“Non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi” – Giugno, il mese del Sacro Cuore di Gesù – (Dalla XIV lettera circolare del Padre Provinciale)

Fratelli miei e carissime Sorelle, da poco abbiamo concluso il mese di maggio, in cui Maria Santissima, con la Sua presenza di Madre ci ha lasciati entrare nel Suo mondo interiore, nella bellezza del Suo Cuore Immacolato, aiutandoci a fare discernimento del nostro vivere in ossequio di Gesù Cristo (Regola Primitiva); ora ci addentriamo nel mese di giugno in cui la memoria e la devozione al Cuore di Gesù ci aiutano a navigare nei sentimenti della Sua umanità santissima, come hanno fatto tanti santi e sante del Carmelo.

È il mese del cuore, quello di giugno; prendiamo l’impegno a promuovere, in ogni comunità della Provincia, questa devozione recitando le litanie al Sacro Cuore, proponendo almeno due momenti di adorazione comunitaria, mettendo più preghiera personale davanti a Gesù e, soprattutto, impegnandoci a crescere nella spiritualità del Cuore di Gesù, così come è stata espressa da Santa Teresa Margherita Redi che l’ha vissuta nascosta con Cristo in Dio (Col 3,3), nell’esercizio della carità accogliente e premurosa, configurandosi ai sentimenti che furono in Cristo Gesù (Fil 2,5).

È il mese del cuore e si può dare di più; anzi, -preferisco parlare in prima persona- mi impegno ad avvicinarmi ad ogni fratello che vive in comunità, magari quello con il quale faccio più fatica, e dirgli, più con i segni che con le parole, mi stai a cuore. Infatti, se non porto nel cuore ogni fratello della mia comunità come sarà credibile portare nel cuore, nella mia vita di religioso e di sacerdote, la gente in mezzo alla quale vivo e opero pastoralmente. Io, infatti, vivo in mezzo a loro, ma non da solo, ma come comunità-famiglia, insieme ai miei fratelli. Certo, non è un passaggio facile quello che porta dall’io al noi, ma l’unica certezza è che la carità pastorale non può darsi se manca la carità conventuale; sarebbe una carità contraffatta, da facciata, da “uomini grigi” (Ende, Momo) che non accendono mai il cuore e che calcolano ogni cosa a partire dai propri interessi, per poi perdere l’unica cosa che conta: l’amore.

È il mese del cuore! “Ecco il mio segreto. E’ molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi” (Antoine de Saint-Exupéry, Piccolo Principe). Quanto è bello, carissimi/e, questo nostro semplice apostolato che fa del cuore delle cose la sua missione; che ritrova nel sacramento della riconciliazione, dato e ricevuto, la casa della misericordia e nel sacramento dell’Eucaristia la fornace dell’Amore; che non cerca mistiche ardite o effetti speciali per comunicare Colui che in quei gesti sacramentali è significato e ricevuto, ma utilizza la fedeltà di una presenza dedicata, quale veicolo fecondo, per dire lo stupore che la vita può dare, mentre il Regno già viene!

Diversi nostri confratelli e sorelle, basti pensare a Santa Teresa Margherita del Cuore di Gesù (Redi), hanno vissuto questa devozione nelle sue istanze primordiali e fondamentali, così come le ritroviamo nelle apparizioni a Santa Marguerite Marie Alacoque, 1647-1690. Questo particolare deve riportarci al cuore del nostro carisma che possiamo immaginare come un pellegrinaggio dal cuore al Cuore e dal Suo al nostro cuore. E’ proprio così, carissimi! È insita nella capacità carismatica del nostro Ordine l’andare “al cuore delle cose” e vivere l’essenzialità delle stesse. La Santa Madre Teresa lo testimonia narrando l’impatto con l’umanità di Gesù piagato come l’andare al cuore della sua vita, lasciandosi guardare da Cristo “muy llagato” (Libro della Vita, 9,1), da un brandello di umanità devastata per amore dal non amore che incontra un pezzo di umanità inquieta (Filippo Sega è lui che la definì fémina inquieta y andariega). Così Santa Marguerite Marie Alacoque fu trafitta dalla stessa esperienza mistica: “Appena mi recai alla preghiera, Gesù mi si presentò coperto di piaghe, chiedendomi di guardare lo squarcio del suo sacro Costato: un abisso senza fondo scavato dall’enorme freccia dell’amore… Esso è la dimora di tutti coloro che lo amano… Ma siccome l’ingresso è piccolo, per entrarvi è necessario farsi piccoli e spogliarsi di tutto” (Marguerite Marie Alacoque, Autobiographie, 22).

Da sempre, a partire dai primi nostri testi carismatici, ci è riconosciuto un modo perenne di stare nel mondo: come una freccia di fuoco (Nicolaus Gallicus, Ignea sagitta), come una fiamma d’amor viva (Giovanni della Croce), con cuore ardente e zelante (zelo zelatus sum pro Domino Deo exercituum), sedendo alla mensa dei peccatori stando piantati nel cuore della Chiesa… (dove) io sarò l’amore (S. Teresa di G.B.), stando davanti a Dio per tutti (Edith Stein), portando al Suo cuore di Dio umanato ogni affanno umano, ogni pena affidata, ogni fratello incontrato; da qui l’apostolato della preghiera carmelitano come apostolato di una esistenza innamorata.

È il mese del cuore e Teresa di Lisieux ci ricorda che “Se avessi mai commesso il peggiore dei crimini, per sempre manterrei la stessa fiducia, poiché io so che questa moltitudine di offese non è che una goccia d’acqua in un braciere ardente. Oh, se potessi avere un cuore ardente d’amore… che ami tutto in me, persino la mia debolezza…”. Questo testo per noi significa vivere sperando, immergendoci in quella “fornace ardente” del Sacro Cuore di Gesù, di cui vorremmo essere una pennellata sulla tela di questo mondo. Esso è il simbolo dell’amore, che Egli ha in comune col Padre e con lo Spirito Santo, è il simbolo del suo amore sensibile.

Carissimi/e, lasciamoci portare al Cuore del Salvatore, prestiamo cura alla preghiera, alla vita interiore, alla unione con il Signore Gesù da cui proviene ogni azione, ogni carità, ogni gesto fraterno.

 

Padre Luigi Gaetani, Ocd

Provinciale di Napoli dei Frati Carmelitani Scalzi