Elia di San Clemente, La ragazza del Mare: “La Bambola di Sale”

 

C’era una volta una bambola di sale. Sì fatta proprio di sale. Era graziosa: aveva un bel visino, due occhi azzurri come il mare, un piccolo cuore che batteva, batteva come l’onda.
Quando aveva avuto l’uso di ragione le avevano spiegato che lei veniva da molto lontano.
Era stata fatta con una materia che proveniva da un misterioso, sconfinato essere che si chiamava Oceano.
“Mi dicono che sono nata dall’Oceano. Voglio conoscere l’Oceano”. Era il suo pensiero dominante, il suo tormento.
La bambola di sale pensava ogni giorno, anzi ad ogni momento “Come sarà l’Oceano? Io gli rassomiglio?
Raggiungerlo, toccarlo, sperimentarlo divenne la passione della sua vita.” È una follia, – la ammonivano gli amici, – l’Oceano è lontanissimo, irraggiungibile, enorme, non puoi pensare di toccarlo “.
Ma la Bambola di sale si mise in viaggio e camminò, camminò. Attraversò boschi e deserti, prati fioriti e steppe. Conobbe popoli e civiltà e ogni tanto chiedeva notizie dell’Oceano.
“Sì, ne ho sentito parlare, – qualcuno le rispose, – forse esiste, ma è lontano”.
Cammina, cammina e finalmente le fu detto: “L’Oceano? Certo! Sei quasi vicina “.
Le ritornarono le forze, e il desiderio si fece ancora più vivo. “Sono vicina, tra poco saprò chi è l’Oceano”.
L’immensa distesa azzurra si presentò ai suoi occhi e rimase senza fiato.
Era più grande di quanto avesse immaginato… non si vedevano limiti.
Fluido, luminoso, imprevedibile, dinamico e possente e, tuttavia, cosi pieno di fascino e di mistero.
Poterlo toccare! Ma come osare? Come presumere di toccarlo?
Eppure ora che l’aveva visto si era acceso più esigente il desiderio di sperimentarlo, con tutti i suoi sensi, non solo con gli occhi.
Mosse alcuni passi e si fermò. Lo guardava senza stancarsi. Estasiata in silenzio.
Fu lui, l’Oceano, che d’improvviso le andò incontro e l’avvolse con un abbraccio di estrema dolcezza.
Sentì rabbrividirsi, tra lo smarrimento, la gioia e la paura.Ma fu un contatto fugace, sufficiente solo a rinnovare in lei il desiderio di una conoscenza più profonda, di un abbraccio più intenso.
Mosse ancora alcuni passi e si sentì calare nell’Oceano. Vi era dentro.
Mai nessuna esperienza di vita era stata più forte. L’oceano la lambiva con forza e soavità, con tenerezza e passione.
La Bambola di sale sentì che qualche cosa di sé si scioglieva. Si sentiva avvolta da una dolcezza straordinaria.
Camminò ancora e si accorse che l’Oceano la stava consumando, raggiungendola nell’anima più profonda, nel suo essere. Esperienza ineffabile. Chi era l’Oceano? Ora lo stava sperimentando.
A poco a poco la sua secchezza si sciolse e lei, Bambola di sale, penetrò nell’Oceano e scomparve. La Bambola di sale e l’Oceano: una cosa sola.

da “La Ragazza del Mare”, (Romanzo sulla vita della Beata Elia di San Clemente) di sr Nicla Spezzati

 

“Giunti (alla spiaggia) il mio sguardo si spaziava nel contemplare per lunghe ore l’immensità dell’oceano che tanto bene rivelava la grandezza e la potenza di Dio…

Mi attraeva uno  scherzetto che la sorellina Domenichina soleva fare. La piccola bimba affacciandosi al loggione della spiaggia si divertiva nel lanciare in fondo alle acque delle pietruzze e alle volte anche dei confetti… il mare accettava tutto ugualmente, e le onde parevano col loro mormorio ringraziassero la delicata manina di tanta bontà.

Io mi divertivo nel guardarla e un mistero ineffabile si spiegava in me. Pensavo che quel semplice scherzetto era una pallida immagine della bontà di Dio.

Oh! Come questa accoglie con amore tutte le anime che generosamente si lanciano in essa restando preda dell’amore…  Sì, nei profondi abissi della bontà di Dio la mia anima trovò un sicuro asilo…”

 

(Beata Elia di San Clemente – Scritti, pg 138)