La storia continua. E non solo perché siamo giunti a un nuovo anno, ma perché il 1° gennaio è segnato da una ricorrenza significativa per la nostra Semiprovincia di Napoli: la Solennità della Madre di Dio, alla quale essa è intitolata e affidata. E ciò accade a 400 anni di distanza da quando la Provincia fu canonicamente eretta. Era il 9 Maggio 1626.
È il segno di una storia lunga, importante e per questo da non trascurare ma da rispettare e ammirare.
Sì, perché pur in mezzo alle molteplici sfide della quotidianità e dei secoli, questa “madre” ha generato tanti figli che hanno servito, nel loro possibile, il Signore, la sua Chiesa e l’Ordine del Carmelo, e ai quali va la nostra gratitudine per la dedizione, lo zelo e i sacrifici generosi e silenziosi offerti per il bene delle anime e anche dei figli del Carmelo delle generazioni successive.
Il primo pensiero va al Venerabile Padre Pietro della Madre di Dio, un carmelitano della prima ora, la cui predicazione affascinerà e conquisterà il popolo napoletano ma anche la stima dei Viceré, a cui chiese di poter fondare nella città un convento per i carmelitani scalzi, cosa che avvenne nel 1602.In seguito, nasceranno conventi di frati, dedicati a Santa Teresa, a Lecce e a Chiaia, e dopo l’erezione della Provincia vedranno la luce anche altre realtà: Bari, Torre del Greco, Altamura, Piano di Sorrento, Trani, Salerno, Bitonto, Benevento, Formia, Somma Vesuviana, Dragonea, Maddaloni, Frigento, Jaddico…
Insieme a questi, non possiamo dimenticare le fondazioni dei monasteri femminili nei quali spiccano figure come la Beata Elia di San Clemente e la Beata Maria Giuseppina di Gesù Crocifisso, e all’interno dei quali sono accaduti eventi straordinari come il miracolo decisivo per la canonizzazione di San Giovanni della Croce (nel monastero dei Santi Giuseppe e Teresa, a Bari) o la conferma della piccola via da parte di Santa Teresa di Lisieux attraverso le sue apparizioni nel monastero di Gallipoli….
Tante sono le grazie per cui dire grazie.
Ed oggi, nonostante il tempo e le intemperie di vario tipo, diverse case e diverse realtà hanno continuato a esercitare attivamente il loro servizio “a favore del Corpo di Cristo, che è la Chiesa” (Col 1,24).
E questo non è solo un dato statistico, perché ci ricorda, quasi sulla scia dei Vangeli di Matteo e di Luca – nei quali vengono elencate le generazioni anteriori a Gesù – che nonostante le fragilità e i limiti che portiamo con noi, facciamo tutti parte di una storia, quella del Carmelo, nella quale si susseguono tanti nomi e si vedono tanti volti, che ci appartengono e che a volte ci assomigliano, anche se le loro foto sono sbiadite.
Ma i colori di oggi ci permettono di guardare con nitidezza il bianco e il nero di ieri, perché ridesta in noi la gioia di essere membri di una famiglia dalla quale siamo stati generati e nella quale per coloro che verranno “siamo come dei fondatori”.
Allora questa storia non va più letta soltanto con la lente delle statistiche e dei numeri ma anche e soprattutto dei nomi e delle relazioni, perché sono queste la rete che permetterà di tenere unita la tunica senza strapparla.
Perché se molte di queste fondazioni sono delle case fondate sulla roccia lo si deve al fatto che uomini e donne di diverse epoche hanno percorso la via di Gesù Cristo, in comunione con la paternità di Dio e la maternità di Maria: “colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una stessa origine; per questo non si vergogna di chiamarli fratelli” (Eb 2,11).
È questo che costituisce insieme la nostra memoria e la nostra speranza: il ricordarci di essere figli e fratelli, anche quando umanamente sembra “non convenire più”.È la fede unita all’amore che permetterà sempre ad una famiglia di leggere il proprio passato e di investire sul proprio futuro, perché se devono esserci delle litanie, queste non potranno mai diventare accusatorie di persone o problemi, ma piuttosto dovranno ripetere a quei problemi la grandezza di Dio e del Suo Amore.
E insieme, ricordare che la maternità di una provincia ha un modello privilegiato, che vede in Maria il compendio perfetto di chi ascolta, loda, prega, si fida, serve e soprattutto ama.
Ecco la nostra missione, ecco il nostro fine: generare ancora, generare sempre, generare Dio e nient’altro.
Solo così, quando ci vedranno diranno con gioia: “tale Madre tali figli”.
Perché l’anno sarà santo se noi saremo santi.
La storia sarà bella se noi diventeremo belli.
Perché la storia siamo noi.
Fra Andrea Palmentura, ocd
