A 100 anni dal Miracolo della guarigione della Beata Suor Maria Giuseppina per intercessione di San Francesco Saverio, 26 giugno 1923 – 2023, la Chiesa di Napoli celebra la memoria liturgica della beata nel Monastero dei Santi Teresa e Giuseppe ai Ponti Rossi (NA). A presiedere la S. Messa di Ringraziamento Sua Ecc.za Mons. Francesco Beneduce, concelebrano il nostro Provinciale, P. Luigi Gaetani OCD e il Provinciale dei Passionisti, P. Matteo Nonini. Presenti alla celebrazione molti religiosi e sacerdoti che hanno accolto l’invito per ringraziare Dio per il dono di Suor Giuseppina.
Ogni dettaglio nel Monastero profuma di santità, dai fiori che adornano sia l’altare che la tomba di Suor Giuseppina, alla piccola mostra allestita in sacrestia con tutti gli oggetti , foto e l’abito appartenuti alla beata . Lateralmente all’altare la reliquia di Suor Giuseppina – tutto ci parla della monaca santa, lei che ha saputo uniformarsi al volere di Dio attraverso un’opera continua di “svuotamento” di se stessa, dei propri progetti , delle costruzioni dell’amor proprio. Suor Giuseppina si offriva senza resistenze , tanto da lasciarci nell’Autobiografia il suo pensiero riguardo la sua malattia : “Sono ridotta come foglia portata dal vento, e dove il vento mi spinge , ivi mi porto , sicura di compiere il volere di Dio e decisa a glorificarlo là dove mi porta”. Ella diventa il gomitolo nelle mani di Dio , giocattolo , trastullo ! Tanto da inchiodarla nell’immobilità più assoluta , facendola muovere su una sedia a ruote che lei chiamerà – la mia topolino . (Quando Fioriscono le Spine – Alessandro Pronzato).

Durante l’omelia di Sua Eccellenza Mons. Beneduce in ricordo di una vita offerta e vissuta nella totale unione con Dio ci invita a pregare e ringraziare Dio nella gioia di un evento, di un centenario che ci consente di conservare la memoria dei passaggi di Dio nella nostra vita e rafforzare la nostra fiducia nel Padre. Attraverso la Parola di Dio, Sua Ecc. Beneduce ci ricorda che l’amore di Dio ci aiuta a comprendere nella figura di Suor Giuseppina che l’iniziativa delle nostre vite è sempre in Dio in quanto nessuno ha deciso di nascere ma tutti noi siamo frutto di un dono, e siamo chiamati ad accogliere questa vocazione e che spesso molte cose nella nostra vita non dipendono da noi , magari una piccola parte dipende da noi , ma una parte considerevole delle cose dipende da come noi le viviamo, quando Maria Giuseppina entra in monastero deve fare i conti con il dono della vita, e la vocazione la devi vivere anche in un contesto avverso e lei non trova le avversità all’esterno ma nel proprio corpo, nella malattia e cinque anni di questo grande calvario fatto tutto in salita ci dice, facendo eco con un’ espressione tipica di Papa Francesco – fate attenzione agli scarti , perché noi viviamo in un tempo in cui la frenesia e l’efficienza è il criterio madre per tutte le cose , per cui ciò che non è buono non è efficiente, viene scartato e viene buttato. In realtà con la sua malattia che rasenta la quasi totale infermità è come se ci dicesse che Dio è capace di fare cose grandi dagli scarti. Perché noi uomini con le grandi capacità, con i grandi mezzi facciamo grandi cose , ma quando avviene qualche cosa di grande, senza il concorso dei nostri mezzi , allora Dio è all’opera ! E questo è quello che ci dice Maria Giuseppina – Non disdegnare anche in nome della vita, in nome della salute, in nome del progresso umano dell’umanità, di ricorrere a tutti i mezzi che l’intelligenza umanizzata sa far crescere accanto a questo, fare in modo che il criterio non sia l’efficienza, perché per Dio non c’è nessuno che è scarto. E in questo senso la sua malattia ci dice che se noi gli permettiamo di starci accanto, Dio continua a lavorare e non c’è nessuna situazione che è così chiusa che non può aprirsi alla vita ed essere feconda .
S. Paolo ci dice che c’è una sapienza che non è la sapienza del mondo, lui si è presentato ai Corinti non con grandi discorsi , con grande maestria, con grande retorica, parla di una sapienza che viene dalla croce, e Maria Giuseppina riceve la vita, l’ accoglie , la vive nell’unica possibilità che ha, o di maledire la vita o di affidare a Dio la vita, nonostante la prova grave della sua malattia, ha potuto dare quello che poteva e in alcuni casi quasi niente, magari avvertendo anche il peso che poteva essere per la comunità, per le consorelle. Tuttavia non si è mai ribellata, quindi è come se ci dicesse: guardate, c’è una solidarietà che noi chiamiamo in maniera straordinariamente bella , comunione dei santi , che non riguarda solo la chiesa terrena , la chiesa pellegrinante, riguarda noi, ma riguarda anche quelli che sono già arrivati alla casa del Padre e in maniera incessante, in maniera perenne intercedono e pregano per noi, ed è per questo che stasera, a te Maria Giuseppina affidiamo i nostri cuori , i nostri corpi , le persone a noi care e poi man mano allargando questo sguardo a questo quartiere a questa città , e poi via via al nostro paese , al mondo , tutta la Chiesa , lì dove ci sono uomini in pace , uomini solidali ma anche uomini in guerra, lì dove ci sono notti serene e gioiose dove regna l’amore e notti in cui le persone fanno fatica a vivere a volersi bene , a volte all’interno delle case, a volte all’interno del nostro stesso cuore, e allora ci ricordi che c’è questa comunione e che se preghiamo gli uni per gli altri, presto o tardi arriva all’orecchio di Dio, al cuore di Dio la nostra supplica perché a volte ci sono situazioni in cui abbiamo bisogno di essere confortati, di essere resi forti, e di essere accompagnati dalla preghiera gli uni degli altri perché nessuno di noi può dire che non ha bisogno degli altri, è una pia illusione di quando abbiamo due spiccioli in tasca e quando abbiamo un po’ di salute, e allora Maria Giuseppina ci dice esattamente questo…. Rafforzate i vincoli della comunione, amatevi gli uni gli altri, amate la Chiesa, amate l’umanità anche quella di casa, dei colleghi di ufficio, che qualche volta vi fanno qualche sgarbo, c’è qui un amico … che magari quante delusioni possiamo dare o ricevere, ma se ci fermassimo di fronte a questo, rischieremo di essere delle isole tra di noi e quando poi abbiamo lealmente bisogno, non abbiamo quella riserva di umanità, che Maria Giuseppina ha maturato proprio sul letto della sofferenza e proprio perché è stata visitata da Dio in quel momento e ha vissuto sotto lo sguardo di Dio , lei poi è stata capace di saper entrare nel cuore e anche quando era nella infermità, le persone venivano perché lei potesse dire una parola, leggere il cuore, e in questo senso poi il Signore le ha dato il dono anche dell’ispirazione di capire che cosa c’è nel fondo del cuore umano, perché è stata sempre attenta e vigile a capire come Dio lavorava nel suo cuore, affinché lei potesse intercedere per noi, come le è stato fatto da S. Francesco Saverio, ed elargire qualche segno della presenza di Dio. Perché se noi restiamo uniti a Lui come Maria Giuseppina che ha testimoniato e ricercato nello sguardo di Dio la felicità senza mai rinnegarlo, sia nelle infermità, che nella guarigione ha saputo restare nell’intimità con il Signore, ci dice per quello che potete, vivere sotto lo sguardo del Padre, perché da come siamo guardati, guardiamo gli altri, e in qualsiasi avversità le persone restano amate dal Padre, e se abbiamo un solo Padre siamo chiamati a crescere nella fraternità e a non dire mai basta a nessuno , anche quando siamo messi a dura prova. Rimanete nel mio amore e in questo amore tra il Padre e il Figlio c’è tutta l’umanità e attraverso la comunione dei santi , attraverso la sua opera dentro il nostro cuore, non ci abbandona, non ci molla e in qualsiasi situazione anche nella sofferenza troveremo la gioia e la consolazione, di rimanere nel suo amore anche se crocifissi.
C’è ancora il passaggio – amatevi gli uni gli altri che non c’è amore più grande che dare la vita, e Maria Giuseppina quando aveva poche forze quasi nulla, non si è mai sottratta ad essere una donna di ascolto perché l’ultima prova della nostra vita anche quando vorresti dire basta, poi si trova sempre la forza e in questo Maria Giuseppina dice : – se tutti viviamo sotto lo sguardo di Dio in qualsiasi circostanza avremo le risorse che Dio ci mette dentro per vivere in pienezza la vocazione ,e questo porta frutto! E se noi stiamo qui è per il frutto di questa santità , che noi oggi accogliamo con gioia e rendimento di grazie e viviamo col desiderio di metterci in questa scia, affinché l’Eucarestia che noi celebriamo questa sera sia alla comunità delle suore, a noi consacrati , a tutti noi battezzati segno che tutti possiamo essere Maria Giuseppina che ha saputo dare precedenza agli altri senza mai riservarsi nulla per sé!
Al termine della celebrazione eucaristica il Provinciale, P.Luigi Gaetani OCD esprimendo la sua gratitudine a Sua Ecc.za Beneduce e a tutti i presenti rivolge un breve ma intenso pensiero per Suor Maria Giuseppina:
Ecc.za Reverentissima, Rev. P. Massimo, Provinciale dei Padri Passionisti , carissimi confratelli nel sacerdozio, e voi tutti fedeli , grazie!
Il mio grazie alla Priora di questa comunità e grazie alla comunità di carmelitane scalze , in questo momento storico singolare di grazia della loro vita e della loro testimonianza in questa chiesa particolare.
Cento anni di memoria di una fragilità che non è solo la storia della fragilità della madre Giuseppina , ma la storia della fragilità di ciascuno di noi , e in questa fragilità ci riconosciamo carovana umana come direbbe Papa Francesco, ognuno con le proprie sensibilità e profondità di dolore, di amarezza, di tenerezza . Sono anche cento anni di memoria di una carezza perché il braccio di S. Francesco Saverio è stata una carezza infinita nella vita e nella storia della madre Giuseppina , è stato un impatto tra Dio e l’umano, è stato il segno di una tenerezza quella di Dio che ci sfiora e ci risana e poi un altro elemento in memoria di questi cento anni quando la madre Giuseppina si è sentita portare dal vento, perché quella carezza direbbe San Giovanni della Croce è la carezza dello Spirito, è il soffio! E questo vento leggero che trasportava Madre Giuseppina è segno dello Spirito che ci accompagna che ci guida , che ci ricrea come quando Dio ha insufflato nelle narici di quella terra e l’ha resa un’ essere vivente e qui in rendimento di grazie accogliamo tutto questo , e viviamo anche noi l’esperienza della nostra fragilità consegnata ,di una carezza ricevuta e di un soffio dello Spirito che ci anima per essere testimoni di Gesù.
Grazie Madre Giuseppina! .
Articolo a cura di Ketty Bianco OCDS