Si è tenuto dal 21 al 23 aprile nella Casa di Spiritualità di Maddaloni il primo modulo della Scuola Carmelitana di Formazione ocds (ndr: il secondo modulo del primo anno si terrà a settembre 2016 come da OPUSCOLO). Un’esperienza nuova per la Provincia Napoletana destinata alla formazione di presidenti, incaricati alla formazione (gli attuali e quelli che le comunità ritengono più idonei per assumerne l’incarico). Le tre giornate erano aperte anche a religiosi. Obiettivi generali della scuola: conoscenza del carisma carmelitano (essere aperti alla conoscenza sperimentale di Dio e della sua azione); abilitare i formatori all’accompagnamento, cioè ad accogliere il dono di Dio, nella libertà della persona; Insegnare la mistagogia carmelitana che altro non è che un training nella pratica delle virtù teologali: la fede, la speranza e la carità.
Ad accompagnare in questo percorso formativo, p. Luis Jorge González, ocd, professore di psicologia e di spiritualità al Pontificio Istituto di Spiritualità Teresianum e alla Pontificia Università Gregoriana; p. Luigi Gaetani Superiore Provinciale e presidente della Conferenza Italiana Superiori Maggiori (Cism) e p. Arturo Beltràn ocd, responsabile della Biblioteca Carmelitana, licenziato in Storia Ecclesiastica e assistente di alcun fraternità ocds.
Il primo modulo si è aperto con il tema: Presenza viva di Dio. P. Luis Jorge González, attraverso la spiritualità del santo dottore della Chiesa Giovanni della Croce, ci ha guidato attraverso le tre vie che aprono all’incontro con Dio e con il prossimo: la fede, la speranza e l’amore. P. Luis Jorge ha spiegato che il mistico sperimenta che Dio si rivela qui, ora, dando un assaggio di una gioia infinita. E questa presenza c’è nella creazione, nell’inabitazione trinitaria e nell’essere uniti in Dio (cosmo e creature), nella vicinanza di Gesù, nel suo essere accanto a ciascuno (vedi il capitolo 12 della Vita di s. Teresa) e tra di noi; ma soprattutto nella Parola (Regola) e nell’Eucaristia.
Il formatore deve tener presente che di fronte a sé ha una creatura “immagine e figlia di Dio” che è in relazione con Dio e “possiede grandezza, bellezza e valore che si perdono all’infinto”
Questa prima parte è stata fondamentale per esercitarsi, con la guida del padre carmelitano, nella meditazione di Gesù:
cercare un luogo tranquillo per cominciare la preghiera (Mc 1,35);
assumere una postura comoda che non ci distragga e aiuti il raccoglimento (Mc 14,35);
provare a sentire in noi l’Amore di Dio Padre e ricambiarlo (Mt 6,9);
lasciare i pensieri che ci distolgono da Lui (Mt 6, 7-8);
fare un atto di speranza (Mc 11,24).
In questa prima fase, importanti le citazioni di due documenti del Magistero della Chiesa – la Dei Verbum e la Lumen Gentium – e delle opere di Sn Giovanni della Croce che mettono in risalto come la fede, la speranza e l’amore uniscano a Dio e ci facciano muovere verso di Lui. L’uomo, pertanto, soprattutto se vive consapevolmente un cammino di fede deve imparare a vivere i fatti della vita quotidiana con fede, speranza e amore; guardare il prossimo con fede, speranza e amore; guardare sé stesso con fede, speranza e amore e vivere ciò nella preghiera e nei sacramenti. La sera può fare il proprio esame di coscienza alla luce di quanto è riuscito a vivere e fare una “confessione teologale”.
Seconda parte, più scientifica, è stato l’approccio con la dinamica della personalità, il dinamismo dell’esperienza e l’accompagnamento spirituale centrato nello spirito. Ogni tema, sempre alla luce della Parola di Dio (Ecclesiastico, gli Atti degli Apostoli…) e dei santi carmelitani (Edith Stein e S. Teresina, in particolare) e, soprattutto, con la guida paziente e gioiosa di p. Luis.
L’ultimo giorno la formazione è stata incentrata sull’introduzione alla lettura quotidiana dei Vangeli sinottici e sull’orazione teresiana come dialogo di amicizia con Dio
La prima parte, svolta da p. Luigi Gaetani è stato un emozionante percorso nella Parola di Dio. L’invito a una frequentazione assidua della Parola come c’è nella nostra Regola ha comunque bisogno di rifermenti. La Chiesa ritiene che ciascuno possa accostarsi al testo sacro, ma alla luce della grande tradizione della Chiesa. Questo perché – ha spiegato p. Gaetani – la Parola di Dio è rivelazione, è ispirata, cioè sotto l’azione dello Spirito. Tuttavia la nostra religione non è una religione del Libro, ma della Persona, del Verbo incarnato, di Colui attraverso il quale il Padre ha detto tutto ciò che doveva ancora rivelare e oltre il quale non può rivelarci altro. L’excursus è proseguito attraverso il Vangelo più antico, quello di Marco, vangelo della rivelazione del mistero messianico; attraverso il gioioso Vangelo di Luca che viaggia su tre direttrici (universalità, predilezione per i poveri e misericordia e perdono) per approdare al Vangelo di Matteo, il più giudaico dei vangeli. L’invito è sempre quello di contestualizzare il testo sacro, cercare capire a quale comunità l’evangelista sta rivolgendosi.
Infine la scuola carmelitana ha affrontato con p. Arturo Beltran il tema dell’orazione teresiana: “Santa Teresa di Gesù ha il titolo di “Maestra di preghiera”, perché attraverso le sue opere insegna a pregare a chi vuole ascoltarla e seguire il suo insegnamento. Importante è che Santa Teresa non ci da un “metodo” per fare preghiera come c’erano tanti nel suo tempo e ne esistono attualmente. Teresa semplicemente ci invita a pregare mettendoci davanti a Gesù in una attitudine aperta, di fiducia, di amicizia secondo le sue parole. A noi piuttosto che cose molto difficili viene chiesto un atteggiamento di ascolto pieno e amorevole della sua parola, della sua presenza dentro di noi nel silenzio, senza stupirci di tutto quello che Dio può fare in noi se li diamo piena libertà. Questa è la preghiera cristiana, non è per niente difficile, l’unica difficoltà si trova in noi non in Dio che mette il massimo perché noi siamo con Lui. Se la preghiera ci risulta difficile è perché noi non sappiamo entrare dentro di noi, non sappiamo rimanere in silenzioso ascolto del suo amore, non sappiamo guardarlo perché siamo troppo abituati a vivere nel mondo dei sensi, del sensibile sterno e abbiamo dimenticato la nostra grande dignità di figli di Dio e la ricchezza che abbiamo dentro, dovremmo iniziare questo cammino di purificazione, di “riadattamento” per entrare dentro di noi e scoprire il mondo che portiamo dentro, un mondo che mai lascerà di stupirci”.
Stefania De Bonis





