In un giorno del marzo 1920, nel Monastero di Bari intitolato a San Giuseppe, una novizia Carmelitana Scalza si stava accingendo ad entrare in ritiro per prepararsi, nel silenzio e nella solitudine, alla Professione dei voti perpetui. Ma la Madre Priora la distolse dalla sua santa impazienza e le chiese di raggiungerla in parlatorio: Suor Anna di Gesù obbedì prontamente e si trovò davanti, al di là della grata, due ragazze che – le fu detto – a breve sarebbero entrate a far parte di quella Comunità. Suo compito, spiegò la Madre presentandogliele, era pregare per loro. La giovane suora le guardò con più attenzione: lì per lì la attirò il bel visetto di Chiara e la sua eleganza. Ma poi incrociò gli occhi profondi di Teodora, minuta e poco
appariscente, che la guardavano con una particolare intensità: e certo sentì qualcosa nell’anima, dato che quello sguardo non la lascerà più, al punto che anni dopo ancora ne parlerà.
La Priora non si rese conto di aver compiuto un gesto profetico: aveva appena presentato una futura Beata (la diciannovenne Teodora) a colei che, a sua volta eletta Priora, si sarebbe adoperata con zelo per avviare e accompagnare le prime tappe della sua causa di Beatificazione. In quello sguardo che, per pochi attimi, aveva attraversato la fitta grata della clausura, si era concentrata una storia importante che avrebbe segnato non solo le due protagoniste, ma l’intera Comunità del Monastero e la vita di tante altre persone che quel giorno non erano ancora nate. Continue reading