Il restauro della statua marmorea di S. Teresa d’Avila

La bellezza può offuscarsi. Persino l’anima, creata a immagine e somiglianza di Dio, bella come un diamante può essere coperta da una coltre di polvere scura. Lo spiega S. Teresa nella sua opera più bella “Il Castello interiore”. Una descrizione che calza bene anche per la sua statua di marmo il cui restauro, presentato mercoledì 27 maggio alle ore 17.30 nella Chiesa di S. Teresa a Chiaia, offre l’occasione di far apprezzare al pubblica anche la Chiesa di cui fa parte, la prima in assoluto dedicata alla nostra fondatrice.


Qui la statua progettata da Cosimo Fanzago è dal 1664, anno in cui la santa fu nominata, per acclamazione popolare, compatrona della città. Un vero e proprio intervento conservativo non c’era stato e il tempo aveva un po’ spento la bellezza di questa statua. Occasione propizia per il restyling è stata la celebrazione del V centenario della sua nascita (Avila, 28 marzo 1515).

La città riscopre la sua compatrona, attraverso una delle opere più belle a lei dedicata. Ma piacerebbe alla santa castigliana questo restyling? Forse il suo commento sarebbe meno pungente di quello rivolto al povero Giovanni della Miseria, frate carmelitani scalzi di origini napoletane, “reo” di aver fatta posare giorni e giorni per un quadro che la ritraeva, a dire della santa “vecchia e cisposa”, come ha ricordato p. Luigi Borriello in un intervento che troveremo presto nella brochure realizzata da Incontri Napoletani (promotrice del restauro).

Stefania De Bonis