Un’Estate al Carmelo : il secondo noviziato interprovinciale – Maddaloni 2021

E’ trascorso un po’ di tempo dall’esperienza del Secondo Noviziato, che alcuni studenti, carmelitani scalzi provenienti dalle provincie di tutta Italia, hanno vissuto presso il Centro di Spiritualità di Maddaloni, dal 5 al 31 luglio 2021. Ma forse, proprio a distanza di mesi, è possibile scrivere con una grafia di consapevolezza e di gratitudine più leggibile e più autentica, forti di uno sguardo e di una visione più completa e più bella della nostra vita religiosa.

La Provincia di Napoli ha accolto nel grembo della propria casa 11 studenti carmelitani, venuti a vivere questa esperienza in preparazione della Professione Solenne, con la quale il religioso si consacra per sempre a Dio e viene confermato in modo permanente nella sua appartenenza all’Ordine.

Questa grande famiglia, che è il Carmelo, ha potuto rallegrarsi della presenza di frati provenienti non solo da province italiane, ma anche da altre realtà (che fanno capo alla provincia Croata e di Karnataka-Goa), che hanno arricchito lo spirito comunitario e impreziosito il vissuto umano: lo spirito sinodale era già lì.

L’esperienza è stata strutturata in 4 principali momenti, che hanno caratterizzato i diversi giorni, e che hanno costituito l’asse portante di evento:

  • Le Conferenze di Formazione
  • La vita di Preghiera
  • La Testimonianza
  • La Comunione Fraterna, rafforzata e arricchita da alcune uscite culturali.

FORMAZIONE

Con le conferenze di formazione, abbiamo avuto la possibilità di interagire con tutti i superiori maggiori delle province italiane, i quali, alternando la loro presenza nelle diverse settimane, hanno nutrito la nostra sete di conoscenza, facendoci entrare in contatto con diversi ambiti che toccano il nostro carisma: nei primi giorni abbiamo ascoltato ciò che riguarda la storia delle missioni – impareggiabile risorsa spirituale e umana per il nostro Ordine -, storia di coloro che ci hanno preceduto e hanno speso la loro vita per annunciare ciò che nell’orazione hanno contemplato. Questo compito è spettato a Padre Saverio, provinciale della Provincia Ligure. Successivamente abbiamo avuto modo di approfondire e di gustare in modo singolare la dottrina e la spiritualità dei grandi riformatori del nostro Ordine, Santa Teresa d’Avila e San Giovanni della Croce, ma anche di figure di santità più recenti, come Santa Elisabetta della Trinità, entrando così nel vivo del contenuto e del messaggio da loro trasmesso, sapendoci abitati, scoprendoci amati, sentendoci trasfigurati. Padre Fabio della Provincia Veneta, Padre Fausto della Provincia Lombarda, Padre Gabriele della Provincia dell’Italia Centrale e Padre Paolo del Commissariato di Sicilia hanno avuto il compito di guidarci in questo percorso di conoscenza di Dio e di noi stessi.  Infine, il Provinciale di casa, Padre Luigi Gaetani, ha tirato insieme ai giovani frati le fila dell’esperienza, ma allo stesso tempo ha offerto delle riflessioni sul presente e sul futuro della vita consacrata, facendoci prendere coscienza su chi siamo, da dove veniamo e verso dove andiamo, ricordandoci che siamo il futuro di ieri, perché rispetto a quelli che verranno “noi siamo come di fondamento” (Fondazioni 4,6), e ciò che deve caratterizzare lo sguardo teologale di un religioso e di un cristiano è la speranza.

Oltre alla presenza dei conferenzieri, abbiamo avuto la gioia di avere tra di noi Padre Saverio Cannistrà, in quei giorni ancora Preposito Generale del nostro Ordine, il quale ha imbastito un dialogo con tutti i frati che si preparano alla Professione Solenne, contornando la propria riflessione con un confronto basato principalmente sulle prospettive dell’Ordine dei Frati Scalzi e sulle aspettative, i temi e le sfide riguardanti il Capitolo Generale che era alle porte e che si è svolto ad agosto.

PREGHIERA

La vita di preghiera ha alimentato le nostre giornate. Abbiamo avuto la gioia di poter mettere in atto un vero e proprio interscambio di talenti. C’era chi suonava, e ci dava altissime note di gioia, c’era chi cantava e intonava le nostre giovani grida di speranza, c’era chi curava l’animazione liturgica per dare un senso e un ordine al nostro ritrovarci attorno a quell’unico altare, insieme al popolo di Dio. Abbiamo vissuto tutti insieme la Solennità della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, presentandoci a lei come suoi piccoli fratelli, tutti rivestiti del suo Scapolare, per dirle ancora una volta che siamo suoi e suoi vogliamo essere. L’orazione mentale, atto e momento imprescindibile per la giornata e la vita di un carmelitano, ci ha fatto prendere coscienza di quanto sia bello e necessario scendere nel profondo della nostra anima e guardare la bellezza che ci abita, liberandoci dalla superficialità imperante del mondo. Il carmelitano o scende in profondità o non è. Non può essere superficiale.  Ogni giorno eravamo tutti lì, in silenzio ma insieme, perché si può anche vivere la notte ma bisogna sapere che l’Altro è sempre al tuo fianco; tutti protesi ad ascoltare la voce di Colui che ci ha cambiato la vita, per ravvivare in noi ancora quel Primo Amore che arde e per poi aprire gli occhi e scoprirci “sotto la protezione della Madre di Dio”.  Abbiamo pregato, ovvero abbiamo amato, perché una preghiera senza amore sarebbe pura speculazione.

Il secondo noviziato è stata l’occasione per gustare la concretezza della mistica, il suo incredibile realismo, lontano da chimere e voli pindarici: significa amare Dio ogni giorno, amare Dio sempre, amare Dio in ogni cosa e in ogni evento e portare a tutti questo dono immenso.

 

 TESTIMONIANZA

La dimensione della Testimonianza ha costituito un momento importantissimo nella nostra esperienza, perché ci ha fatto prendere consapevolezza di quanto la nostra vocazione debba concretizzarsi e interfacciarsi con le sfide che si pongono davanti ai nostri occhi ogni giorno, in quelle “periferie esistenziali” che gemono e gridano il nome di Gesù, anche senza conoscerlo o nominarlo, perché hanno sete d’amore. Lo abbiamo compreso grazie alla bellissima testimonianza di Padre Maurizio Patriciello del Parco Verde a Caivano, il quale ha condiviso con noi l’esperienza nella famosa “Terra dei fuochi”, dove la Camorra soppianta e guasta ciò che di buono fiorisce, avvelenando e schiavizzando mente e cuore di tanti ragazzi, destinati ad un futuro buio. L’amore per la vita e per la famiglia, la sua lotta per la giustizia sociale, il suo zelo per aiutare chi è povero e nell’indigenza, ci ha spronati a valutare seriamente il nostro impegno in favore del prossimo, e ha ridefinito ulteriormente l’identità della nostra vocazione, che non è una chiamata atta a separarci completamente dal mondo, ma ad inserirci in esso portando però la “luce vera, quella che illumina ogni uomo” (Gv 1,9).

Luce che abbiamo visto anche negli occhi di Fratel Enrico, dei fratelli della Salle, nel territorio di Scampia. Fratel Enrico ci ha raccontato la sua vocazione e il suo impegno in favore di tanti bambini e ragazzi in situazioni precarie, favorendo loro l’istruzione, l’educazione e il sostegno. Quel giorno abbiamo pranzato tutti insieme nel loro Centro, a Scampia.  La semplicità, la spontaneità e la condivisione, sono stati i valori che più ci hanno colpito e che più abbiamo ritrovato necessari per la nostra stessa vita. Poi, insieme a Fratel Enrico ci siamo recati al campo rom, dove abbiamo toccato con mano la fragilità umana e dove ci siamo chinati verso persone e situazioni che richiedevano un sorriso, una consiglio e una ricreazione fraterna, fatta di giochi e scambi di battute. Abbiamo visto la forza del sorriso, abbiamo capito maggiormente cosa significa incarnarsi, assumere l’umanità, rendersi prossimi, toccare la carne ferita dell’altro.

COMUNIONE FRATERNA

Non poteva ovviamente mancare la comunione fraterna, che insieme all’orazione costituisce l’altro asse portante su cui si di-spiega il nostro carisma. In realtà tale comunione ha caratterizzato ogni nostra singola giornata, ma si è espressa maggiormente in alcuni momenti, ovvero nelle “uscite culturali”, grazie alle quali abbiamo potuto rafforzare i nostri legami nella gioia e nella carità, benedicendo insieme il Signore per le bellezze di cui siamo circondati, recandoci in diversi luoghi significativi per il nostro Meridione: la Reggia di Caserta, la città di Napoli, il Santuario di Pompei e di Montevergine, il paese di Sant’Agata dei Goti e il Monastero dei Ponti Rossi, dove riposano le spoglie della Beata Giuseppina di Gesù Crocifisso, monaca carmelitana scalza e appartenente alla Provincia di Napoli. Il dialogo e il momento ricreativo vissuto insieme alle nostre sorelle ci ha resi felici e orgogliosi della nostra appartenenza all’unica famiglia del Carmelo.

Non sono mancati poi, all’interno della nostra casa, i momenti di ricreazione e di festa, tra tutti ricorderemo il giorno del trionfo dell’Italia agli Europei di Calcio; eravamo 11 anche noi, come una squadra, tutti a tifare per la vittoria, quasi a esortarci a gareggiare per un unico fine e un unico ideale, mentre ci aiutiamo e ci stimiamo a vicenda, mentre collaboriamo e non concorriamo, mentre ci passiamo la palla per andare a segnare il goal della nostra vittoria, che ci consegna la corona incorruttibile (Cfr. 1Cor 9,25).

Questo unico fine ci ha uniti tutti, pur nella diversità delle nostre culture e delle nostre storie, perché ciò che dobbiamo fare è salvare le diversità abbattendo il pregiudizio delle differenze, perché l’unità religiosa, prima ancora che giuridica, politica o territoriale, sia anzitutto fraterna, spirituale e umana. Lo hanno dimostrato le nostre mani, i nostri piedi e i nostri volti. Erano diversi, perché diverse sono le esperienze toccate con mano nella nostra vita, perché diversi sono i sentieri che percorriamo pur abitando nell’unica città terrena, e diversi sono i nostri sorrisi, perché ognuno manifesta la Gioia di Cristo secondo il proprio modo di essere.

E’ stata un’esperienza all’insegna del servizio fraterno, che ci ha fatto chinare gli un verso gli altri, mentre eravamo un  po’, per così dire, all’ombra degli anziani, quasi sotto la loro custodia e protezione, ovvero all’ombra di coloro che in questa Provincia e in questo Ordine hanno fatto la storia, hanno seminato e hanno piantato e ora ci guardano con speranza, mentre noi li guardiamo germogliando, senza nemmeno accorgercene, perché sappiamo che si cresce “di notte”.

Dopo quel 31 luglio siamo scesi dal monte per annunciare quanto abbiamo contemplato, toccato, visto e sentito, perché la nostra vita è contempl-azione e profezia; si scende, si sale, si prega, si parla, si tace, a volte semplicemente “si sta”, ma ciò che abbiamo imparato è che il nostro è uno “stare davanti a Dio per tutti” (Sant’Edith Stein), per imparare come si sta davanti a tutti per Dio. Con “buona coscienza”(Reg. 2), con spirito semplice, con un cuore novizio.

Evviva la vita consacrata! La vita consacrata è viva.

 

Articolo a cura di Fra Andrea Palmentura, Ocd