Teresa di Gesù, Donna eccezionale – Papa Francesco

Riportiamo la traduzione in italiano (a cura del nostro Fra Pablo Andrés Rodriguez Rojas), del videomessaggio di Papa Francesco in occasione della chiusura del Congresso Internazionale «Donna eccezionale, cinquant’anni della proclamazione di Teresa di Gesù Dottore della Chiesa», organizzato dalla Diocesi d’Ávila, dai Carmelitani Scalzi e dall’Università Cattolica Eichstät-Ingolstadt (Germania),

Roma, 15 aprile 2021.

 

Saluto i partecipanti al Congresso col quale si ricordano i 50 anni della proclamazione di Santa Teresa di Gesù, dottore della Chiesa.

L’espressione donna eccezionale che dà il titolo al vostro Congresso è stata utilizzata già da San Paolo VI. Siamo davanti ad una persona che è si è distinta dalle altre in molti aspetti grazie ai suoi meriti. Tuttavia non dobbiamo dimenticare che la sua rilevanza in queste aspetti non è ché la conseguenza di ciò che lei riteneva importante: il suo incontro con il Signore, la sua determinada determinación –come lei era solita dire– di perseverare nell’unione con Lui attraverso la preghiera; il suo saldo proposito di realizzare la missione che il Signore le aveva affidato; a Lui, lei offrì sé stessa con semplicità, parlandogli con un linguaggio quasi come di contadina, in questo modo: «vostra sono, per voi nacqui, che volete voi da me?».

Teresa di Gesù è eccezionale, innanzitutto, perché è santa. La sua docilità allo Spirito la unisce a Cristo e così rimane tutt’infiammata dall’amore divino. Con delle belle parole, lei spiega la sua esperienza dicendo: «Tutta a Lui mi sono data, e in tal modo son cambiata, che il mio Amato è sol per me, ed io son per il mio Amato». Gesù aveva predicato che «la bocca parla dalla pienezza del cuore» (Lc 6,45).

L’audace creatività e l’eccellenza di Santa Teresa quale riformatrice dell’Ordine sono il frutto della presenza interiore di Dio. Spesso diciamo che non stiamo vivendo oggi un’epoca di cambiamenti ma un cambiamento d’epoca; e in questo senso, i nostri giorni somigliano molto a quelli del sec. XVI in cui è vissuta la Santa. Come allora, anche oggi i cristiani sono chiamati a lasciare che lo Spirito santo utilizzi le nostre forze per continuare a rinnovare la faccia della terra, con la certezza che alla fine sono i santi coloro che permettono al mondo di progredire nel suo corso verso la sua mèta definitiva. Conviene ora ricordare la chiamata universale alla santità, di cui si parla nel Concilio Vaticano II:

È dunque evidente per tutti, che tutti coloro che credono nel Cristo di qualsiasi stato o rango, sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità e che tale santità promuove nella stessa società terrena un tenore di vita più umano. Per raggiungere questa perfezione i fedeli usino le forze ricevute secondo la misura con cui Cristo volle donarle, affinché, seguendo l’esempio di lui e diventati conformi alla sua immagine, in tutto obbedienti alla volontà del Padre, con piena generosità si consacrino alla gloria di Dio e al servizio del prossimo (Lumen Gentium 40).

La santità non è riservata soltanto ad alcuni specialisti delle cose divine, ma costituisce la vocazione di tutti i credenti. L’unione con Cristo che alcuni mistici –come Santa Teresa–  sperimentano in modo speciale per grazia, la riceviamo tutti quanti nel battesimo. I santi ci motivano e stimolano nella santità, ma il nostro intento non dev’essere un copiare la loro vita: la santità non può essere copiata; provare ad agire per riproduzione d’un modello di santità già vissuto potrebbe condurci ad un allontanamento del cammino unico e differente che il Signore ha riservato per ognuno di noi. Ciò che è importante allora è che ogni credente faccia un accurato discernimento per poter trovare la propria via di santità.

Infatti, la stessa Santa Teresa avverte le sue monache del fatto che la preghiera non è per sperimentare delle sensazioni o esperienze straordinarie, ma per unirci a Cristo, e il segno della verità di quest’unione sono le opere di carità; dice lei nelle Mansioni: «Questo è il fine dell’orazione, figlie mie; a questo serve il matrimonio spirituale, a far nascere sempre nuove opere» (7M 4,6). Un po’ prima, nello stesso libro, aveva scritto:

Quando vedo anime tutte intente a rendersi conto dell’orazione che hanno, e così concentrate (in spagnolo: encapotadas) mentre la praticano che, a quanto sembra, non osano muoversi né divergere il pensiero per paura di perdere quel po’ di giusto e di devozione che sentono, capisco quanto poco intendano del cammino per cui si arriva all’unione; pensano che tutto consista in questo. No, sorelle, no! Il Signore vuole opere; Egli vuole, ad esempio, che se tu vedi un’inferma a cui puoi dare qualche sollievo, non ti importi di perdere la tua devozione, ma che tu abbia compassione di lei, che tu faccia tua la sua sofferenza e, se è necessario, che tu digiuni perché ella abbia da mangiare, non tanto per lei stessa, ma perché sai che tale è la volontà del tuo Signore. Questa è la vera unione con la sua volontà.  (5M 3,11).

In definitiva, ciò che serve per misurare il grado di perfezione nelle persone è il loro grado di carità, e non la quantità di informazioni o di conoscenze accumulate o altre cose simili. Santa Teresa ci insegna che il cammino percorso che la portò ad essere una donna eccezionale ed un punto di riferimento per tutti lungo i secoli –cioè, il cammino dell’orazione– è aperto a tutti coloro che con umiltà si aprono all’agire dello Spirito  nella loro vita; e il segnale per cui capiamo che stiamo progredendo in questo cammino è quella d’essere sempre più umili, più attenti e solleciti ai bisogni altrui; in altre parole, essere dei migliori figli del popolo santo di Dio.

Questo cammino rimane velato a tutti coloro che ritengono sé stessi come perfetti e puri –i catari di tutti i secoli–, ma si apre a coloro che, consapevoli d’essere peccatori, scoprono la bellezza della misericordia di Dio che tutti accoglie, tutti ama e a tutti offre la Sua amicizia (È interessante vedere come la consapevolezza dell’essere peccatori è la chiave che apre la porta al cammino della santità). Santa Teresa, che riteneva sé stessa come persona meschina e miserabile (Cf. ad esempio, 6M 9,7), riconosce che la bontà di Dio è infinitamente più grande di tutti i mali che noi siamo capaci di commettere; Egli si dimentica facilmente della nostra ingratitudine. «Ricordino le sue parole e considerino ciò che ha fatto nei miei riguardi: mi sono stancata prima io d’offenderlo, che lui di perdonarmi. Egli non si stanca mai di dare, né le sue misericordie possono esaurirsi. Non stanchiamoci di riceverle» (V 19, 15). (Ci stanchiamo prima noi di offendere Dio, di percorrere sentieri strani, che Dio di perdonarci: Lui non si stanca d’offrire perdono. Siamo noi a fare fatica nel chiedere perdono; e bisogna pur chiederglielo!). Non stanchiamoci noi di ricevere le sue grazie aprendo il nostro cuore con umiltà.

Uno dei suoi brani preferiti della Scrittura era il primo versetto del Sal 89, e, in un certo senso, ne ha fatto il motto della propria vita: «Canterò in eterno le misericordie del Signore», il misericordiare [sic] di Dio. L’orazione ha fatto di Santa Teresa una donna eccezionale, creativa e innovatrice. Nella preghiera ella scoprì l’ideale di fraternità che volle attuare nei conventi e nei monasteri da lei fondati: «Qui tutte devono sentirsi amiche, tutte devono amarsi, tutte devono volersi bene e aiutarsi reciprocamente» (C 4,7). (Quando io vedo i litigini all’interno di qualche convento, oppure quei piccoli litigi di coloro che vogliono interpretare a modo proprio una cosa e non come gli altri la pensano… Le povere monache si sono dimenticate di ciò che la loro fondatrice aveva insegnato!).

Nella preghiera lei si sentì trattata da Cristo risorto come sposa e amica (Cf. V 22,10). Tramite la preghiera lei si aprì alla speranza. Con questo pensiero voglio finire questo saluto. Oggi viviamo, come ai tempi di questa grande Dottore della Chiesa, tiempos recios, (Cf. V 15, 5), tempi che non sono per niente facili e che necessitano la presenza di amici fedeli di Dio, forti amici di Dio. La grandissima tentazione che sussiste oggi è quella di cedere alla delusione e rassegnarsi al funesto presagio che tutto quanto avrà una brutta fine, che tutto andrà a male; è un pessimismo infecondo che proviene da persone incapaci di generare vita. Alcuni, spaventati da questi pensieri, si rinchiudono dentro sé stessi, rimangono intrappolati in piccole cose come un rifugio  (mi ricordo d’un esempio: in un monastero, di cui non dirò né nome né città, le sorelle erano rinchiuse nel loro proprio mondo e nei propri problemi; intrappolate in delle piccole cose, quel monastero era soprannominato da tutti cosita, cosita, cosita… a causa che tutte le sorelle che l’abitavano erano racchiuse in queste piccole cose) si chiudono in dei progetti egoistici che non giovano all’edificazione dell’intera comunità, piuttosto la distruggono.

Invece, la preghiera ci apre alla grandezza di Dio, alla contemplazione del suo sguardo che va oltre l’orizzonte, della sua bontà, del suo amore; ci fa consapevoli del fatto che la storia non è sfuggita dalle mani di Dio. Può darsi che camminiamo per sentieri oscuri (Cf. Sal 23,4); non abbiate paura, poiché il Signore è con voi; Egli non smette mai d’affiancarci in questo cammino, per condurci alla mèta che tutti quanti noi desideriamo, cioè, la vita eterna. Possiamo avere coraggio per  compiere opere grandi, perché contiamo sul favore di Dio. Insieme a Lui siamo capaci d’accettare qualsiasi sfida, poiché in realtà solo la sua compagnia è quella che veramente il nostro cuore desidera e quella che ci dà la pienezza del godimento della presenza di Colui che ci ha creati. Questo pensiero l’ha riassunto la Santa stessa in una famosa preghiera che io ora vi invito a ripetere frequentemente: Nulla ti turbi, nulla ti spaventi, tutto si passa, Dio non cambia, la pazienza tutto può, chi ha Dio nulla gli manca, solo Dio basta.

Che Gesù benedica tutti voi, la Vergine e San Giuseppe vi accompagnino e, per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Grazie.