Carissimi confratelli, famigliari e parenti di P. Cirillo Di Rienzo (nato ad Aquilonia 2 Gennaio 1934 + 28 Agosto 2015), carissimi voi tutti qui presenti per vivere nella fede l’atto ultimo della consegna alla tenerezza di Dio, di questo fratello e amico. Si teme la morte, se la vita è stata poco donata, ma se questa è stata spremuta, attraversare la morte fa meno paura. P. Cirillo ha vissuto la sua vita fino in fondo, donandola a piene mani nei diversi contesti e responsabilità a cui l’obbedienza lo ha chiamato.
Da ragazzo, lasciando questo suo amato e mai dimenticato paese di Aquilonia dove era nato il 2 gennaio 1934. I suoi occhi erano sempre lucidi e tradivano una certa emozione quando si parlava della sua terra, della sua casa, della sua famiglia. Era rimasto bambino rispetto a questa appartenenza che gli colmava il cuore di tepore familiare.
Da giovane frate, vivendo il Collegio di Dragonea (SA) prima e Maddaloni poi, come due contesti vitali capaci di appassionarlo rispetto alla sua Provincia religiosa, all’appartenenza, di riempirgli la vita di tante amicizie e di tanto apprendimento. Quando parlava di quegli anni, faceva trapelare tutta la felicità che aveva segnato quelle relazioni e quei luoghi della memoria, dove emise la professione religiosa il 1 agosto 1951.
Studente a Roma, presso l‘amato Teresianum, venne ordinato sacerdote il 5 aprile 1959. Qui svolse l’incarico di Professore, fino a quando fu chiamato all’ufficio di Procuratore Generale presso la Curia Generalizia, divenendo collaboratore e amico fedele di P. Anastasio Ballestrero e P. Finiano. Quelli restano, senza dubbio, anni indimenticabili del suo senso di appartenenza alla Chiesa e all’Ordine; anni attraversati dall’esperienza del Vaticano II, vissuto come evento che toccava, cambiava, impostava la vita, che ti faceva sentire parte viva della Chiesa, facendotene innamorare. In quella esperienza romana P. Cirillo maturò l’amore forte alla Chiesa; lì apprese a mettere insieme l’esperienza al Carmelo teresiano e la dedizione alla Chiesa; in quel contesto visse un felicissimo e mai sopito amore all’Ordine, un amore concreto fatto di persone, eventi, amicizie e tante condivisioni. Quanti ricordi cari, legati a quella stagione fascinosa della sua vita! Possiamo dire che tutto l’amore per l’Ordine maturò in quegli anni. Le personalità dei Padri Anastasio Ballestrero e del P. Finiano, l’amicizia fraterna con P. Giuseppe Caviglia e P. Innocenzo Parente furono come la fontana del villaggio, alla quale attinse per dissetarsi.
Quella stagione fu intensa e ricolma di amicizie belle, durate un’intera vita, amicizie segnate da comuni valori ed esperienze condivise. Come non ricordare le bellissime giornate estive di Campiglioni o le ricreazioni al Teresianum, l’impegno per la costruzione dei monasteri di Tolentino e Nuoro, l’amicizia e l’impegno di formazione per gli Istituti delle Carmelitane di Torino, di Firenze, di tanti monasteri di Carmelitane Scalze e delle sempre care Suore degli Angeli.
Ormai maturo religioso, terminato il suo servizio presso la Curia generalizia, chiese ed ottenne il permesso di recarsi missionario in Brasile, nella nascente realtà del Sud-Est. Quelli furono anni di gioioso servizio pastorale e di testimonianza nella casa di formazione. In quel contesto, maturò forte la convinzione che “solo Dio basta”, come disse in una circostanza, facendo sue le parole di S. Teresa di Gesù. Sì, la missione ti porta a dare tutto di te, espropriandoti di ogni cosa; eppure è l’esperienza più arricchente ed essenziale della vita, quella esperienza che a nessuno può mancare, sebbene si possa realizzare in forme e contesti ordinari, se si vuole veramente giungere alla vita adulta della fede e alla qualità alta della vita.
Da religioso approdato all’essenziale, p. Cirillo tornò nella Provincia OCD di Napoli mettendosi a disposizione e apportando la ricchezza della sua esperienza e del suo entusiasmo. Intraprese così, dopo un breve periodo trascorso a Bari, l’avvio della fondazione di Brindisi (Jaddico), era l’anno 1986. Si tuffò in questo impegno con tutte le sue energie facendo non solo il Superiore e Rettore del Santuario mariano, ma anche l’idraulico, il muratore l’elettricista, come era suo solito. In quella realtà, così piena di grazia e così povera di mezzi, amò e fu amato da tanta gente. Quella “Cittadella mariana”di Jaddico gli rimase per sempre nel cuore, perché Maria SS.ma e tutta quella gente avevano preso il suo cuore di padre, fratello ed amico. Infatti, sebbene sembrasse sempre un po’ severo e schivo, in realtà P. Cirillo era solo un po’ timido e insicuro, bastava poco per entrare in dialogo e progressivamente in quella fiducia che diveniva amicizia e stima. Così è stato per le famiglie Stano, Rollo, Gravina, Pertoso, Serse, solo per citarne alcune, come per quelle amicizie vissute con i confratelli P. Mario Pichierri e P. Filippo Calabrese.
Da ultimo, dopo la morte di P. Gennaro Ferrandino, assunse l’onere di economo e rappresentante legale della Provincia, svolgendo questo ufficio con responsabilità e dedizione, sapendo coniugare rigore economico e saggia amministrazione. In questo periodo fu conventuale a Napoli, a Bari, a Maddaloni ed infine a Montechiaro. Posso testimoniare l’esemplarità e il generoso servizio ecclesiale, il senso delle istituzioni e della fraternità, con le quali P. Cirillo ha vissuto tutti questi passaggi. Di queste esperienze, sento il dovere di dire grazie alla comunità di Montechiaro, in particolare a p. Mario Ferrante, a P. Nicola Galeno e a Fr. Giuseppe Iaquinto, per l’amore e la delicatezza con cui hanno accompagnato l’insorgere e l’aggravarsi della situazione fisica di P. Cirillo, bisognoso di attenzione, di carezze e sorrisi; amato da fratello tra i fratelli, fino a quando le nostre capacità seppero far fronte alla sua malattia.
La nostra dolorosa resa venne motivata, ce lo dicemmo in più incontri comunitari, dal solo pensiero di dover e voler garantire una più idonea assistenza medica e di accompagnamento. Così vivemmo quel primo periodo di ricovero ad Ariano Irpino e, successivamente, a Teano dove l’impatto fu superato dalla calorosa accoglienza delle Suore degli Angeli a cui va la nostra gratitudine. Un’altra scelta, l’ultima, fu quella della residenza “Cittadella mariana di Padre Pio”, a Sessano del Molise (IS) che, data la lontananza, ci portò a visitare poche volte P. Cirillo, questo il mio e nostro rammarico. Ma anche in questo caso la scelta venne dettata dal bisogno di garantire un maggior bene e una prossimità alla sua famiglia. Tutta la nostra gratitudine al fratello Elio e, attraverso di lui, a tutta la famiglia Di Rienzo.
Carissimi, ho tentato così, attraverso alcune pennellate, di dire qualcosa della vita e del servizio reso da P. Cirillo alla Chiesa e all’Ordine. E’ dentro questi anfratti della vita che, poi, dobbiamo scendere per ritrovare quelle virtù, quello spirito che hanno adornato di bellezza, dando forma, alla identità e personalità di padre Cirillo uomo, religioso e sacerdote.
Cirillo è stato un uomo forte e attento; sebbene schivo e riservato, è stato capace di vivere e coltivare amicizie profonde, di fare della sua vita un dono per gli altri, senza riserve. E’ stato un religioso felice di essere Carmelitano Scalzo, con un senso profondo di appartenenza carismatica e di amore all’Ordine, osservante attento delle Costituzioni, eppure così profondamente teresiano nel tratto spirituale. Infine, è stato un pastore dedicato alla gente, sia nell’esercizio sacerdotale che comportava attenzione alle persone attraverso la direzione spirituale e la confessione, sia attraverso la testimonianza trasparente ed esigente della sua vita.
Carissimi, sento il dover di dire grazie al Signore e alla famiglia Di Rienzo per il dono di P. Cirillo. Un grazie che vuole essere segno di riconoscenza, ma anche vincolo di appartenenza e di comunione che permane. Infatti, se in vita un religioso avvicina la sua famiglia naturale alla famiglia religiosa, è altrettanto vero che con la sua morte quel vincolo diviene una comunione per sempre. Dentro questa comunione, continueremo a fare memoria grata di questo fratello ed amico; dentro questa comunione le nostre famiglie continueranno a frequentarsi e a sentirsi reciprocamente legate. Grazie alla Provincia OCD di Napoli che ha saputo donare e custodire questo fratello.
Il Signore Gesù metta balsamo sulle ferite dei nostri cuori e ci doni la sua pace.
Aquilonia, Omelia del 29.08. 2015
P. Luigi Gaetani, OCD
Provinciale