“Ecco, io faccio nuove tutte le cose” – Professione Solenne di Fra Pablo Andrés di Santa Teresa di Gesù Bambino

Sabato 30 gennaio, presso la parrocchia “Santa Maria del Monte Carmelo” in Bari, la nostra Provincia religiosa di Napoli ha celebrato e vissuto un momento particolare di grazia, che ha visto il nostro amato fratello Fra Pablo di Santa Teresa di Gesù Bambino emettere i voti perpetui durante la celebrazione Eucaristica presieduta dal padre provinciale, Padre Luigi Gaetani.

 

Questa bellissima giornata è stata costellata dalla presenza di altri confratelli della nostra provincia, i quali hanno reso questo momento di grande fraternità ancora più intenso, più bello e più autentico; poi, la nutrita partecipazione del popolo di Dio, l’animazione liturgica a cura della corale giovanile della nostra parrocchia e il servizio prestato dai ministranti hanno dato sempre più ragione della dimensione comunitaria ed ecclesiale che riveste la consacrazione di un religioso.

Durante l’omelia il Padre provinciale ha evidenziato alcuni elementi chiave per aiutarci a penetrare la profondità, la portata e la verità di questo momento.

In particolare ha messo in risalto, a partire dal brano biblico tratto da Dt 18,15-20, la dimensione profetica della professione religiosa, che dà rilevatura alla chiamata soggettiva in quanto l’assume e la salda a quella degli altri aprendola all’evangelizzazione.

La profezia – ha ancora sottolineato il Padre provinciale – è elezione da parte di Dio, e in quanto tale esige da parte del chiamato un rapporto di intimità e di comunione con il Signore; da ciò comprendiamo che la professione religiosa non è tanto una conquista, ma soprattutto un dono, non è frutto di un cammino che fa leva sulle sole forze umane, ma in primo luogo della comunicazione della grazia di Dio, che manifesta la Sua tenerezza e la Sua paternità.

E’ tale tenerezza e paternità divina che dà fondamento alla tenerezza, alla paternità e alla fraternità umana e religiosa, perché l’arte di amare i fratelli si può imparare solo da Dio, mentre si coltiva un atteggiamento di silenzio e di filiale sottomissione dinanzi al mistero rivelato.

Può sembrare una contraddizione mettere in risalto allo stesso tempo l’importanza del tacere dinanzi al mistero e la necessità di proferire le parole di Dio, eppure è proprio nel grembo del silenzio che nasce la parola, è proprio dalla contemplazione dell’Amato che scaturisce l’intrepido fervore di annunciare ciò che si è visto, toccato e ascoltato.

Il religioso, in particolar modo con la professione dei suoi voti, testimonia al mondo che non si è profeti soltanto se si guarda al futuro, ma se si è già qui ed ora in ascolto della voce dello Spirito che parla al cuore e alla vita, e questo è possibile solo alimentando uno sguardo e uno stile contemplativo.

Ecco perché la vita religiosa, e nello specifico carmelitana, è un luogo teologicamente profetico: perché non smette mai di offrire la possibilità di abbeverarsi all’unica fonte che disseta e che rende la vita umanamente potabile; ecco perché anche noi possiamo dire, dopo questa giornata di grazia, di avere in mezzo a noi un profeta, perché Fra Pablo, con la professione dei suoi voti, ha detto alla Chiesa che è ancora possibile essere il sogno di Dio nel mondo ed essere un segno per gli uomini del nostro tempo.

La festa, la ricreazione, l’unità dei fratelli, i sorrisi, gli sguardi o anche i semplici gesti e parole che hanno allietato la serata, sono riusciti nell’intento di prolungare negli spazi conventuali della nostra casa la liturgia celebrata in chiesa, in un vincolo di carità e di continuità che unisce la comunità parrocchiale alla comunità religiosa.

Ed ora, anche se si è conclusa la celebrazione eucaristica che ha visto questo nostro fratello emettere i suoi voti perpetui, le campane a festa non hanno cessato e non cessano ancora di suonare, perché ogni fratello che si consacra al Signore è motivo di gioia e di orgoglio per un’intera famiglia religiosa, perché l’opera di Dio continua ancora, perché le sue misericordie non sono esaurite, perché gioire insieme è più bello. Insieme si vince, insieme anche si perde, ma sempre insieme. E’ questa la bellezza della vita religiosa: diventare tutti una cosa sola in Cristo e sperimentare che non ci si salva da soli, ma che in fondo lo stare soli a soli con Dio è la premessa basilare per imparare a stare soli a soli con i fratelli.

Soli a soli, ma mai soli, perché nessun religioso può dirsi orfano o abbandonato, perché è infinitamente amato dal Signore e perché troverà sempre qualcuno, nel cammino della vita, farsi vicino alle sue ferite e rialzarlo. E’ questa la profezia che salverà il mondo e che caratterizza un vero religioso: l’amore di Dio in lui.

 

Articolo a cura di Fra Andrea della Croce, Ocd