“Quel momento di tempo diede il significato”. Come ricorda Giovanni Paolo II nella sua Lettera Apostolica Tertio millennio adveniente, “il tempo in realtà si è compiuto per il fatto stesso che Dio, con l’Incarnazione, si è calato dentro la storia dell’uomo. L’eternità è entrata nel tempo” (n.9). E ancora, scrive il Santo Padre al n. 10: “Nel Cristianesimo il tempo ha un’importanza fondamentale. Dentro la sua dimensione viene creato il mondo, al suo interno si svolge la storia della salvezza che ha il suo culmine nella ‘pienezza del tempo’ dell’incarnazione e il suo traguardo nel ritorno glorioso del Figlio di Dio alla fine dei tempi. In Gesù Cristo, Verbo incarnato, il tempo diventa una dimensione di Dio, che in se stesso è eterno”.
Allora si può dire che l’avvenimento di Cristo, Verbo incarnato, è il manifestarsi compiuto nella storia del disegno del Padre. In Lui Dio si rivela pienamente all’uomo come Signore del tempo e della storia. Dio, per definire all’uomo in modo concreto Sé in rapporto a lui, si è manifestato come Signore della storia.
Tutta la storia del popolo ebraico è il preavviso di ciò che sarebbe successo a tutta l’umanità. San Paolo chiama la storia del popolo ebraico “il grande pedagogo”, il grande maestro che Dio ha creato, formulato, assistito, destinato per preparare l’umanità. Il popolo ebraico con la sua storia fu fatto da Dio come pedagogia, come introduzione illuminante la natura del Suo intervento nel mondo, la natura del Suo intervento nella storia.
La promessa fatta ad Abramo e costantemente richiamata dai Profeti, l’alleanza con il popolo, vengono sempre confermate lungo i secoli, nonostante la dimenticanza e i ricorrenti tradimenti. Così leggiamo nel Deuteronomio:
“Jahve non si è unito a voi e non vi ha scelto perché siete più numerosi di tutti gli altri popoli: anzi voi siete il più piccolo di tutti i popoli. Ma vi ha fatto uscire con mano potente e vi ha liberato dalla casa di schiavitù, dal potere del Faraone re d’Egitto, per amore di Jahve verso di voi e perché ha mantenuto il giuramento che aveva fatto ai vostri padri. Tu sai che Jahve tuo Dio è il vero Dio: il Dio fedele che per mille generazioni mantiene l’alleanza e la benevolenza verso coloro che lo amano e osservano i suoi precetti” (Dt 7, 7-9).
La fedeltà di Dio, la Sua Alleanza ha assunto un Volto umano. San Paolo può così dire: “Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l’adozione a figli” (Gal 4, 4s.). Nato da donna: “Ex Maria Virgine”. Dio ha scelto Maria perché fosse e creasse la prima dimora di Dio nel mondo, il primo tempio di Dio nel mondo. Così ebbe ad esprimersi il card. Ratzinger: “Senza Maria l’ingresso di Dio nella storia non giungerebbe al suo fine, quindi non sarebbe raggiunto proprio quello che ha importanza… che Dio è un Dio con noi e non solo un Dio in se stesso e per se stesso… Egli non può essere pensato senza di lei. Ella appartiene irrinunciabilmente alla nostra fede nel Dio vivente, nel Dio che agisce. La Parola diventa carne – l’eterno fondante significato del mondo entra in esso. Egli non lo guarda solo dall’esterno, ma diventa egli stesso un soggetto agente in esso”.
Così San Leone Magno contempla il mistero dell’irrompere dell’eterno nel tempo:
“Dilettissimi, appena giunti i tempi prestabiliti per la redenzione degli uomini, Gesù Cristo, Figlio di Dio, fa il suo ingresso nell’infima condizione di questo mondo: discende dalla sede celeste senza, però, allontanarsi dalla gloria del Padre: è generato in un nuovo stato e con novità di nascita. È nuovo il suo stato perché, pur rimanendo invisibile nella sua natura, è diventato visibile nella natura nostra. Egli che è l’immenso, ha voluto essere racchiuso nello spazio. Pur rimanendo nella sua eternità, ha voluto incominciare a esistere nel tempo” (S. Leone Magno, Sermone 22, 2: PL 54, 195).
La natura divina del Verbo è eterna, la natura umana di Gesù ha il suo inizio nel tempo. La Chiesa ha sempre sostenuto la “nativitas temporalis” del Figlio eterno di Dio, respingendo l’idea di una preesistenza della natura umana del Verbo rispetto al momento storico dell’incarnazione del Verbo stesso nel seno della Vergine Maria. Ancora una parola di S. Leone Magno: “Questo medesimo eterno Figlio unigenito dell’eterno Padre, ‘è nato dallo Spirito Santo e da Maria Vergine’. Questa sua nascita nel tempo nulla ha tolto e nulla ha aggiunto a quella divina eterna nascita, ma egli si è donato completamente alla redenzione dell’uomo…” (Leone I, Lettera Lectis dilectionis tuae: DS 290).
“Ciò che è della natura divina, la carne non lo ha sminuito; ciò che è della carne, la natura divina non lo ha abolito. Infatti Lui medesimo è il Figlio di Dio generato eterno dal Padre e nel tempo dalla madre… Il medesimo che viene dal Padre prima di ogni principio viene dalla madre nella fine dei secoli perché fosse mediatore di Dio e degli uomini, l’uomo Gesù Cristo (1 Tm 2, 5), in cui dimorasse “corporalmente la pienezza di Dio (Col 2, 9)” (Leone I, Lett. Licet per nostros: DS 297).
Gesù Cristo, dunque, ha incominciato a esistere come Uomo nel tempo. Di quest’Uomo, Giovanni Battista ha detto: “Il tempo è compiuto, e vicino è il Regno di Dio” (Mc 1, 15). Questo Regno si manifesta chiaramente agli uomini nelle parole, nelle opere e nella presenza di Cristo (cfr. LG 5),
“Cristo – dice S. Ireneo – ha portato ogni novità, portando Se stesso, com’era stato annunciato” (omnem novitatem attulit, se ipsum afferens qui fuerat annuntiatus).
In Cristo prende avvio il tempo tanto atteso, il giorno della salvezza, la pienezza del tempo. Il tempo non è più solo l’angusta e enigmatica misura del divenire, ma è l’accadere di quella presenza. Nell’evento di quella Presenza iniziava una storia nuova, la storia, il tempo nella pienezza del suo significato: nel presente. L’Eterno, il divino, si comunica all’umano nel tempo, attraverso quindi un elemento dell’esperienza umana. Proprio perché l’esperienza implica un complesso di fattori misurabile, determinato da tempo e da spazio, che viene raccolto dai sensi, Dio, Colui che è, diventa Presenza nel tempo. Dio diventa fattore dell’esperienza presente. È l’avvenimento di una Presenza che penetra tutto il tempo, come il significato penetra ogni istante e ogni brandello di realtà.
Questa pienezza definisce il momento fissato da tutta l’eternità, in cui il Padre mandò suo Figlio, «perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna» (Gv 3,16). Essa denota il momento beato, in cui «il Verbo, che era presso Dio, …si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,1ss), facendosi nostro fratello. Essa segna il momento, in cui lo Spirito Santo, che già aveva infuso la pienezza di grazia in Maria di Nazareth, plasmò nel suo grembo verginale la natura umana di Cristo. Essa indica il momento in cui, per l’ingresso dell’eterno nel tempo, il tempo stesso viene redento e, riempiendosi del mistero di Cristo, diviene definitivamente «tempo di salvezza» (Redemptoris Mater, 1).
In questa pienezza, a Dio che rivela è dovuta « l’obbedienza della fede» (Rm 16,26; cfr. Rm 1,5; 2 Cor 10,5-6), con la quale l’uomo gli si abbandona tutt’intero e liberamente prestandogli « il pieno ossequio dell’intelletto e della volontà » (Dei Verbum, 5), la Vergine dona il suo assenso all’incarnazione del Verbo: Ecce ancilla Domini, fiat mihi secundum verbum tuum (Lc 1,38). Nella sua fede Maria rende possibile l’ingresso dell’Eterno nella storia, ha creduto che il Figlio dell’Altissimo potesse diventare Figlio dell’uomo, Colui che i cieli non possono contenere può prendere dimora nel suo grembo.
Beata tu che hai creduto perché a Lui nulla è impossibile.
Articolo a cura di Padre Andrea L’Afflitto, ocd