Domenica 28 Aprile, durante la Messa presieduta da Mons. Satriano, la nostra comunità carmelitana di Bari, come tutta la nostra Provincia di Napoli, in unione alla Chiesa locale e universale, ha gioito del dono del sacerdozio trasmesso per le mani di Mons. Satriano a Fra Vincenzo Vincenzini e Fra Aristotle Arceo. Sono diventati sacerdoti, sacerdoti carmelitani, sacerdoti per sempre.
Loro, che sono stati presi dal popolo di Dio quasi come tratti dalla costola della Chiesa stessa, ora vivranno per quello stesso popolo, come i figli che nascono dalla propria madre e poi quando crescono si prendono cura di lei.
“Prendersi cura” è proprio la cifra ecclesiale e pastorale con la quale leggere il ministero affidato ai nostri confratelli.
Significa assumere una nuova postura della vita, significa in qualche modo “diventare grandi”, significa diventare “Padri”, generare nella fede e nella carità tante anime ed aiutarle a crescere nella speranza, prendendole per mano e conducendole a toccare con il proprio dito il costato di Cristo, perché nessuno rimanga incredulo ma diventi credente.
È un dono fondato sulla fragilità, perché come Gesù Cristo, il nostro Sommo Sacerdote, che – come ricorda la Lettera agli Ebrei – può compatire le nostre infermità perché le ha portate su di sè, così ogni sacerdote può incontrare il popolo di Dio sul terreno comune della debolezza e della fragilità, perché l’ha sperimentata e la sperimenta lui per primo.
Le mani consacrate di Fra Vincenzo e Fra Aristotle, hanno profumato di grazia la numerosa assemblea riunita presso la nostra Chiesa Parrocchiale, e ci hanno ricordato che il ministero sacerdotale passa necessariamente attraverso le parole e le mani di ogni ordinato, chiamato a prendere in mano ogni giorno il Corpo di Gesù e il Calice del suo Sangue, ma ci ricordano anche che ci sono altre mani che hanno reso possibile la consacrazione di questi nostri fratelli, come di tanti sacerdoti: non sono solo quelle del Vescovo e degli altri presbíteri, che le impongono sul capo dei candidati, ma sono anche le mani dei propri genitori, che hanno offerto al Signore i propri figli, a imitazione della Vergine Maria e di San Giuseppe che presentarono Gesù al Tempio.
Ogni vocazione deve qualcosa a quelle mani e nessun sacerdote potrà mai dimenticarle senza commuoversi per un momento.
A voi, Padre Vincenzo e Padre Aris, l’augurio che possiate essere un tutt’uno con ciò che celebrate, un tutt’uno con Gesù Cristo.
Grazie per il vostro sí, grazie per ogni volta che farete dire a Gesù attraverso di voi: “Questo è il Mio Corpo” e “Questo è il mio Sangue”.
Siate uomini eucaristici, uomini che si spezzano ogni giorno per gli altri.
Raccontateci com’è, come si fa, come si è sacerdoti, diteci cosa accade nel cuore, e quand’anche non riusciate a dirlo a parole, lo capiremmo perché è un dono grande, ma in quel caso raccontatelo con la vostra vita.
Fate sí che noi stessi vi chiediamo di farci sentire la fragranza di questo dono.
Auguri carissimi confratelli. Siate altri Cristi. Siatelo sempre, perché siete sacerdoti per sempre.
Fra Andrea della Croce