«Eccomi…». Questa parola risuona nel mio cuore più volte al giorno. Ecco, siamo arrivati alla fine della prima tappa d’un percorso formativo, ornato di sudore, lacrime e sangue. Ecco, che sono qui, a poco tempo d’essermi risollevato da terra e d’aver ricevuto l’imposizione delle mani di tanti confratelli sacerdoti. Ecco, ora la gente mi chiama “padre” … «Eccomi», parola che ho dovuto dire durante l’interrogatorio del candidato nel momento della celebrazione, per manifestare che ci siamo, che ci sono e che ci sto.
Il timore non è poco. Anzi, sono certo di non essere minimamente all’altezza di questo compito richiesto. Come ripeteva Santa Teresina, il Signore mi ha messo nel cuore il desiderio d’essere sacerdote, e d’essere carmelitano; l’ho tanto desiderato che ora che lo sono, non ci credo… Non riesco ancora a realizzare la grandezza del dono che mi è stato fatto. Ho tanta paura di deludere tante persone che hanno creduto in me, e hanno creduto a quello che rappresento. Conosco bene la mia fragilità, e quando guardo lo specchio oramai vedo ad un sacerdote, che ha adesso la responsabilità di custodire un gregge con delicatezza e cura.
Quell’«eccomi» è stato un salto all’abisso nel buio. Tante parole di auguri, di felicitazioni, di conforto, di preghiera sono giunte alle mie orecchie; tanti abbracci e tante manifestazioni di tenerezza e di sincero affetto nei confronti di questo novello sacerdote sono diventate parole di conforto e di sollievo ma anche un promemoria dell’enorme compito che oramai mi spetta. Indubbiamente il mio cuore è stato trasalito d’una gioia infinita; capire che adesso sono uno strumento con cui Dio permette che suo Figlio prenda carne nuovamente e poter sfamare la folla desiderosa di libertà mi riempie lo spirito di un’encomiabile serenità.
«Eccomi, Gesù», ogni giorno vorrei celebrare la messa come se fosse la prima, come se fosse l’ultima, come se fosse l’unica… Per il tempo che durerà, vorrei che fossi Tu stesso a prendere in mano la mia vita e a darti in dono a coloro che hanno bisogno di Te. Ecco, o miei fratelli e sorelle in Cristo e particolarmente nel Carmelo: da soli non andiamo da nessuna parte; abbiamo bisogno d’accompagnarci con la preghiera, affinché ognuno possa svolgere il proprio ruolo nel modo che convenga alla volontà di Dio. Inizio questo ministero nella fede, ponendo la mia speranza nella forza dello Spirito, pregandolo così: «Eccomi», sono qui; fatti presente anche Tu, o Gesù, e non mi lasciare mai da solo!
Oggi è l’inizio d’una nuova tappa nella mia vita, ma è la continuazione d’un lungo percorso che come provincia e come chiesa stiamo facendo. La messe è molta e gli operai son pochi; la nostra preghiera si deve innalzare al Signore affinché continui a benedirci con la testimonianza di più giovani desiderosi di pronunciare quell’«eccomi» malgrado le tante paure e le difficoltà che comporta vivere questo stile di vita oggi.
Questo avvenimento festoso ci serva a tutti d’invito per diventare più consapevoli della necessità di camminare insieme, di guardarci le spalle gli uni gli altri, di stringere i legami e di considerarci veramente come un organismo vivente, come il corpo mistico di Cristo. Il mio «eccomi» serva anche di riconforto a ciascuno di voi, affinché ognuno possa dirlo al Signore ogni giorno della propria vita, «anche se è notte!».
Padre Pablo Andrés di Santa Teresa di Gesù Bambino, Ocd
(Rodriguez Rojas)
