Carmela dovette inviare al Carmelo di Lisieux, M. Agnese così rispondeva. Ci siamo commosse fino alle lacrime; la nostra piccola Teresa quando era ancora quaggiù ci aveva detto: « Se la mia via di confidenza e di amore è sospetta, vi prometto di non lasciarvi nell’errore, tornerò per avvertirvi; se essa è sicura, voi lo saprete ugualmente ». Ed ecco che a Voi, Madre carissima in Gesù, quest’Angelo viene a dire ciò che essa è « La mia via è sicura, non mi sono ingannata ». Forse non avete dato che un senso letterale a questa frase, ma qui è stato ben differente. Ciò che desta maggiormente la mia ammirazione, è che ella sia venuta a dirci questo proprio al momento in cui ci si occupa della sua Causa, in cui si sta studiando la sua «Via» Il fatto di così grande interesse, sia per il miracolo in sè che per la celeste conferma del valore spirituale del messaggio teresiano, fu efficacemente ricordato nel suo 50° anniversario per iniziativa del pio Vescovo della città S. Ecc. Rev.ma Mons. Pasquale Quaremba in tutta la Diocesi di Gallipoli nel 1961. Per l’occasione fu indetta una settimana di studio e di preghiere che suscitò nuovo fervore di vita interiore e commosso entusiasmo.
Le manifestazioni ebbero inizio il giorno 8 gennaio con solenni riti religiosi e con la conferenza dell’On. Prof. Giuseppe Leone, sul tema Il miracolo prova della divinità della Religione. Ogni sera parlò al popolo nella Chiesa di S. Teresa il M.R.P. Gerardo, Superiore Provinciale dei Carmelitani Scalzi di Napoli, mentre altri due figli del Carmelo predicavano nelle Parrocchie di Alezio e di S. Simone. Nel salone dell’Episcopio, dove si raccolse sempre un numeroso e scelto pubblico, la Prof.ssa Dina Colucci conferì sul tema Il miracolo di S. Teresa del B. G. a Gallipoli; il P. Teresio di Gesù Carm. Scalzo di Napoli trattò del Valore della vita religiosa nei tempi moderni; S. Ecc. Mons. Corrado Ursi, trattenne l’uditorio su Il miracolo e la scienza moderna; il R. P. Isidoro Carmelitano Scalzo, della S. Congregazione dei Religiosi, dopo aver letto un telegramma augurale del M. R. P. Generale dell’Ordine parlò sul tema La piccola via di S. Teresa del B.G..

In Chiesa parlarono al popolo S. Ecc. Rev.ma Mons. Pollio, Arcivescovo di Otranto, e S. Ecc. Rev.ma Mons. Ruotolo, vescovo di Ugento.
In ogni manifestazione Mons. Quaremba non mancò di rivolgere al Clero ed a tutti i fedeli di Gallipoli l’invito a seguire le orme luminose della piccola Santa di Lisieux; e il giorno 15, dopo un’imponente Processione, i solenni Vespri Pontificali e la predica conclusiva del R. P. Provinciale dei Carmelitani Scalzi, volle ringraziare di tutto cuore quanti collaborarono con lui alla riuscita delle celebrazioni, e il popolo che entusiasticamente rispose al suo appello paterno.

Santa Teresa Nuova

IL MONASTERO DI S. TERESA NUOVA IN VIA AMENDOLA

« Voglio che il suolo di questa Casa venga calpestato dalle Figlie di S. Teresa d’Avila ». Questo fu l’anelito degli ultimi anni di vita, e « l’ultima volontà testamentaria espressa sul letto di morte dall’illustre Cav. Giuseppe Gimma, alla sua nobile e diletta Calò (…). Il buon Dio accolse il pio desiderio del Signor Giuseppe Gimma. Il suo avito palazzo, trasformato in un piccolo Carmelo, dopo appena tre anni dal suo decesso, avvenuto in Bari il 10 maggio 1917.
La Signora Antonietta Calò, mantenendo fede alla volontà del consorte, propose subito il progetto della nuova fondazione a Mons. Giulio Vaccaro, allora Arcivescovo di Bari, che lo approvò di buon grado.
La Fondatrice del monastero fu la stessa figlia dei coniugi Gimma, Suor Teresa di Gesù.
Nata il 10 marzo 1880, aveva apportato ai suoi genitori, provati dalla perdita di due figli, nuova gioia e nuove speranze. Le fu imposto il nome di Teresa.
A 18 anni chiese di entrare a far parte delle Figlie di S. Teresa. Tale richiesta, com’era da prevedersi, mise lo scompiglio nella serena casa dei coniugi Gimma, i quali guardavano alla figliuola, come all’unica erede del loro casato.
« Alla mente dei coniugi Gimma, si prospettò il vuoto più desolante per la separazione dalla loro unica figlia. Le speranze più rosee per un luminoso avvenire, s’infransero ad un tratto, e il loro nido di amore divenne freddo per il temuto distacco che tra poco doveva avvenire. Furono escogitati vari mezzi per sviare dal cuore della giovane Teresa la vocazione religiosa, ma nulla bastò a rimuovere dalla sua nobile decisione la futura Carmelitana, che disprezzando quanto il mondo poteva offrirle, nel fiore dei suoi anni, il 29 maggio 1898, sorretta da una forza arcana varcò la soglia benedetta del Carmelo di S. Giuseppe in Bari… ».
« Dopo il Postulato, che fu abbastanza prolungato per le preghiere del Cav. Gimma, che- sperava e attendeva il ritorno della sua amata figlia nell’avita Casa, Teresa potè finalmente vestire le Sacre lane del Carmelo, tra l’ammirazione e l’entusiasmo di quanti la conoscevano. Le fu conservato il nome di battesimo per le istanze ancora del suo papà ».
Quando le giunse, il 13 luglio 1920, il comando formale da parte dell’Arcivescovo di lasciare il suo monastero per dare vita al nuovo Carmelo, Suor Teresa lasciò subito (14 luglio 1920) l’amato Chiostro, « dopo ventidue anni di pace e di gioie intime, gustate nella dolce oasi di S. Giuseppe », e fece ritorno alla casa paterna.
« Il giorno seguente, 15 luglio, per espressa volontà di S. Eccellenza, Mons. Vaccaro, venne celebrata la prima S. Messa nella cappellina improvvisata del Palazzo Gimma (…). In quello stesso giorno, Sua Eccellenza fece pervenire una lettera a Suor Teresa, promettendo di proteggere la nascente opera ed invitandola ad iniziare i lavori di trasformazione del Palazzo » (Archivio del Monast.Ben presto fu formata la Comunità, secondo le leggi carmelitane.

 

Nel 1932, l’Arcivescovo Augusto Curi, d’accordo coi Superiori dell’Ordine, decise di trasferire le Religiose in altro luogo, lontano dalla città. Fu acquistata l’attuale villa ed ampliata e modificata secondo le esigenze. La Comunità lasciò il Palazzo Gimma, e si trasferì in Via Salerno nel 1935.
Il 5 giugno 1938, le Religiose emisero i voti. solenni, e dieci anni dopo, nel 1948, il primo dicembre, la M. Fondatrice, che aveva già visto prosperare la sua opera, dopo una vita edificantissima, rese la sua anima a Dio.
Il 22 aprile 1954, il Monastero fu posto sotto la giurisdizione dell’Ordine.
Infine, nel 1959, la Comunità si trasferì in una nuova Casa, costruita nella stessa proprietà di Via Salerno (oggi Via Amendola), acquistata nel 1934.