Lettera del Padre Provinciale sulla situazione Covid19 della Comunità di Bari

Carissimi Confratelli e Consorelle, quasi al termine della nostra singolare esperienza di positività al Covid19, 11 positivi nella comunità dei Carmelitani Scalzi di Bari, ci sembra importante narrare qualcosa della nostra avventura comunitaria.

Il virus è arrivato in casa attraverso il servizio pastorale di alcuni fratelli ma, in pochi giorni, ha interessato tutta la comunità, iniziando dal P. Provinciale agli Studenti, al resto della comunità formativa e pastorale. Non è stato facile gestire tutto da soli perché fin dall’inizio -il 18 ottobre-, abbiamo chiuso ogni contatto con l’esterno per garantire e per garantirci. Dal 21 ottobre siamo in isolamento, rispettando tutte le misure preventive comunicate dalle Autorità Sanitarie e oggi abbiamo affrontato il terzo tampone.

E’ stata una esperienza dura, soprattutto per alcuni che sono arrivati fino alla terapia sub-intensiva in ospedale, ma è stata anche una crescita nella nostra fraternità, in quell’esperienza dell’apostolato della preghiera che ci ha portati a vivere non centrati su noi stessi, ma sulla sofferenza di tanta parte della nostra gente. La solidarietà e la comunione hanno alleviato questo tempo di permanenza domiciliare fiduciaria; l’impegno a condividere, nonostante le difficoltà oggettive, i Vespri e l’Eucaristia è stata una scelta di compagnia, come bella è stata la scelta della refezione in alcune circostanze, salvaguardando e rispettando le misure preventive comunicate dalle Autorità Sanitarie.

Le comunità dei nostri frati, le Carmelitane Scalze della nostra Circoscrizione, l’Arcivescovo di Bari e tanti amici ci sono stati accanto con la preghiera, la fraternità, l’aiuto concreto per far fronte al quotidiano. A tutti il nostro grazie.

Cosa ci resta di questa esperienza comunitaria?

  1. La bellezza del nostro essere comunità-famiglia, l’attenzione e il tempo che ci siamo dedicati, la discrezione nella comunicazione e l’efficacia dell’esserci accanto.
  2. La riflessione appena iniziata tra di noi sulla condizione in cui versa la modernità che, sebbene punti sulla tecnologia, la globalizzazione, il mercato, oggi si trova improvvisamente a fare i conti con la semplicità dell’esistenza umana.
  3. La consapevolezza dell’inaspettato: pensavamo di controllare tutto e invece non controlliamo nulla nell’istante in cui la biologia esprime, a modo suo, la sua rivolta.
  4. L’accettazione della precarietà; l’avevamo dimenticata, forse. Infatti, se una volta esisteva una relazione con la fine, oggi l’abbiamo persa.Abbiamo perso il contatto con il dolore e non abbiamo più parole da dire quando il dolore diviene insopportabile.
  5. La possibilità di cambiare la forma della nostra vita. Questa possibilità crea un momento di sospensione, specie dalla frenesia quotidiana. La sospensione, infatti, ci ha trovati impreparati e, quando siamo andati in lockdown, costretti cioè a stare in isolamento, non abbiamo saputo più cosa fare. Non abbiamo saputo più chi siamo.

La sospensione dalla funzionalità, infatti, ci ha costretti a stare con noi stessi, scoprendoci come degli sconosciuti, rivelando che, forse, non avevamo ancora fatto seriamente una riflessione sulla vita, sul senso di cosa andiamo cercando. Ora, siccome questo percorso non lo facciamo perché sottovalutiamo la dimensione contemplativa della vita, come ricordava il Card. Martini, ci siamo trovati nel vuoto, nello spaesamento. Abbiamo preso atto che finora siamo scappati lontano, come se noi fossimo il nostro peggior nemico, ma questo ci ha portati a divenire estranei a noi stessi.

        Carissimi Confratelli, carissime Consorelle, credo che l’esperienza vissuta sia stata una grazia per tutti noi perché abbiamo appreso, in una forma nuova, la rilevanza della condizione della solidarietà, della vita fraterna in comunità. Sicuramente quello che abbiamo vissuto e condiviso ci ha fatto apprezzare l’eccedenza di chi ha saputo mettersi a disposizione dell’altro senza calcoli, oltre i ruoli, sapendo far fronte alle necessità della collettività non perché stesse meglio degli altri, ma solo perché ha accettato che non prevalesse, nel suo quotidiano, il principio dell’egoismo.

Ringrazio il Signore per la Sua tenerezza verso i nostri Studenti e i Padri della fraternità di Bari, verso le comunità delle Carmelitane Scalze dei Ponti Rossi (Napoli) e le Carmelitane di S. Teresa di Torino, che si trovano presso il Seminario di Bari, che hanno vissuto un’esperienza analoga alla nostra. La Madre di Dio, nostra Madre e Protettrice, benedica tutti. Le Beate Elia e Giuseppina custodiscano i nostri giorni. Fraternamente.

 

P. Luigi Gaetani, OCD

Provinciale

 

in Allegato il PDF della Lettera Circolare del Padre Provinciale