Al termine di questo mese di maggio, mese dedicato alla Vergine Maria, nostra amatissima Madre, Sorella ed Amica, celebriamo una delle feste più belle dedicate alla Madonna: la visitazione alla cugina Elisabetta. Maria, dopo aver ricevuto dall’Angelo Gabriele l’annuncio che presto sarebbe diventata la Madre del suo Signore e dopo aver aderito totalmente a questo progetto d’amore di Dio Padre, pronunciando il suo «Fiat», si «affretta» a mettersi in viaggio per andare a trovare la sua parente. Non va per verificare le parole dell’Angelo, non ne aveva bisogno, ma va perché spinta dalla carità, per rendersi utile alla cugina bisognosa di attenzioni. Santa Elisabetta della Trinità scriveva a riguardo: «La visione ineffabile che contemplava in se stessa non diminuì mai la sua carità estrema. Questo perché, come dice un pio autore, “se la contemplazione va verso la lode e verso l’eternità del suo Signore, essa possiede l’unità e non potrà perderla. Viene un ordine del cielo, ed essa si rivolge verso gli uomini, ha compassione di tutte le loro necessità, si china su tutte, le loro miserie, bisogna che pianga e fecondi. Ella illumina come il fuoco, arde come la fiamma, assorbe e divora sollevando verso il cielo ciò che ha divorato. Quando ha compiuto la sua azione in basso, si eleva e riprende, ardendo del suo fuoco, la via verso l’alto”». In quel momento è come un vaso, il primo ostensorio della Parola e della volontà di Dio che «è venuto ad abitare in mezzo a noi». Non prova agitazione o panico benché non conosca tutti i piani di Dio, Ella è serena, in pace, perché si è abbandonata completamente al duplice mistero: scomparire come serva e mostrarsi come Madre di Dio, portatrice del Verbo. Maria accesa da Gesù, che ora porta nel grembo, è portata, sospinta da Lui a compiere questo primo atto di delicatezza nei confronti della cugina. Gesù le dilata il cuore e Lei non può che risponde all’amore con l’amore. Ogni fede deve modellarsi su quella di Maria Santissima lasciandosi portare «là dove tu non vuoi». Giunta a destinazione la sua presenza ed il suo semplice saluto furono causa di prodigi, ossia la massima e più rapida effusione di grazia del Battista e su Elisabetta. La grazia di Gesù irrompe attraverso Maria, la piena di grazia, nel figlio e nella madre. I sentimenti di umiltà e di carità, che avevano inondato il cuore della Madre lungo tutto il viaggio, raggiunsero l’apice in quell’incontro di madri, e poiché l’amore è diffusivo, Ella non poté che esultare di gioia indicibile cantando il cantico dell’umiltà, il Magnificat. Con quelle parole Maria volle «magnificare Colui che tutto compie per amore, che predilige gli umili di cuore e che non smette mai di guardare all’uomo con il cuore di un Padre amorevole» (H.U. von Balthasar). Ella non nega ciò che le è stato donato da Dio, ma piuttosto lo riferisce all’unica sorgente: Dio stesso, esaltando il proprio nulla di fronte al Tutto che è il Signore. È soltanto se ci consideriamo «nulla» che scopriamo in noi un riflesso del «tutto», ossia i riflessi divini. Davanti a questa grande distanza tra Lui e noi potremmo avere timore, ma la nostra santa madre Teresa di Gesù ci insegna a non soffermarci su differenza, ma piuttosto comprendere «quanto sia di vantaggio avere la sua amicizia e quanto Egli ci ami, sopportando questa pena di stare a lungo con chi è tanto diverso da noi». Maria Santissima in questo ci è maestra perché esultando il proprio niente e la propria pochezza riusciva a non guardare altro che al Tutto, a quell’infinito amore che l’abitava, riposando e godendo di Lui. Scrive ancora Santa Elisabetta: «Con quale pace, con quale raccoglimento Maria si avvicinava ad ogni cosa, faceva ogni cosa! Come anche le cose più banali erano da Lei divinizzate! In tutto e per tutto la Vergine restava in adorazione del dono di Dio. E questo non le impediva di prodigarsi al di fuori, quando si trattava di esercitare la carità». Il «fiat» e il «Magnificat» furono i più grandi atti di carità e di umiltà del cuore umano ed entrambi provenivano da quell’unico ed immacolato Cuore della nostra cara Madre, la Beata Vergine Maria. Solo se facciamo verità dentro di noi, solo se ci guardiamo con gli occhi di Dio, se ci riconosciamo per quello che siamo, «nulla», solo così il «Tutto» che è Dio, guarderà verso di noi e ci colmerà delle sue grazie e benedizioni. Dio cerca cuori umili capaci di amare senza misure, capaci di lasciarsi guidare, non imponendo se stessi, ma piuttosto capaci di un ascolto fecondo. Maria ci insegna, ancora, che la vita contemplativa non è scissa da quella attiva, le due vanno sempre insieme: la preghiera ti porta all’azione e non puoi agire in nome di Cristo se non Lo hai prima incontrato nella verità. Andiamo, dunque, alla scuola di Maria, lasciamo che sia Ella a guidarci verso la Meta, lasciamoci lavorare dalla grazia dello Spirito Santo, per poter cosi giungere a una sempre più profonda e autentica cristificazione.
a cura di Fra Vincenzo, Ocd