“Noi abbiamo riconosciuto il titolo di Dottore della Chiesa a Santa Teresa di Gesù” affermò solennemente il Papa Paolo VI il 27 settembre del 1970, in occasione del conferimento e del riconoscimento di tale titolo alla santa di Avila. A distanza di 50 anni vogliamo riflettere sulla grande portata di questo evento in seno alla Chiesa universale, e per prima cosa è bene partire da una domanda semplice ma fondamentale: chi è un dottore della Chiesa? Perché gli viene riconosciuto questo titolo?

Come è noto, San Paolo nella Seconda Lettera ai Corinzi afferma: “Alcuni perciò Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come dottori; poi vengono i miracoli, poi i doni di far guarigioni, i doni di assistenza, di governare, delle lingue” (2Cor 12,28-29). La radice, dunque, è biblica; ma lungo la storia e la tradizione ecclesiale questo titolo verrà sempre più “teologizzato” e messo in evidenza attraverso dei decreti speciali da parte dei rispettivi papi, i quali arriveranno a stabilire e a proclamare dottore della Chiesa il soggetto che si distingue per santità di vita, ortodossia nella fede, e soprattutto per una scienza eminente nelle cose sacre, testimoniata dagli scritti.
La portata e l’originalità di questa realtà sta nel fatto che la dottrina di un dottore della Chiesa è fatta propria nella sua sostanza dalla Chiesa. Ciò significa che da quella dottrina non ci si può discostare perché la Chiesa l’ha riconosciuta pura e propria. La questione non è banale: durante la sua vita il dottore della Chiesa attinge da quest’ultima i suoi insegnamenti solidi e sicuri, e successivamente diventerà lui stesso fonte teologica da cui la Chiesa potrà attingere ulteriori dottrine per farle proprie e proporle al popolo di Dio. Vi è un interscambio fruttuoso tra il singolo battezzato e l’intera comunità dei battezzati.
A proposito di questo aspetto, possiamo dire, a proposito dell’evento che oggi celebriamo, che gli insegnamenti del Concilio Vaticano II hanno portato i loro frutti: infatti, il fatto che per la prima volta nella storia della Chiesa sia stata proclamata dottore una donna, testimonia e ricorda che in virtù della consacrazione battesimale il cristiano fruisce del carattere regale, profetico e sacerdotale di Cristo, e pertanto chiunque, uomo o donna, può partecipare alla vita e alla santità di Dio e può ricevere l’unzione dello Spirito Santo, che è il vero maestro delle anime, colui che istruisce e ricorda ogni cosa (cfr. Gv 14, 26).
È in Dio infatti che sussiste l’origine di quella scienza e di quella sapienza eminente che oggi ammiriamo in Santa Teresa d’Avila e in tutti i dottori della Chiesa; “parliamo di una sapienza divina, misteriosa, che è rimasta nascosta… ma a noi Dio l’ha rivelata per mezzo dello Spirito” (1Cor 2,7.10).
Insieme poi all’ispirazione divina che l’ha animata, possiamo dire che la sua intelligenza, la sua formazione, le sue letture e la sua esperienza di preghiera hanno fatto il resto; la grazia infatti poggia sulla natura.
La dottrina di Santa Teresa è un brivido d’amore trasmesso a tutta la Chiesa universale; il suo insegnamento è impregnato del messaggio sull’orazione, che per la mistica spagnola non significa altro che “stare soli a soli con Colui dal quale sappiamo di essere amati” (V 8,6).
È a questa scuola che la mistica spagnola ha perfezionato la sua dottrina; di lei si può dire di aver saputo fare “teologia in ginocchio” nella consapevolezza che la Sapienza eterna la abitava e la istruiva in ogni momento, nella contemplazione come nell’azione.
Ecco le parole del papa Paolo VI, durante l’omelia della proclamazione, mentre parlava dell’orazione come tema centrale della dottrina della santa di Avila: “La sua dottrina è qui. Ella ha avuto il privilegio e il merito di conoscerli questi segreti per via di esperienza, vissuta nella santità d’una vita consacrata alla contemplazione e simultaneamente impegnata nell’azione, e di esperienza insieme patita e goduta nell’effusione di straordinari carismi spirituali”.
E commentando l’attualità del dottorato di Teresa, il papa pronunciava queste parole, che ancora oggi noi ci sentiamo di ripetere: “È questa la luce, resa oggi più viva e penetrante che il titolo di Dottore, conferito a Santa Teresa, riverbera sopra di noi. Il messaggio dell’orazione! Viene a noi, figli della Chiesa, in un’ora segnata da un grande sforzo di riforma e di rinnovamento della preghiera liturgica; viene a noi, tentati dal grande rumore e dal grande impegno del mondo esteriore di cedere all’affanno della vita moderna e di perdere i veri tesori della nostra anima nella conquista dei seducenti tesori della terra. Viene a noi, figli del nostro tempo, mentre si va perdendo non solo il costume del colloquio con Dio, ma il senso del bisogno e del dovere di adorarlo e d’invocarlo”.
In conclusione, in questo giorno di festa per questa bella ricorrenza, noi carmelitani siamo grati a Dio per aver ispirato e mosso Santa Teresa a trasmetterci le parole e i pensieri che il suo Sposo le ha suggerito e confidato intimamente per tutti noi; il giardino del Carmelo, al cui interno sono fioriti già 3 dottori della Chiesa (Santa Teresa di Gesù, San Giovanni della Croce e Santa Teresa di Gesù Bambino), possa essere monito per tutti noi per comprendere che non si è santi da se stessi e per se stessi, ma a servizio di Dio e della Chiesa; e per comprendere ancora che coloro che vengono insigniti di questo titolo hanno potuto insegnare perché hanno saputo anzitutto apprendere, e cioè fare della loro cattedra prima di tutto un banco di scuola, dove gustare tutta la sublime scienza di Gesù Cristo per poi comunicarla al mondo.
Questa scienza è racchiusa nel mistero della croce, la vera cattedra di legno dove i cristiani apprendono, comprendono e abbracciano l’amore e la sapienza di Dio mentre sono “figli della Chiesa”.
articolo a cura di Fra Andrea Palmentura, Ocd




