Se volessi con poche parole sintetizzare la sua esperienza spirituale, prenderei a prestito quelle che lo studioso A. Combes ha adoperato per descrivere l’atteggiamento di fondo di una “piccola grande” santa carmelitana, Santa Teresa di Lisieux: “La santità non consiste in questa o quella pratica, ma è una disposizione del cuore che ci rende umili e piccoli tra le braccia di Dio, coscienti della nostra debolezza e fiduciosi sino all’audacia nella sua bontà di Padre… Ciò che al buon Dio piace nella mia anima è il vedermi amare la mia piccolezza e la mia povertà, è la speranza cieca che io nutro nella sua misericordia… Non temere, più sarai povera, più Gesù ti amerà”.
Non sembri fuori luogo questo riferimento alla Piccola Teresa, perché chi avrà modo di leggere le Lettere di Suor Elia potrà facilmente constatare quanto numerosi siano i riferimenti alla Carmelitana di Lisieux. Del resto è proprio lei a definirsi una seguace di Santa Teresa di Gesù Bambino: “Un’anima seguace della piccola Teresa nella via infantile del divino amore propose di essere “il piccolo sorriso del buon Dio”. Quanta profondità in questa semplice espressione!”.
Scrivendo al padre gli rivela il suo desiderio di camminare decisamente sulla strada dell’infanzia spirituale: “Sono una bimba vicino a Gesù… Egli non mi domanda grandi cose, basta che lo guardi sempre e nel silenzio gli canti il mio amore, non vi sembra che io goda di un anticipo di paradiso?”. Così si esprime con il Procuratore generale dei Carmelitani, facendo sue le espressioni della Santa di Lisieux: “Gesù si compiace chiamarmi il piccolo fiore del campo, ama nascondermi sotto la sua candida corolla e non permette che i cocenti raggi del sole estivo e il pieno meriggio turbino la dolce quiete del solitario fiorellino”.
E in un’altra lettera, sempre indirizzata a Padre Elia, rivela senza esitazioni il suo intimo rapporto spirituale con la Santa: “Faccio mie le parole della dolce sorellina del Cielo, la Beata Teresa del Bambin Gesù: “Sono una bimba e non rifletto a quel che dico, e ciò nonostante sento che il buon Dio realizzerà le mie ardente brame”. E in un foglio indirizzato alla Reverenda Madre è possibile leggere: “Mi immaginerò di avere la cara Beata sempre al mio fianco e con lei compirò tutti gli atti di osservanza. Fin dal mio svegliare la pregherò a volermi concedere il Suo spirito di confidenza e abbandono e soprattutto che m’insegni ad amare il buon Gesù nella semplicità del cuore”.
Non dunque una imitazione semplicemente esteriore di Santa Teresa di Lisieux è ciò che stava a cuore a Suor. Elia, quanto piuttosto il desiderio di seguirla sulla via dell’abbandono filiale e fiducioso tra le braccia di Dio.
Mons. Francesco Cacucci
Arcivescovo di Bari-Bitonto
1 novembre 2002