Le reliquie di Santa Teresa d’Avila al monastero Santa Teresa Nuova di Bari

Da più di un anno eravamo preparati all’arrivo del 500° anniversario di nascita della nostra Santa Teresa di Gesù, e nonostante ciò, questo avvenimento ci ha ugualmente sorpreso.

 

Ancor più quando c’è stato comunicato che le Reliquie di Santa Teresa sarebbero arrivate a Bari presso il nostro monastero di Santa Teresa e ci sarebbero rimaste per quasi cinque giorni, dal primo al 5 marzo.

Il programma preparato dalla nostra instancabile Rossana insieme alla Priora Madre Emanuela e comunità, con i nostri Sacerdoti, con la disponibilità della comunità parrocchiale di S. Marcello e quella dei cori interpellati, era fitto di appuntamenti e avvenimenti e, coinvolgendo tante persone, sembrava difficile che tutto si svolgesse in armonia con la necessaria e adeguata capacità di preghiera e adorazione.

 

 

Durante il nostro incontro settimanale, Rossana ha chiesto alla nostra piccola comunità la massima disponibilità personale per coprire, con la presenza di almeno due persone per volta, le varie fasi della giornata, col compito di aiutare discretamente quanti fossero venuti in chiesa, affinché si osservasse un comportamento consono al luogo e che favorisse il clima di preghiera. Infine Rossana ci ha comunicato che durante la Messa della domenica, presieduta da S. Ecc. Mons. Francesco Cacucci, Arcivescovo della diocesi Bari-Bitonto, tre di noi: Francesco, Beatrice e Lena, avrebbero reso, rispettivamente, la promessa definitiva e la prima promessa.

 

Detta così, la cosa potrebbe sembrare un dettaglio banale, ma per noi interessati è stato un pugno allo stomaco. Tutti e tre avevamo aspettato tre anni per questo ulteriore passo sulla strada del Carmelo, e sentire che le nostre promesse sarebbero state rese davanti alle Reliquie di Santa Teresa nelle mani del nostro Arcivescovo Francesco, ci faceva sentire tutto il peso e la responsabilità dell’impegno ma anche la consapevolezza di stare per ricevere un privilegio unico. Io personalmente pur tremando interiormente per la consapevolezza della mia inadeguatezza e della mia miseria, non ho avuto esitazioni a rimettermi completamente nelle mani di Gesù, sapendo che ero lì solo perché Lui mi ci aveva condotto.

 

Beatrice era spaventata e aveva paura di non sapere o potere offrirsi con quella totalità che la forza della sua fede richiedeva e per paura di non offrirsi tutta rischiava di sottrarsi del tutto. Francesco, invece, l’uomo del silenzio, non ha proferito parola, un solo cenno e tutto è stato detto. Quella domenica 1 marzo, al cospetto di Gesù, di S. Teresa, di Monsignor Cacucci, di Padre Carlo De Filippis nostro assistente spirituale e delegato del P. Provinciale, Luigi Gaetani, nella chiesa gremita, eravamo tutti e tre nel banco riservato a noi.

 

Alle 10:30 sono arrivate le Reliquie poste in una teca dorata a forma di castello, accompagnate da una breve processione fino al centro della chiesa e poste sotto l’altare dedicato a Santa Teresa. È iniziata la celebrazione Eucaristica e il nostro Arcivescovo, dopo la lettura del Vangelo, ha parlato della Santa, del cammino di perfezione da Lei delineato nei Suoi scritti, e come attraverso di esso si salga sul Monte Carmelo, simbolo di elevazione e purificazione. Mentre tutto ciò avveniva, la commozione era fortissima e con Beatrice, che mi era accanto, ci guardavamo e non riuscivamo a credere di vivere tanta grazia e di vivere un momento che sembrava irreale. Eravamo così immersi in quell’esperienza intima con Gesù che ho un ricordo alquanto confuso di quello che succedeva intorno a noi e credo che la stessa sensazione fosse avvertita anche da Beatrice e Francesco.

 

 

Quello stesso pomeriggio eravamo di nuovo tutti in chiesa e con Padre Carlo Colonna SJ e Padre Ottavio Raimondo MCCJ, abbiamo partecipato alla veglia di preghiera  durante la quale abbiamo ringraziato il Signore per il dono del Battesimo e della vocazione missionaria del Carmelo teresiano. Aiutati mirabilmente dal libretto di preghiere e di brani sacri, preparato da Rossana, abbiamo fatto un’esperienza mistagogica dell’acqua che “lava, che disseta, che dà vita” La preghiera si è poi arricchita di un momento particolare quando, a rendere concreta la mistagogia dell’acqua, tema della serata, in processione siamo usciti dalla chiesa e siamo andati in giardino fino al pozzo ivi posto. Lì abbiamo attinto e bevuto l’acqua, benedetta dal sacerdote, chiedendo a Gesù, Pozzo di Acqua Viva, di dissetarci e di renderci a nostra volta portatori di quell’acqua di vita.

 

Ogni giorno la nostra piccola comunità è stata presente, mattina e sera, anche chi non era impegnato per quelle ore, se poteva, era in chiesa, sicché spesso eravamo lì tutti ad animare la preghiera, partecipando al Rosario meditato secondo l’insegnamento di Santa Teresa, oppure conducendo l’adorazione con letture di brevi brani tratti dalle opere di Santa madre.

 

Rossana, nostra indispensabile e infaticabile guida, nonostante gravi problemi familiari che l’hanno colpita proprio in quei giorni, aveva provveduto all’elaborazione di libretti che distribuiti fra i presenti, consentivano di partecipare attivamente e seguire ogni momento della liturgia.

 

Il giorno 4 marzo, è riuscita a realizzare un suo intento a lungo meditato e accarezzato: un incontro per una veglia di preghiera con i fratelli ortodossi, invitando a presiedere con P. Carlo Colonna, P. Serafim, Sacerdote greco ortodosso, parroco della Chiesa greco ortodossa di S. Nicola di Myra in Bari.

 

Suggestive ed intense nella partecipazione dei fedeli le letture della Parola sia in italiano che in greco, fino alla benedizione finale, Mikrì apolisi, invocata da P. Serafim e in italiano da P. Carlo. Intanto il Signore, mentre ha permesso che questo desiderato incontro si avverasse, non ha consentito a Rossana di parteciparvi perché la sua mamma si è aggravata nello stato di salute già critico. La rinuncia si è incarnata nell’offerta della sua sofferenza e della mamma per la salvezza dei lontani da Dio e per la crescita della famiglia del Carmelo teresiano. I disegni del Signore ci sono sconosciuti, ma sicuramente hanno per fine il nostro Bene: questa rinunzia avrà senz’altro frutti abbondanti per la nostra sorella. Che dire poi del coro S. Maria del Monte Carmelo dell’omonima parrocchia dei nostri padri? …cantavano gli Angeli! Il canto finale poi, il cantico delle creature, in un clima denso di spiritualità, è stato… un’estasi…

La liturgia della domenica mattina è stata esaltata nella solennità dal coro di canto gregoriano Novum Gaudium, mentre la veglia di preghiera di lunedì, presieduta da P. Carlo De  Filippis,  ci ha riempiti della grazia della gioia per il  dono della nostra spiritualità e ci ha radicato di più nel terreno dell’appartenenza alla famiglia teresiana.

Fortemente partecipativa è stata la presenza dei fedeli della Parrocchia di S. Marcello che, accompagnati  in pellegrinaggio dal parroco  Don Gianni De Robertis, hanno mostrato interesse, desiderio di approfondimento della spiritualità carmelitana così fortemente viva, attuale ed incarnata nella realtà, così come la vita di S. Teresa testimonia. Erano tanti  … meravigliosamente  tanti… che si aggiungevano affannosamente ogni momento al termine del loro lavoro e che s’ incantavano dinanzi al “Castello dorato”.

 

Infine, è arrivato il giorno della partenza; Padre Carlo De Filippis  ha condotto l’adorazione e il saluto alle Reliquie. La nostra piccola comunità e molte altre persone riempivano i banchi e quando la pesante teca è stata sollevata per essere portata via, eravamo tutti in processione dietro di essa, emozionati e tristi: un’Amica, una Sorella, una Madre, la nostra Grande Protettrice ci stava lasciando e tutti ci sentivamo orfani; ognuno cercava dentro di sé parole per salutarla e abbracciarla ma le parole non c’erano e si rimaneva in silenzio attoniti e con un grande vuoto dentro. Siamo arrivati al furgone che doveva trasportare le Reliquie ma la teca non entrava nell’apertura posteriore perché il grande cuore rosso trafitto da una freccia che la completava e che rappresenta la trasverberazione del Cuore di Santa Teresa, sopravanzava l’apertura stessa. Allora Padre Carlo l’ha svitato e giratosi verso di me, lo ha deposto fra le mie braccia dicendomi: tienilo tu! Io l’ho preso e l’ho stretto al mio cuore. E’ stato come se Santa Teresa mi salutasse in modo particolare e avesse voluto farmi quest’ultimo dono. Ho notato che tutti mi guardavano con occhi increduli quasi bramosi. Una signora si è fatta largo e mi si è avvicinata guardandomi senza parlare. Allora le ho passato il cuore e lei se lo è posto sul suo di cuore e sulla fronte e poi, quasi mi appartenesse, me lo ha restituito ringraziandomi. Così Santa Teresa è andata via dopo averci onorati della Sua presenza ed averci donato momenti indimenticabili di grazia. Ho cercato con queste mie povere parole di condividere con tutti i fratelli carmelitani queste nostre bellissime esperienze, e pur consapevole della loro inadeguatezza e della loro intrinseca incapacità, perché tutti possano trarne qualche consolazione o qualche beneficio.

 

Con tutto il cuore: sempre, sempre, sempre.

 

Lena fraternità ocds di S. Teresa