Giuseppe, l’uomo di fede del Nuovo Testamento a immagine di Abramo.

Nel Nuovo Testamento Abramo viene presentato come l’uomo di fede, perché crede come ci indica San Paolo nella Lettera ai Romani (Rom 4,3) e per questa ragione si converte in padre di tutti i credenti, circoncisi e incirconcisi (Rom 4,12); nello stesso modo cei lo presenta l’autore della Lettera agli Ebrei (Eb 11,8). Lo stesso possiamo dire di San Giuseppe in quanto alla fede. Abramo è l’uomo di fede per i giudei e i cristiani e Giuseppe è l’uomo di fede per i cristiani. La fede è una grazia, un dono di Dio, non guadagnato, non meritato, non conquistato, non realizzato con le forze umane, ma dono gratuito di Dio a chi si dispone con un cuore aperto.

Anche se la fede è un dono gratuito parecchie volte è difficile viverla nella condizione umana, perché la nostra mente vuole comprendere e l’uomo vuole agire con la sua logica. E’ quello che dice San Giovanni della Croce: che molte volte facciamo quello che pensiamo sia meglio per noi e non quello che Dio preferisce (CB 29,3). Abramo era riuscito ad avere un figlio con Agar, la schiava di Sara, ma non era il piano di Dio così che dovette mandarla via e aspettare a che Dio attuasse tutto secondo i suoi tempi (Gen 21,14). La promessa si realizza in forza del dono di Dio, non per le sue capacità umane o i suoi ragionamenti. Così l’erede di Giuseppe è il figlio nato per opera assoluta di Dio, è l’umanità nuova, ricreata ex-novo da Dio.

Da un punto di vista legale, dei diritti umani, Gesù è a tutti gli effetti figlio di Giuseppe e quindi erede della tradizione davidica. Come un figlio adottato per legge prende il nome del padre e ha tutti i diritti della famiglia ed eredita il patrimonio., Gesù è il figlio delle promesse davidiche grazie a Giuseppe. Queste è l’ultimo nome di una lunga serie di personaggi riportata da Matteo (Mt 1,1-7) e Luca (Lc 3,23-38) che inizia con Abramo e termina con Giuseppe.

Se Abramo è il prototipo dell’uomo di fede, analogamente Giuseppe viene riproposto, attraverso il racconto di Matteo, come l’uomo della fede. Abramo è il patriarca, cioè iniziatore della famiglia del popolo dei giudei, e Giuseppe è il nuovo patriarca, l’iniziatore della nuova famiglia dei cristiani che credono in Gesù e nell’agire di Dio nella storia. Tutti e due ottengono un figlio in modo straordinario ed è un figlio che è dono di Dio, attraverso un suo intervento prodigioso. Molto più grande e molto più prodigiosa la nascita di Gesù, ma il paragone sussiste.

Anche se il vangelo secondo Luca quasi ignora la figura di Giuseppe, Matteo accentua il suo ruolo e ne descrive la vicenda umana in un modo molto sentito, proprio per farlo diventare un emblema per il discepolo che crede. Giuseppe è il primo discepolo che viene presentato nel vangelo di Matteo, quasi come un pandant con il vangelo di Luca e alla figura di Maria nel vangelo di Luca. La sua caratteristica principale è quella di ascoltare e fidarsi.

Giuseppe viene a conoscenza, non sappiamo come, se per comunicazione espressa di Maria o perché si è reso conto, che la sua fidanzata era in cinta. Il matrimonio nella prassi giudaica avveniva in due momenti. Il primo era quello del fidanzamento ufficiale con la stesura del contratto e l’assunzione di tutti gli impegni matrimoniali, ma non seguiva immediatamente la coabitazione; la sposa rimaneva ancora nella casa del padre per alcuni mesi, non più di un anno. Era il tempo necessario per preparare la casa, la cerimonia e altri dettagli pratici, ma gli impegni erano già assunti. Nel giro di qualche mese si fissava la data dell’inizio della coabitazione che era segnata da una grande festa. Questo era il secondo momento, quello che possiamo considerare il vero e proprio matrimonio. La sposa veniva condotta dalla casa del padre alla casa dello sposo con l’accompagnamento di parenti e amici e un grande banchetto.

Nel momento in cui avviene l’incarnazione Maria è già impegnata a tutti gli effetti. E’ importante che Dio abbia scelto questa modalità. Non anticipa perché la ragazza sia libera, non posticipa per non creare confusione, aspetta il momento giusto. Sono proprio quei mesi in cui fra i due c’è già il legame ufficiale, ma non c’è stata ancora la coabitazione. Quando Giuseppe viene a sapere che la sua fidanzata è in cinta nasce il suo problema. Noi di solito integriamo questo racconto con quello di Luca, però sarebbe bene fare lo sforzo di leggere solo Matteo e di non usare quello che sappiamo da altre fonti per capire meglio questo testo. Matteo non racconta niente dell’Annunciazione.

“Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe, suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto” (Mt 1,18-19). Giuseppe viene qualificato come “giusto” è un aggettivo importante che nella tradizione biblica qualifica le persone che sono osservanti della Legge, quindi Giuseppe è un uomo dell’osservanza legale. Questo anche ci può servire dopo per capire come Gesù conosceva bene la Legge, perché era stato ben educato dal suo padre legale.

Qui Giuseppe ci viene presentato come Abramo, come uno che osserva la legge di Dio; ma ci viene detto anche qualcosa di più: non è un semplice osservante delle regole, ma è una persona che ha una mente aperta e sa capire in profondità. Una ragazza promessa sposa, ufficialmente impegnata se rimane incinta e il figlio non è dello sposo, significa che è adultera per cui, secondo la Legge, Giuseppe era tenuto a denunciare Maria. Bastava che in sinagoga dicesse che la sua promessa sposa aspettava un bambino che non era suo e, senza bisogno di testimoni, quella ragazza veniva portata fuori del villaggio e lapidata. Osservando la legge Giuseppe avrebbe potuto far lapidare Maria. Il Signore ha quindi corso un bel rischio e l’ha fatto correre anche a Maria, perché Giuseppe era libero di agire secondo la sua coscienza.

“Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati» (Mt 1,20-21). Giuseppe è in crisi come lo sarebbe qualsiasi fidanzato che pensa che la sua fidanzata l’abbia tradito con un altro. È la notte oscura di San Giuseppe, che succede con tutte le persone di fede. Sono quei momenti nei quali la vita mette alla prova la nostra fede, perché la fede si vive nella vita concreta di ognuno.

Giuseppe si fida dell’annuncio dell’angelo e accoglie a Maria in casa sua e a Gesù come un suo figlio. Se invece di essere obbediente e di fidarsi fosse stato disobbediente e non si fosse fidato, Maria sarebbe stata una delle tante condannate a morte e lapidate, come avviene ancora oggi in certi paesi, e non avremmo saputo nulla dell’incarnazione. Il Figlio di Dio sarebbe morto prima di nascere nel ventre di sua madre e nessuno avrebbe saputo mai niente. Diventa importante riflettere su questo, Dio stesso è stato il primo a fidarsi dell’uomo, ha fatto un atto di fede mettendosi nelle mani degli uomini. Il primo che ha avuto fede nell’uomo è stato Dio.

Allora quel figlio è nato perché Maria ha creduto, ma anche perché Giuseppe ha creduto e si è fidato andando contro ogni logica, perché un concepimento per opera dello Spirito Santo non si era mai sentito ed è una cosa assolutamente strana e impensabile. Così troviamo insieme le due grandi figure di fede del Nuovo Testamento: Maria in Luca e Giuseppe in Matteo. Nella vicenda di san Giuseppe i sogni sono il modo con cui Matteo mostra l’intervento di Dio, cioè un modo misterioso di entrare nella vita dell’uomo, che va al di là delle esperienze normali, delle conoscenze dirette. Dio lavora nel subconscio, in profondità.

L’angelo dice a Giuseppe: “Non avere paura di prendere con te Maria”. Giuseppe ha paura, di che cosa? Ha paura del proprio onore. Se qualcuno si facesse avanti come padre del bambino? Ha paura dell’eventuale peccato della sposa? Certamente ha paura di non fare la cosa giusta, come ci succede a tutti noi quando dobbiamo prendere una decisione molto importante nella nostra vita. Gli viene chiesto di fare qualche cosa contro la Legge e anche contro la sua intelligenza e il suo ragionamento. L’angelo però gli da anche una ragione, come fa l’angelo Gabriele con Maria durante l’annunciazione (Lc 1,35), “non avere paura a prendere con te… perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo”, Giuseppe deve capire perché la fede non annulla il nostro ragionamento, siamo umani. La fede è razionale, non razionalista.

L’evangelista è preciso nell’uso dei termini teologici: “il Bambino che è generato in lei”, non dice “quel che lei genera” ma “quel che è stato generato dentro di lei ha come origine lo Spirito Santo”. Fidati di quello che io ti sto dicendo e abbi il coraggio di accettare anche se non capisci tutto. Siamo nello stesso caso di Maria durante l’Annunciazione.

“Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore”. Svegliato dal sonno Giuseppe deve decidere: fidarsi o non fidarsi? È stato solo un sogno o c’è qualche cosa di più? Questa parola notturna sarà veramente una parola di Dio o semplicemente una proiezione del mio subconscio? È quello che ci chiederemmo tutti di noi di fronte ad un evento di questo genere. Giuseppe si fidò, credette come aveva fatto Abramo: “sperò contro ogni speranza” … e prese con sé la sua sposa.

È molto importante per Matteo questo verbo “prendere con sé”, lo ripete parecchie volte. Lo usa in quest’occasione, poi di nuovo lo ripete nel capitolo seguente quando un angelo in sogno dirà: “Prendi con te la madre e il bambino e fuggi in Egitto” (Lc 2,13). Un altro sogno, un’altra rivelazione e un altro atto di fede di Giuseppe. Nuovamente, anni più tardi succede lo stesso e riceve un messaggio simile dall’angelo: “Prendi con te la madre e il bambino e va alla terra di Israele” (Lc 2,21). Giuseppe sempre obbedisce con fede alla voce dell’angelo.

Così Giuseppe è un modello esemplare di discepolo obbediente. Con il suo fare, non con le sue parole come ci insegna San Giacomo (Gc 2,18) vive la sua fede in Dio. Forse per questo Santa Teresa di Gesù lo ha scelto come maestro di preghiera “Chi non trovi maestro di preghiera si affidi a questo glorioso santo e non sbaglierà strada (V 6,8). San Giuseppe come immagine di vero carmelitano meditava notte e giorno la legge del Signore vivendo in continuo contatto con Lui e sempre disponibile al suo servizio.

La fede di Giuseppe, come la fede di Abramo, fa nascere il nuovo popolo dei cristiani; a noi è offerto questo modello di discepolo credente, che si fida e si mette nelle mani di Dio in fede.

 

Articolo a cura di Padre Arturo Beltrán ocd