Teresa di Gesù, donna di fuoco

Teresa di Gesù, o d’Avila, al secolo Teresa Sánchez de Cepeda Dávila y Ahumada (Avila, 28 marzo 1515 – Alba de Tormes, 15 ottobre 1582), è stata definita, dopo la Vergine Maria, la più donna tra le sante e la più santa tra le donne. E’ una santa attuale. Attualissima, perché paradigma esemplare per gli uomini di tutti i tempi, anche se la sua epoca è quella – lontana, per quanto vivace – del Rinascimento.  A mantenerla vicina alla sensibilità dei nostri giorni concorrono tre elementi fondamentali.  È stata una mistica – ed è questo il primo elemento – dedita alla preghiera ma altresì attenta alla vita che scorreva fuori dal suo monastero al punto da essere una delle artefici delle riforma della Chiesa; non ebbe una particolare formazione ma elaborò un pensiero profondo e apprezzato tanto da essere proclamata “dottore della Chiesa” e maestra di vita spirituale Per lei la preghiera è vita e si sviluppa gradualmente di pari passo con la crescita della vita cristiana: comincia con la preghiera vocale, passa per l’interiorizzazione attraverso la meditazione e il raccoglimento, fino a giungere all’unione d’amore con Cristo e con la Santissima Trinità.

Un secondo fattore che la rende attuale è quello di aver posto  l’umanità di Cristo al centro della sua vita; per lei la vita cristiana è relazione personale con Gesù, che culmina nell’unione con Lui per grazia, per amore e per imitazione. Da ciò l’importanza che ella attribuisce alla meditazione della Passione e all’Eucaristia, come presenza di Cristo, nella Chiesa, per la vita di ogni credente e come cuore della liturgia. Santa Teresa vive un amore incondizionato alla Chiesa. Riforma l’Ordine carmelitano con l’intenzione di meglio servire e meglio difendere la Chiesa, tanto da essere disposta a dare la vita per essa.

Un terzo ed ultimo aspetto essenziale della dottrina teresiana è la democratizzazione della perfezione, come aspirazione di ogni cristiano e meta finale della stessa e come vocazione universale alla santità. Alla fine del percorso del Castello interiore, nell’ultima “stanza” Teresa descrive la pienezza della vita cristiana, realizzata nell’unione a Cristo attraverso il mistero della sua umanità.

Di qui l’attualità di questa Teresa, che nella società odierna, spesso carente di valori spirituali, insegna ad essere testimoni instancabili di Dio, della sua presenza e della sua azione; ci insegna, altresì,  a sentire realmente questa sete di Dio che abita nella profondità del nostro cuore, questo desiderio di vedere Dio, di cercare Dio, di essere in colloquio con Lui e di essere suoi amici. Questa è l’amicizia che è necessaria per noi tutti e che dobbiamo cercare, giorno per giorno, di nuovo. L’esempio di questa santa, profondamente contemplativa ed efficacemente operosa, spinge anche noi a dedicare ogni giorno il giusto tempo alla preghiera, a questa apertura verso Dio, a questo cammino per cercare Dio, per vederlo, per trovare la sua amicizia e così la vera vita, a vivere come lei la divina follia.

Il cammino dell’orazione, però, non è un cammino solitario. «Sono persuasa che, se con la grazia di Dio il principiante si sforza di arrivare alla vetta della perfezione, entrerà in cielo non già da solo, ma portandosi dietro molta gente, come buon capitano a cui Dio abbia affidato un forte esercito» (Vita 11, 4), tra le tante difficoltà morali, sociali, ecclesiali, in un tempo storico segnato dal guazzabuglio di poter, corruzione e caos morale che attraversava la Spagna del Seicento. Eresie, scismi e guerre affliggevano la Chiesa in Europa. Fame, pestilenze, ignoranza e per di più i danni procurati dai luterani: «Iin questo tempo mi giunse notizia dei danni e delle stragi che avevano fatto in Francia i luterani e di quanto andasse aumentando questa malaugurata setta. Ne provai gran dolore e, come se io potessi o fossi qualcosa, piangevo con il Signore e lo supplicavo di porre rimedio a tanto male. Mi sembrava che avrei dato mille volte la vita pur di salvare anche una sola di queste anime […. Ma, essendo donna e imperfetta, mi vedevo impossibilitata a realizzare ciò che avrei voluto per la gloria di Dio. Il mio grande desiderio era, ed è tuttora, che, dato che Egli ha tanti nemici e così pochi amici, questi almeno gli fossero devoti. Mi decisi dunque di fare quel poco che dipendeva da me: seguire i consigli evangelici con tutta la perfezione possibile e indurre a questo impegno le religiose di questo monastero […]. Tutto il mondo è in fiamme; gli empi, per così dire, anelano di condannare ancora Gesù Cristo, sollevano contro di Lui un’infinità di calunnie e si adoprano in mille modi per distruggere la sua Chiesa. No, sorelle mie, non è questo il tempo da sciupare in domande di così poca importanza ! […] Vi supplico per quello che siete, o mio Dio, di aver pietà delle molte anime che si perdono e di proteggere la vostra Chiesa. […] Dissipate le tenebre che ci avvolgono! […]  Il giorno in cui le vostre orazioni, le discipline, i desideri e i digiuni vostri non fossero per ciò che vi ho detto, non raggiungereste – sappiatelo – il fine per cui il Signore vi ha qui raccolte» (Cammino di perfezione 1,2.5 e 3,9-10). Per questo motivo la vita di orazione di Teresa è marcatamente apostolica. L’intimità con Dio, lontana dal favorire l’egoismo, orienta chi prega verso gli altri e fa di lui un apostolo per eccellenza, abbracciando nello stesso amore Dio e i fratelli. Teresa aveva compreso quanto il mondo avesse bisogno di apostoli e contemplativi, per questo elabora un modulo di vita rigorosamente evangelica, praticando strettamente la povertà, la semplicità, il distacco, nella solitudine e nella preghiera, in condizione fraterna. La santa di Avila aveva, infatti, intuito che alle immense sfide del suo tempo: la spaccatura della cristianità dovuta alla Riforma protestante, la scoperta del Nuovo Mondo, tutto ancora da evangelizzare. poteva rispondere davvero efficacemente donandosi tutta a Dio e raggiungendo così, in Lui, tutti i fratelli bisognosi.

Ed è qui che si colloca la grande intuizione di Teresa: la sua intima amicizia con Dio, il suo cammino di santità, in Cristo diventa invisibile sorgente di grazia per tutte le anime. In lei c’è una disposizione di fondo che la conduce sempre più lontano nel suo slancio per “vedere Dio”, per conoscerlo così com’è. È il desiderio di Assoluto che sfocia nel dono completo di se stessa tra le mani del Signore. In questo, si ricongiunge al desiderio di assoluto e di perfezione di molti giovani d’oggi. Confidando solo nel suo amato Gesù, Teresa seppe affrontare il mondo senza mezze misure, senza compromessi. Tutta dedita alla causa di Dio, a quella della Chiesa, andò fino alla fine delle sue realizzazioni; la sua opera esaltò, come Maria, la potenza di Dio di fronte a un mondo che già cominciava ad esaltare solo l’uomo.

Teresa era, tuttavia, convinta che il mondo in cui viveva non era un mondo che stava morendo ma che stava nascendo un mondo nuovo, tant’è che alla fine del “viaggio” della sua vita ci prende per mano e  ci conduce in un viaggio dell’interiorità, della libertà, della relazione e del cuore innamorato. Su questa frontiera ogni esistenza diviene esperienza mistica e nasce la poesia, perché l’amore non ha più parole per potersi dire ed ha bisogno di contrarle fino a farle diventare simboli, dove vita e morte si incontrano, come in un duello: “Vivo, ma non vivo in me”, estasi infinita che osa sforare fino al desiderio di morire: “Muoio perché non muoio”, ma solo perché possa compiersi del tutto il matrimonio mistico –l’unione – tra l’anima innamorata e Dio Amore.

Di fronte all’ennesima riproposizione del divieto paolino fatto alle donne di parlare in assemblea (Mulieres in Ecclesiis taceant1Cor 14,34), nel tentativo di ridurre la Santa alla più stretta clausura, «la vediamo [invece] apparire davanti a noi, come donna eccezionale, come religiosa, che, tutta velata di umiltà, di penitenza e di semplicità, irradia intorno a sé la fiamma della sua vitalità umana e della sua vivacità spirituale, e poi come riformatrice e fondatrice del Carmelo

Teresa, aveva ben presente che il suo era un punto di vista femminile in contrapposizione alla cultura patriarcale dominante nella quale ella rivendicò quel “partire da sé” nella sua scoperta del centro dell’anima, del “castello interiore”, come dimora di Dio: «Signore dell’anima mia, tu, quando pellegrinavi quaggiù sulla terra non disprezzasti le donne, ma anzi le favoristi sempre con molta benevolenza e trovasti in loro tanto amore persino maggior fede che negli uomini. Nel mondo le onoravi. Possibile che non riusciamo a fare qualcosa di valido per te in pubblico, che non osiamo dire apertamente alcune verità, che piangiamo in segreto, che tu non debba esaudirci quando ti rivolgiamo una richiesta così giusta? Io non lo credo, Signore, perché faccio affidamento sulla tua bontà e giustizia. (So che sei un giudice giusto e non fai come i giudici del mondo, per i quali, essendo figli di Adamo e in definitiva tutti uomini, non esiste virtù di donna che non ritengano sospetta). O mio Re, dovrà pur venire il giorno in cui tutti si conoscono per quel che valgono. Non parlo per me, poiché il mondo conosce la mia miseria. Vedo, però, profilarsi dei tempi in cui non esiste più motivo per disprezzare anime virtuose e forti per il solo fatto che sono donne» (Cammino di perfezione – Escorial, 4,1). Così scrisse profeticamente nel Cinquecento, queste parole una donna eccezionale, qual era Teresa di Gesù nonostante le dure opposizioni e il giudizio del nunzio pontificio Filippo Sega «una donna disobbediente e vagabonda che va contro gli ordini del Concilio di Trento che, sotto il titolo di devozione, inventava male dottrine, andando fuori di clausura contro l’ordine del concilio tridentino e dei prelati, insegnando come maestra contro quello che san Paolo ha raccomandato ordinando alle donne di non insegnare».

Teresa, donna eccezionale, indubbiamente, una spagnola dal sangue bollente, s’inserisce a pieno titolo nella storia della Spagna e nella storia dell’umanità. Ella quindi, per rispondere alla chiamata del suo amato Gesù, abbandona un mondo travagliato e in fermento, si chiude entro le mura di un monastero carmelitano, ma porta con sé e in sé l’essenza di una Spagna ancora infuocata che dentro di lei continua a bruciare e diviene un amore ardente.

 

articolo a cura di P. Luigi di Santa Teresa (Borriello)