Nell’odierna solennità di Pentecoste, tutta la Chiesa invoca a gran voce il Dono dello Spirito Santo e si dispone alla sua azione di grazia che rende tutte le nostre comunità, le nostre famiglie e le nostre vite un cenacolo ardente di carità, perché in questo giorno l’Amore diventa il respiro vitale del cristiano, entrando come un vento gagliardo (cf. At 1,2) e investendo e riempiendo i luoghi esistenziali dell’umano.
Stiamo parlando di un Amore impetuoso e forte come il fuoco, di cui gli apostoli – riuniti insieme a Maria in preghiera – fanno esperienza, trasmettendo al mondo intero quanto hanno ricevuto e vissuto in quel giorno di Pentecoste: è la nascita della Chiesa, è la rinascita del mondo intero. Con lo Spirito Santo nulla sarà più come prima.
Lo aveva capito san Giovanni della Croce, che nella spiritualità carmelitana figura tra coloro che danno un consistente risalto alla persona e all’azione dello Spirito Santo nella vita dell’uomo; il dottore mistico, nelle sue opere, si serve di diversi simboli e similitudini per descrivere l’opera dello Spirito nell’anima umana, e tra questi figurano proprio il vento e il fuoco, di biblica memoria.
Per il primo simbolo il dottore mistico adotta l’immagine dell’austro, un vento piacevole che porta pioggia, fa sbocciare i fiori e spandere i loro profumi: è lo Spirito Santo, Colui che “suscita gli amori” (C 17,4) e che rende possibile la relazione amorosa e filiale dell’uomo con Dio, che profuma l’esistenza umana, vince il freddo dell’inverno e fa intravedere la primavera nel cuore. Cosa succede quanto questo vento divino investe l’anima umana? “L’accarezza, la ravviva, ne risveglia la volontà, conduce all’amore di Dio i suoi affetti, che erano sopiti» (Ibid.). Se negli Atti leggiamo che lo Spirito “riempì tutta la casa dove si trovavano” (At 1,2), Giovanni della Croce aggiunge che Egli riempie anche il cuore dell’uomo e lo inabita, lo trasforma, lo eleva e lo rende simile al cuore di Dio nella carità.
Lo Spirito Santo infatti sta dalla parte dell’uomo e del suo progresso, e per questo Egli è definibile come “l’agente principale, la guida e il movente delle anime” (F 3,46), colui che si prende amorevolmente cura di ogni creatura umana, preoccupandosi della sua maturazione e della sua crescita: “Lo Spirito Santo […] parlando con il Padre e il Figlio, nel Cantico disse: che faremo a nostra sorella il giorno che dovrà uscire in pubblico e a parlare, poiché è piccola e non le sono ancora spuntati i seni? Se è un muro, edifichiamo su di esso forze e difese d’argento; se è porta, fortifichiamola con tavole di cedro; intendendo qui per forze e difese d’argento le virtù forti ed eroiche avvolte nella fede, rappresentate dall’argento” (C 20,2). Il carattere materno dello Spirito è qui qualificato – da san Giovanni della Croce – dalla Sua apprensione di vedere adulta la sua creatura, non più timida e indecisa, ma coraggiosa e matura, colma dello Spirito di fortezza. E’ lo Spirito che si manifesta come Amore vero e concreto, e che rivela se stesso conducendo l’uomo all’unione con Dio in Cristo, perché è Cristo Colui che cattura da sempre il Suo sguardo divino; è Cristo l’oggetto della sua memoria visiva, per cui Egli che “scruta le profondità divine” (1Cor 2,9), non può che parlare all’uomo di Lui e a Lui condurre.
Anche per san Giovanni della Croce infatti, questa fiamma d’amor viva è “lo Spirito del suo Sposo” (F 1,3), cioè di Cristo, perché tutto ciò che lo Spirito compie è in vista del Figlio e del Padre, per cui Egli eleva tutto l’uomo e lo conduce sempre più in alto, riscattandolo da tutte le attrattive terrene che lo vorrebbero imprigionato e proteso verso ciò che non è Dio.
Giovanni oggi ci dice che lo Spirito non si accontenta di inabitare nei nostri cuori per essere una presenza muta e statica; Egli al contrario ha molto da dire alla nostra vita, perché è inviato per ricordare all’uomo gli insegnamenti di Gesù (cf. Gv 14,26), annunciare le cose future e guidare alla verità tutta intera (cf. Gv 16,13): se c’è qualcuno che non è mai domo è proprio lo Spirito Santo, Amore che muove ogni cosa.
Con il suo sguardo che scruta le profondità di Dio, Egli si oppone alla superficialità imperante di questo mondo, agli sguardi fugaci dell’umanità e alle illusioni passeggere del cuore dell’uomo, per cui entra anche nel più profondo centro dell’anima, penetrandola come una fiamma viva: “l’anima Lo sente dentro di sé come fuoco che non solo la consuma e la trasforma in soave amore, ma anche come fuoco che arde in lei e divampa” (F 1,3). E’ lo stesso fuoco divino che a Pentecoste, secondo san Giovanni della Croce, accese i discepoli d’amore e li fece bruciare interiormente d’amore (Cf. F 2,3): esso è come un “cauterio soave” (F 2) che tocca e brucia l’anima con una forza tale da ardere più di tutte le fiamme di questo mondo.
E’ questa bellissima verità che oggi ci deve far riflettere: è infatti a partire da questo continuo ardere d’amore da parte del cristiano – che vive nella volontà di Dio – che ciascuno di noi può rinascere, che la Chiesa può essere rinnovata e il mondo può essere trasformato. San Giovanni della Croce, attraverso il suo insegnamento, ci ricorda che il cristiano non è tale se non ama: “in fondo, siamo stati creati per questo fine d’amore” (C 29,3) dice il santo, e il fatto stesso che la Chiesa sia stata costituita a Pentecoste e che i discepoli abbiano ricevuto lo Spirito Santo mentre erano tutti insieme e nello stesso luogo, testimonia che solo l’amore – per Dio e per gli altri – che si esprime nella comunione di intenti e nell’unità, può fondare qualcosa di autentico e duraturo: non solo riuniti in uno spazio ma anche uniti nel cuore.
Ed è a partire da questa esperienza di trasformazione e di rinnovamento interiore e di unità con i nostri fratelli e le nostre sorelle nella fede che può scaturire il nostro annuncio, perché in questo modo non testimonieremo più noi stessi ma ci faremo portatori del grande amore che Dio ha riversato in noi mediante il suo Spirito (Cf. Rm 5,5). Invocare lo Spirito Santo quindi significa desiderare di diventare anche noi fiamme vive d’amore che illuminano il mondo e accendono le speranze di ogni uomo, annunciando a tutti che Cristo è morto e risorto e che non c’è più niente da temere: abbiamo un Avvocato Consolatore che non ci lascia mai soli, che prende le nostre difese, che ci riveste di fede, speranza e amore, rendendoci, agli occhi del Padre, dei figli di cui compiacersi, e disponendoci all’unione piena con Dio, per trasformare ogni nuovo giorno in un giorno nuovo.
Invochiamo quindi la presenza e l’azione dello Spirito Santo perché rinnovi la faccia della terra e si effonda con potenza su ciascuno di noi e soprattutto sui poveri bisognosi, che vedono la loro terra arida e assetata dell’acqua viva, che è Lui stesso: acqua, fuoco, vento, olio; sono alcuni tra gli elementi più importanti per l’esistenza dell’uomo. Questi simboli attribuiti alla persona dello Spirito Santo ci ricordano che è Lui il vero indispensabile nella vita della Chiesa e del mondo, lo Spirito d’Amore che unisce il Padre e il Figlio e noi in dipendenza di loro: perché siamo tutti una cosa sola..
Articolo a cura di Fra Andrea della Croce, Ocd